ATTUALITÀ

ANONYMOUS VS ISIS

Il gruppo di hacktivist Anonymous minaccia l’ISIS. Si può davvero combattere online il terrorismo?

 L’arma del nuovo millennio è Internet.

La Rete è il luogo principe della libertà di pensiero e di parola, permettendo la condivisione di una numerosa quantità di contenuti. Ciò fa del mondo virtuale un mondo schizofrenico, nel quale convergono da un lato i video virali di Youtube e dall’altro la loro controparte oscura, quei video-minaccia al giorno d’oggi amaramente fin troppo noti.

Siamo in quella che si definisce una cyber war, la guerra 2.0, senza confini geografici  che si combatte a suon di clic tra utenti che si identificano in un’ideologia e un una fede. È un concetto dai confini così sfumati che definirlo con precisione sarebbe inconcludente e inappropriato. Non è passato abbastanza tempo per permetterci di fare un passo indietro e avere la visione completa del quadro: ci siamo dentro completamente.

Per avere un’idea basterà pensare, però, alla lotta online più accesa dei nostri giorni: quella tra ISIS e Anonymous.

Anonymous è un gruppo di hacktivist (hacker e attivisti) fondato nel 2003 con l’unico scopo di battersi per questioni politiche e sociali, attraverso un “aiuto virtuale”.

Subito dopo gli attacchi di Charlie Hebdo, Anonymous ha lanciato sotto l’hashtag #OpIsis, Operazione Isis, una serie di interventi distinti che hanno lo scopo di fermare la propaganda dello Stato Islamico sui social media.

Il gruppo di hacker ha fatto conoscere il suo intento attraverso un video diffuso online e tradotto in più lingue. Nel video l’avatar con la maschera di Guy Fawkes, emblema di Anonymous, parla così: «Per difendere i nostri valori e la nostra libertà stiamo rintracciando i membri dei gruppi terroristici responsabili di questo attacco. Aspettatevi una mobilitazione totale. Questa violenza non ci deve indebolire, essa deve al contrario darci la forza di riunirci e di lottare insieme contro l’oscurantismo. Noi siamo Anonymous. Noi siamo legione. Noi non ci arrendiamo. Noi non perdoniamo. Aspettateci».

L’intenzione è chiara: bloccare gli account con cui lo Stato Islamico fa propaganda e tentare di smascherare gli esponenti dei gruppi terroristici.

Effettivamente, secondo quanto apparso sulla pagina Operation Isis, in breve tempo dalla diffusione del video sarebbero stati segnalati e rimossi quasi 6.000 account usati dallo Stato Islamico. Si tratta però di un’operazione meno semplice di quanto sembra.

Molti esperti, come J.M. Berger della Brookings Institution, sostengono che identificare e bloccare gli account sui social media sia, sì, essenziale per rispondere alla propaganda dell’ISIS, ma è allo stesso tempo un lavoro rischioso che richiede la massima attenzione.

Fabio Ghioni, ex hacker di fama internazionale, fa infatti notare come l’Intelligence e le Forze dell’ordine abbiano creato numerosi fake-account di jihadisti al fine di attirare criminali latenti: un errore da parte di Anonymous nel bloccare questi profili sarebbe altamente controproducente per chi ha l’obiettivo di smascherare i terroristi. Inoltre, sempre Ghioni osserva che l’ISIS usa il deep web, un territorio non accessibile a tutti, e dunque oscurare soltanto i social network più usati, come Facebook o Twitter, sarebbe solo la punta dell’iceberg di un universo molto più profondo e complesso.

Allora Anonymous può davvero combattere online il terrorismo?

È difficile decidere se si tratti di una battaglia persa in partenza o della soluzione migliore per lottare contro ISIS. Ciò che è certo è che si tratta di un nuovo tipo di guerra le cui armi sono pericolose perché ignote e inafferrabili, e chissà se ci ricondurranno alle origini, come predetto già da Einstein:

«Non ho idea di quali armi serviranno per combattere la terza Guerra Mondiale, ma la quarta sarà combattuta coi bastoni e con le pietre».

 

Sara Di Leo

Copyright foto:

http://www.morasta.it/

 

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