Dino Lacanfora, il re dell’immaginario

Dino Lacanfora è stato più volte definito “scrittore geniale” sul web e sulla carta. Una volta durante un dialogo mi disse di detestare le parole “genio”, “talento” e simili, in quanto contengono una sorta di maledizione. No, non sto parlando della tara legata all’espressione di sé, al contraltare del dono, qui si parla di semantica. Se utilizziamo una determinata parola dobbiamo anche calibrarne e assumerne il peso. Essere un genio, avere talento, presuppone una promessa ancora in erba e desiderosa di sbocciare, per cui racchiude una forma di inequivocabile dannazione. Forse Dino è l’unico scrittore che conosca cui non importa nulla di entrare nei circuiti letterari. Lui vive nella sua sconfinata immaginazione, è un mondo sufficientemente ampio per abitarci senza porsi il problema del prima, del dopo e del fuori. In ogni suo romanzo proietta il lettore direttamente in un mondo altro, in un altro sé.

Foto di Riccardo Puntillo
Foto di Riccardo Puntillo

Con La Fata in calzamaglia siamo nell’orizzonte fiabesco e delirante dell’inquietante immaginazione di un bambino, sognato da due folli, abitata da oggetti vivi, fate, orchi, lacrime magiche. Un immaginario alla Lewis Carrol o L. Frank Baum, ma con l’originale tratto oscuro e gotico che lo contraddistingue. Stesso immaginario, di stampo più marcatamente bartoniano, si ritrova nelle Filastorpie, una serie di brevissimi racconti in versi su personaggi gotici e surreali, animali fantastici, bambini mostruosi. In Gino Bino Brillo siamo nello strano mondo di San Sao Cacao, un paesino di provincia di un luogo che è un altrove, dove il protagonista Gino Bino Brillo si unisce al gruppo reggae La Krikka, con l’intento di dirottarli verso lo spaccio di una grossa quantità di hashish per produrre il loro primo disco. Le cose precipitano sempre più, come in ogni grande classico pulp. Ma il tocco meraviglioso sono alcuni personaggi di una comicità esilarante, come il sindaco cocainomane Mariolino Saponetta, che prima di darsi alla politica riciclava denaro sporco, apriva ristoranti in cui si servivano gatti, e si dedicava a traffici illeciti di vario genere. Oppure il malavitoso di turno il cui nome è tutto un programma: Nicola Caverna. O il bellissimo personaggio femminile Rizla, che contiene in sé la fragilità del femmineo e la violenza di una donna votata a una vita estrema, ma pur sempre desiderosa di amore. Certo è che le vicende di questo romanzo sembrano scorrere come la pellicola di un film di Tarantino e ci catapultano senza sosta in un turbine di avvenimenti tragicomici ad alta tensione emotiva. Poi abbiamo Frankenstein Revolver, personalmente trovo sia il romanzo più assurdo e più riuscito di Lacanfora, nella sua completa originalità. Una personalissima riscrittura della Bibbia, un po’ alla Saramago, dove Giuseppe e Maria si chiamano Cornelius e Maylea: una giovane coppia di cinefili in un Paese assediato dalla dittatura. Il luogo in questione è Goldopolis: uno stato di polizia governato con pugno di ferro non tollerando nessun dissenso, il cui capo, Cujo il grande, è un originalissimo Grande Fratello di orwelliana ispirazione, dall’infanzia simile a quella di Adolf Hitler. Nella seconda parte compare il figlio della disperata coppia che fugge dalle persecuzioni di Cujo: il grande, Rufo, un particolarissimo Gesù Cristo, con la passione per il cinema e per i Revolver, sarebbe in teoria destinato a divenire capo della resistenza armata di Goldopolis. I personaggi che Rufo incontrerà nel suo viaggio sono pazzescamente surreali e lynchani e hanno ciascuno l’infanzia di un assassino seriale realmente esistito, mentre i luoghi da lui attraversati hanno il nome di pellicole splatter-horror.

Foto di Riccardo Puntillo
Foto di Riccardo Puntillo

Poi c’è l’inedito Sex & Petrol & Rock’n’Roll, che è il seguito di Gino Bino Brillo, in cui la Krikka è cresciuta divenendo la famosa band Esquelito, ormai però già in declino, il cui manager ha un’idea per la realizzazione del video per il loro nuovo singolo Sex & Petrol & Rock’n’Roll. A girarlo dovrebbe essere un famoso regista porno messicano. Come attore viene scelto uno dei loro fan numero uno, Sid Quarantino. Tutto sembra andare per il meglio, fino a che il folle mitomane Sid con uno stratagemma riesce a sequestrarli imprigionandoli all’interno di un set da lui sadicamente elaborato in precedenza. La sua intenzione è quella di torturarli e poi ucciderli, documentando tutto con una cinepresa, per entrare in questo modo nella storia al pari dei mitici assassini di John Lennon e J.F.Kennedy.

Non finisce qui perché Dino è anche e soprattutto musicista, in musica come in letteratura è pressoché impossibile incasellarlo in un genere, ama la sperimentazione al punto da mutare genere ogni volta che scrive un pezzo e talvolta i suoi brani sono scritti e cantati in grammelot, il che fa di lui qualcosa che si avvicina molto alla parola che tanto detesta. Sentitelo cantare e mi darete ragione.

Ilaria Palomba

Foto a cura di Riccardo Puntillo 

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