ATTUALITÀ

L’ARTE TRAFUGATA CHE FINANZIA IL TERRORISMO

 

Si è soliti pensare all’Isis come  un’organizzazione terroristica  criminale che semina terrore e morte in Europa e nel mondo.

L’Isis non è solo la rappresentazione di una guerra contro la Siria o l’Iraq  ma è in primis un conflitto ideologico, nemico della storia e della cultura d’occidente.

C’è una realtà che sta emergendo ultimamente: l’Isis non si limita alla distruzione di un patrimonio storico e artistico ma lo utilizza come fonte di guadagno per la sua guerra. Reperti archeologici trafugati e opere d’arte dal valore inestimabile sono i protagonisti di un traffico che ha visto, negli ultimi anni, una crescita senza precedenti.

Il movente? L’acquisto di armi.

Secondo recenti statistiche si stima che il traffico di opere d’arte renda, oggi, più del traffico di droga.

Fabio Isman, giornalista italiano che si occupa di politica, scandali politici, processi e terrorismo,  da circa trent’anni scrive di arte e cultura e da sei è particolarmente attento al saccheggio dell’archeologia clandestina in Italia.

In un’intervista a ‘’ La voce di New York’’ a cura di Ilaria M. P. Barzaghi ha dichiarato:

“La comunità internazionale deve fare prevenzione, cominciando con l’istituzione dei Caschi blu della Cultura, come richiesto dall’Italia”.

Ha anche aggiunto :

” Gli scavi clandestini continuano, non si sono mai fermati, così come il mercato illegale. Il mestiere del tombarolo (colui che saccheggia in scavi archeologici  per venderli nel mercato nero del collezionismo. ndr.) è una piaga endemica, forse è questo il mestiere più antico del mondo…’’

Non è facile stabilire quanto il mercato nero di opere d’arte abbia fruttato alle casse dell’Isis ma secondo le ricerche di un gruppo di archeologi internazionali, il valore degli oggetti trafugati negli ultimi tre anni ci aggira intorno ai  1.500 milioni di dollari.

È di poche settimane fa la notizia che vede l’assurda alleanza affaristica tra Isis e ‘Ndrangheta: dalla Libia alla Calabria.

Le organizzazioni criminali italiane smerciano le opere trafugate dall’Isis per il finanziamento di una guerra contro l’Europa stessa. Un paradosso?

La base di smistamento dei reperti saccheggiati si trova a Gioia Tauro, una cittadina in provincia di Reggio Calabria, con il 6° porto più grande del Mediterraneo, situato vicino alla rotta oriente-occidente che si estende dallo Stretto di Gibilterra al Canale di Suez.

Proprio qui i terroristi scambierebbero merce artistica con armi utilizzati successivamente in territori di guerra.

Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano ha commentato la recente notizia:

“Abbiamo studiato il Pil dei terroristi e sappiamo che una delle componenti è il mercimonio delle opere d’arte. Su quanto scrivono i giornali sono, ovviamente, in corso attività di monitoraggio preventivo e anche di indagine laddove ci sono i presupposti. Tutto il fatturato criminale del sedicente stato islamico nasce da una serie di fattori e fra questi la vendita di opere d’arte sfuggite alla furia iconoclasta dei miliziani e’ una voce importante “.

Copyright foto copertina: http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ecco-lisis-fa-affari-trafficando-opere-darte-1211678.html

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