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Sexbot. Rivoluzione in chiave cyber del giocattolo sessuale per eccellenza

Probabilmente l’industria dei sex toys è una delle più fiorenti nel panorama economico mondiale. Sempre più alta è la richiesta di giocattoli sessuali che vanno dai semplici stimolatori a veri e propri esseri umani in silicone, simbolo, forse, di una società sempre più alienata e tecno-dipendente. L’emblema della perversione del terzo millennio e di una sessualità vissuta in maniera non sana e soprattutto deviata, è un’azienda giapponese, la Trottle, che negli ultimi tempi si sta specializzando nella produzione di bambole gonfiabili con sembianze di bambini.

Ma la rivoluzione cyber è alle porte e le bambole gonfiabili del terzo millennio saranno più vicine ai robot tanto sognati dai nerd degli anni ’80 e protagonisti di tanti film di genere, androidi pronti a soddisfare qualunque desiderio. Ciò che rende speciali questi giocattoli tecnologici è il fatto che sarà possibile per l’utente collegarsi direttamente con la bambola tramite un’ app, e da lì scegliere il carattere della propria cyber-fidanzata. Si potrà scegliere una donna stupida, intelligente, timida o espansiva. Il cervello delle androidi sarà completamente all’interno dello smartphone e sarà possibile modificarlo in ogni momento, a seconda delle necessità. Poi saranno i bit del computer a fare tutto il resto e venire incontro alle esigenze del cliente.

Sezione di un Sexbot

Sezione di un Sexbot

Secondo alcuni studiosi di robotica, la diffusione dei sexbot è più vicina di quanto si pensi. Per altri, invece, se ne parlerà non prima di 20-30 anni. In ogni caso le problematiche che tutto ciò solleva sono reali e non virtuali e il Massachusetts Institute of Technology (MIT) se ne è occupato durante un simposio di Forbidden Research, soprattutto in merito alla relazione tra sex toys e pedofilia. In alcune nazioni questi robot adolescenti sono vietati, per esempio in Canada dove un uomo nel 2013 è stato arrestato per aver ordinato una delle bambole dell’azienda giapponese di cui sopra, considerata pornografia infantile secondo le leggi canadesi. In Australia dal 2013 ne sono state bloccate 18 in dogana e 60 mila persone hanno firmato una petizione per renderle fuorilegge.

Tralasciando le implicazioni etiche e di natura sociale che possono derivare dalle sembianza di questi sexbot, il giocattolo sessuale del futuro, quindi, sarà una bambola gonfiabile da programmare con un’app. Si potrà decidere la personalità e la voce della donna robot e godere di servizi sempre più personalizzati e realistici grazie al supporto della realtà virtuale. A svelarlo è un documentario della BBC intitolato The Virtual Reality Virgin, che ha investigato sulle future interazioni tra il porno e l’industria del sesso con la realtà virtuale, in procinto di arrivare nelle case di tutti, soprattutto grazie ad Oculus che comincerà la distribuzione dei propri visori tra meno di un mese. L’esperimento più bizzarro è stato creato da Matt McMullen, cinquantenne britannico, costruttore storico di bambole gonfiabili ma che ha intravisto nella terza dimensione il possibile business del futuro.

Ma la tecnologia non conosce limiti e confini e se pensiamo alla diffusione di visori 3D e di software che permettono alla realtà virtuale di apparire sempre più reale, le bambole gonfiabili (così come siamo abituati a conoscerle, appartengono già a un passato che si sta inesorabilmente cancellando. Sostituite da robot dal comportamento e dall’aspetto sempre più umano, anche sotto il profilo sessuale. Emblematica è a tal proposito la campagna contro i robot sessuali, guidata dalla dottoressa Kathleen Richardson della De Montfort University di Leicester, per sensibilizzare sui problemi etici e morali che comporta la diffusione e l’utilizzo dei sexbot. Problematiche che sono già sorte in alcuni film e romanzi come Her di Spike Jonze e A. I. di Spielberg. «Anche se esistono sexbot dalle sembianze maschili, la grande maggioranza sono femminili e la loro diffusione contribuisce a far percepire le donne come “oggetti” e a “disumanizzarle”», spiega Richardson. Il sesso e la pornografia 3D s

pris

Pris, l’androide del film Blade Runner

ono un mercato in rapidissima espansione, e ciò che sembrava pura fantascienza sta diventando paurosamente la realtà.

È questa l’ennesima rivoluzione sessuale fatta di silicone, circuiti e input informatici, d’altronde anche questo fa parte dello sdoganamento dei più tradizionali tabù legati alla sesso e alla sessualità. Ma pensare che è in corso una vera e propria sostituzione dei rapporti umani con bit e circuiti fa immaginare uno scenario ben descritto da Philip K. Dick in Ma gli Androidi Sognano Pecore Elettriche?, romanzo che fu di ispirazione al film cyber-punk Blade Runner, “Sembrava adesso più calma, ma si percepiva ancora una disperata tensione dentro di lei. Eppure, quel suo fuoco interiore, così oscuro e profondo, si era dileguato, la sua forza vitale era svanita, come aveva già visto in tanti altri androidi. La classica rassegnazione, una accettazione puramente meccanica e razionale di ciò che un organismo autentico, con due miliardi di anni di evoluzione e d’istinto di conservazione, non avrebbe mai potuto sopportare”.

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