CULTURA

Dieudonné e la satira al terrorismo

La strage nella redazione di Charlie Hebdo ha dimostrato ancora una volta (se mai ce ne fosse stato bisogno) come i regimi, le ideologie coercitive e il fanatismo temano come nemico supremo la risata.

La risata è sempre dissacrante, pungente, fastidiosa; soprattutto se viene usata come satira, a volte anche eccessiva, contro ogni buon gusto e buon senso.

La redazione di Charlie Hebdo, in tal modo, ha sempre dimostrato una mancanza di buon gusto e buon senso pari alla sua rinomata arguzia. È anche vero che, in un paese civile, le bravate umoristiche non dovrebbero essere punite direttamente con le fucilate. Magari una ramanzina, quella sì.

Ma si può parlare di terrorismo e riderci su senza insultare un’intera religione o un intero popolo? Sì, si può. Lo hanno dimostrato numerosi comici inglesi e americani, andando al nocciolo della vicenda terrorismo e toccando i tasti del ‘fanatismo’ e dei moventi economici e religiosi; ma lo hanno fatto anche diversi comici europei.

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Uno su tutti viene considerato da molti uno dei migliori umoristi in Europa, se non il migliore. Il suo nome è Dieudonné M’bala M’bala, è francese (originario camerunense) e nel suo paese riempie teatri e palazzetti con i suoi spettacoli.

Passato alle cronache, soprattutto in Italia, come comico satirico anti-semita e paradossalmente fascista, nazista e chi più ne ha più ne metta… in realtà Dieudonné ha sempre attaccato con la sua satira lo Stato di Israele e mai gli ebrei in quanto popolo o l’ebraismo in quanto religione. Se a volte lo ha fatto, è stato per un eccessivo impeto goliardico, pari a un grillismo improvvisato esaltato dai troppi seguaci.

Dieudonné, in verità, è rappresentante di un tipo di teatro e di comicità molto affine a certa ‘stand up comedy’ anglosassone, colta e controversa, inesistente in Italia se non fosse per alcune ottime eccezioni rappresentate dai comici ormai televisivi Giorgio Montanini e Saverio Raimondo (ispirati dai predecessori americani George Carlin e Woody Allen) e dai comedians del gruppo Satiriasi di Filippo Giardina. Altre eccezioni degne di nota, in casa nostra, sono rappresentate dalla scena underground di Verona con i satiri di Comicus e dal vivaio napoletano ZTL diretto da Maurizio Capuano.

Data la nicchia ristretta di pubblico che si occupa di certo umorismo, è anche logico che Dieudonné in Italia sia passato come un terrorista sovversivo, quando invece è ben altro.

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A dimostrarlo stanno diversi pezzi comici che lo hanno portato alla ribalta, in cui l’ottimo satiro francese riesce a denudare pregiudizi e ipocrisie sul terrorismo e sull’Islam, con una leggerezza e un’ironia quasi infantili, ma al contempo ficcanti e raffinati. Inoltre, il francese è davvero attore di razza: lo si capisce dalle scenette raccontate da seduto, ricreando personaggi e dialoghi solamente con l’uso di espressioni, voci, accenti particolari o pose energiche, e arricchite dalla grande presenza scenica di un omone agile ma al contempo imponente.

Molte scene sono reperibili su Youtube, alcune addirittura sottotitolate in italiano dal sito Comedy Bay, che da anni divulga in Italia il verbo dell’umorismo internazionale. Così, dopo il monologo-capolavoro sul Cancro (in cui Dieudonné interpreta un malato terminale e tutto quello a cui va incontro), è possibile trovare uno sketch intitolato ‘Il Dream Team dell’11 settembre’, in cui l’attore interpreta un Imam intento ad organizzare l’attentato con i suoi kamikaze.

La scena è esilarante: l’Imam fa promesse impossibili ai suoi martiri (quasi fosse un politicante qualunque) e i suoi sottoposti si comportano come dei decerebrati scapestrati, una sorta di Armata Brancaleone incosciente che crede puntualmente a tutte le balle raccontate dal capo (quella delle 70 vergini su tutte).

Ma il talento di Dieudonné risalta anche di più in un altro pezzo (sempre reperibile su YouTube, questa volta in francese e con sottotitoli in inglese) che tratta dell’annosa questione del velo islamico (‘Le voile islamique’).

L’attore riesce (sempre da seduto) a ricreare nell’immaginario del pubblico una sala piena di genitori preoccupati per la vicenda di una ragazza islamica venuta a scuola con il velo. Il moderatore (probabilmente il preside) dà pian piano la parola a tutti i genitori, e Dieudonnè interpreta uno ad uno tutti i personaggi con monologhi sublimi, mettendo in evidenza le ipocrisie, le ansie e le bassezze che si celano dietro ognuno di questi genitori. Dapprima il padre musulmano della ragazza che cerca di ridimensionare l’accaduto; poi l’ebreo ricco che vuole condannare, ma non vuole passare per razzista; poi la cattolica bigotta, e infine una cinese assonata e indifferente. Il quadro che ne vien fuori rassomiglia a un Ionesco, a un Campanile, misto al più crudele Karl Kraus: tutti hanno torto e il problema rimane senza soluzione. Tutto così appare ridicolo, assurdo; e forse è proprio il problema in sé ad essere ridicolo, secondo Dieudonné, e non ci sarebbe nemmeno bisogno di parlarne.

Dieudonné riesce magistralmente a fare satira proprio di questo assurdo, di una situazione e di un tema scottante, trattandoli con tono canzonatorio e rendendoli ridicoli anche agli occhi degli stessi protagonisti.

Se una lotta del comico al terrorismo è possibile (nel suo piccolo e senza naturalmente prenderlo troppo sul serio) sta proprio nella non-lotta: la leggerezza e il distacco con cui Dieudonné ha trattato questi temi può davvero rappresentare un particolare modo ‘gentile’ con cui dissacrare ma al contempo non colpire a vuoto… su un tema in cui l’Allegria, davvero, può giocare un suo ruolo distensivo e pacificatore.

Fabio Cardetta

Riferimenti video

Dieudonné e il Dream Team: https://www.youtube.com/watch?v=mEl27wrOeVs

Diueudonné e il velo (fra): https://www.youtube.com/watch?v=R6k_uMG06_s

Dieudonné e gli USA: https://www.youtube.com/watch?v=gkEELTksYpo

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