ATTUALITÀ

NELLA RETE DEL DEEP WEB

Internet pervade sempre di più le nostre vite: la messaggistica, le nostre email, il nostro lavoro così come i nostri incontri e i nostri scambi di opinioni, si svolgono e ruotano attorno alla rete. Così, tutto ciò che connota la nostra vita quotidiana, finisce col passare per quell’insieme di codici ed informazioni che è Internet. Ma quel mare immenso di informazioni e dati, è davvero il solo mare esistente? All’apparenza, la risposta potrebbe sembrare si. Ma osservando meglio ci si può facilmente rendere conto di cosa, proprio sotto la superficie visibile di Internet, si nasconda.
Ciò che noi vediamo dalla nostra piccola parte di schermo infatti, non è che una piccola fetta di un mare che si estende, non soltanto oltre i nostri occhi ed oltre l’orizzonte visibile dello schermo ma anche, proprio come un vero mare, al di sotto di quella superficie fluida nella quale noi stessi nuotiamo.

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E per comprendere cosa si nasconde a quelle profondità, proprio il parallelismo con il mare può risultare molto utile, così come utile è intanto comprendere che, nelle profondità della rete, si nascondono, proprio come in mare, creature ben diverse da quelle decisamente più mansuete che si trovano in superficie. Volendo essere più precisi, le cose stanno più o meno cosi: in superficie abbiamo la rete visibile, anche detta “surface web” (per l’appunto, la rete superficiale) con i suoi controllati motori di ricerca ed i vari siti che comunemente usiamo. Questo, è’ il mare che navighiamo ogni giorno, fatto di creature che conosciamo fin troppo bene: Ebay, amazon, facebook e qualsiasi altro sito visibile lo troviamo qui, nella rete superficiale. Ciascuno con le sue caratteristiche e la sua tana. Ciascuno come una delle tante creature del mare.

Ma al di sotto di questa rete superficiale, se ne nasconde un’altra che, purtroppo, proprio negli ultimi mesi è salita agli onori delle cronache perché utilizzata dai terroristi per pianificare le proprie strategie o semplicemente per coagularsi, all’ombra di qualsiasi controllo possibile.

Ecco allora che, immergendoci ancora di più ed abbandonando l’habitat superficiale della rete, incontriamo il “deep web”, luogo oscuro popolato di creature ben più spaventose. Un habitat fuori da ogni controllo e completamente diverso da quello di superficie, in quanto interamente sommerso e non raggiungibile dagli ordinari motori di ricerca. Ed è questa sua oscurità, perlomeno apparente, che lo ha reso il luogo perfetto per il proliferare di attività delittuose e criminose. Ma questo luogo così particolare, in cui proliferano traffici di ogni genere, propaganda integralista e contenuti di chiara illegalità, non nasce però immediatamente con finalità negative, ma come molte cose della tecnologia, nasce per motivi militari e soprattutto con finalità benevole.

Essenzialmente, in origine, si trattava di una rete utilizzata dalle forze militari per comunicare tra loro e scambiare dati relativi alle varie missioni sul campo che, proprio per la delicatezza delle operazioni, non poteva che essere segreta.

Ben presto però, il deep web è divenuto terreno ideale per il proliferare di illegalità di vario genere: dalla semplice diffusione di dati protetti da copyright fino al commercio illegale, dallo scambio di informazioni all’hacking più profondo e complesso. Questo anche perché la navigazione a queste profondità è essenzialmente segreta e ciò garantisce, specie ai male intenzionati, una discreta tranquillità nelle proprie operazioni criminose. Suona inquietante, vero?

Ma tecnicamente, il deep web, non è solo un covo di trafficanti e criminali di vario genere. Più banalmente, esso potrebbe essere definito come l’insieme di tutti quei siti che restano fuori dalle “reti di pesca” dei motori di ricerca, vuoi per scelta di questi ultimi vuoi perché tali motori di ricerca non riescono ad indicizzare tutto ciò che esiste in rete.

L'Internet censito dalle reti dei motori di ricerca, è pari al solo 4% dell'intera Rete esistente

L’Internet censito dalle reti dei motori di ricerca, è pari al solo 4% dell’intera Rete esistente

Per capire di cosa parliamo e comprendere la mole di informazioni che un motore di ricerca deve scandagliare e immagazzinare, basti pensare che, se gli indirizzi internet totali si aggirano attorno ai 500 miliardi e di questi solo il 6% è parte della rete superficiale, il restante 94% non è censito e va dunque a formare l’insieme del deep web. Non solo un luogo oscuro e macabro quindi, magari accattivante amanti del noir e semplici curiosi, ma un immenso contenitore in cui si nasconde, nel bene o nel male, praticamente qualsiasi cosa. Così, può far sorridere notare che, tra i tanti mercati illegali che compongono il deep web, vi siano però anche comunità di scambio libri o che tra le tante pagine, ce ne sia ad esempio una riconducibile al Washinton Post, situata nel deep web al fine di scovare eventuali scoop o anche semplice confidenze fatte da persone che non possono o non vogliono esporsi in superficie. Insomma, come molte cose di Internet ed aiutata anche dal clamore mediatico e dall’aura noir che fa sempre molta presa sull’internauta medio in costante tensione tra la voglia di scoprire e un bel po’ di sana ingenuità, anche la storia del deep web è un buon misto di leggenda e verità.

Se infatti è vero da un lato che, a quelle profondità, la navigazione è sepolta a sguardi indiscreti grazie alla invisibilità ai motori di ricerca, un po’ leggendaria pare la storia di una navigazione incontrovertibilmente anonima. La polizia postale infatti (ente omologo alla guardia costiera nel grande mare di internet), è attiva sia nello studio del fenomeno che nella repressione dei tanti crimini che purtroppo vengono a perpetrarsi in tale sede. E sebbene sia molto difficile stanare i tanti utenti che approfittano per gli scopi più vari delle possibilità di queste profondità, il fenomeno è monitorato e tenuto sotto osservazione. Ciò assume evidentemente una particolare importanza soprattutto nella lotta al terrorismo prima ancora che ai commerci illegali, considerata la forte propensione dei jihadisti a far uso anche in modo sagace degli strumenti della rete e l’elevato rischio connesso alla velocità con la quale vengono così trasmesse grosse moli di informazioni. Segno evidente, di una guerra che non si combatte più solo negli avamposti di trincea o nei cieli sopra le nostre città, con le classiche armi e le cartine strategiche e che, seppure porta con sé all’ orizzonte attentati feroci e nere nubi di guerre già conosciute all’umanità, sembra aver gia realizzato quantomeno un ulteriore passo avanti della storia. Un conflitto totale, che sembra essere fisico ed insieme virtuale, dove non basta l’esercito più forte e dove serve non sottovalutare alcuna delle possibilità lasciate al nemico. Se anche nessuno ci avesse mai pensato e se pure qualche fervido sceneggiatore di grande talento avesse provato a tracciare i confini di questa ulteriore frontiera, siamo certi che la realtà stia di gran lunga, in occasione di questo ennesimo conflitto “quasi mondiale”, superando tutto questo.

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Copyright Immagine di Copertina: http://www.deepwebsiteslinks.com/wp-content/uploads/2016/05/Deep-web.jpg

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