COME ARRUOLA L’ISIS?

Protagonista indiscusso delle azioni terroristiche che quasi quotidianamente flagellano il Medio Oriente e l’occidente, l’Isis annovera tra i suoi punti di forza un vasto e imprevedibile “esercito” che vanta miliziani dislocati in ogni angolo del globo.

Frutto di una campagna d’arruolamento articolata e capillare, secondo i ben informati, pare che l’Isis riesca ad arruolare, tramite i principali social network, primo tra tutti Facebook, aspiranti martiri della guerra santa in soli 15 minuti.

Ed effettivamente basta effettuare una semplice indagine per capire come il web sia un vera e proprio piazza nella quale i militanti del sedicente stato islamico individuano i soggetti più propensi a sposare la causa jihadista e pronti persino a partire alla volta della Siria pur di portare a compimento quello che pensano essere il loro destino.

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Attualmente pare che gli italiani presenti in Siria siano oltre 50 ma nei passati mesi sono stati almeno in 200 a rientrare nel Bel Paese, dopo un addestramento psicologico e militare, e pronti a svolgere servizio di reclutamento.

Per la maggior parte i convertiti alla causa islamica sarebbero per lo più giovani dai 18 ai 25 anni, avvicinatisi al Corano da poco tempo e indottrinati grazie a tecniche psicologiche e manipolative estremamente efficaci.

I foreign fighters( combattenti stranieri ndr), infatti, prima di essere reclutati attraverso il web, vengono selezionati sulla base di determinati parametri, primo tra tutti la condizione psicologica estremamente vulnerabile.

Sembrerebbe un’indebita generalizzazione segnalare gli immigrati di seconda generazione come i soggetti più fragili e propensi ad abbracciare ideali e mezzi dell’Isis, dato che il fenomeno preso in esame risulta essere molto più complesso e articolato ma, gli ultimi tragici fatti di cronaca vedono proprio nei ragazzi medio-orientali, nati e cresciuti a contatto con la cultura occidentale, i principali artefici delle stragi che negli ultimi anni hanno fatto tremare il mondo.

Tra i contenuti che vengono postati in rete e che fungono da amo per quanti, successivamente, decideranno di abbracciare la causa islamica vi sono video con esecuzioni d’infedeli e che provocano una sorta di senso di rivalsa in chi sente di essere escluso o marginalizzato dalla società occidentale.

Anche le immagini di stragi perpetrate ai danni delle popolazioni islamiche sortiscono gli stessi effetti creando nei soggetti interessati una sorta di sentimento solidaristico che ha come cardine la difesa della propria cultura d’origine.

Successivamente, sempre attraverso i social e tramite filmati brevi e d’impatto, i reclutati cercano di trasformare i protagonisti della jihad in vere e proprie icone con le quali i futuri foreign fighters si possono identificare.

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Particolarmente utili risultano essere, poi, i “motivatori”, i quali narrando con pathos le gesta degli eroi del mondo islamico presenti e passati stimolano quel processo d’identificazione utile per motivare i futuri jihadisti.

Una volta esercitato quest’indottrinamento virtuale si procede con la radicalizzazione che trasforma i simpatizzanti in vere e proprie macchine da guerra.

Facendo spesso ricorso a messaggi subliminali camuffati in videogiochi modificati come il celebre Call of Duty, video musicali e altro materiale facilmente reperibile sul web e di grande impatto, soprattutto, per i più giovani, l’Isis desensibilizza alla violenza e li trasforma in veri e propri soldati di Allah.

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Il tragico passo finale, il trasferimento in Siria o il compimento di una strage che contemplerà centinaia di morti, sono solo alcune delle conseguenze di questa macabra campagna manipolatori e che vede nelle millenario conflitto tra oriente e occidente un sorta di espediente costruito ad hoc per perpetrare quel clima di odio e violenza che ha caratterizzato storicamente il conflitto tra Islam e cultura cristiana.

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Copyright foto:

http://www.interris.it/

http://www.wired.it/

/www.sicurezzanazionale.gov.it

 

Valentina Nesi

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