ETA: INDIPENDENZA E TERRORE

Da quando sono stati arrestati a Madrid, nel 2015, gli ultimi capi del gruppo terroristico  ETA( Paese Basco e libertà ndr),  pare che per il movimento armato più pericoloso di Spagna sia stata scritta, definitivamente, la parola fine.

Organizzazione sorta nel 1959 da un gruppo di studenti di Bilbao entrato in conflitto con il Partito nazionalista basco, nel corso della sua attività, l’ETA, ha fatto del terrore il suo vessillo, arrivando ad uccidere circa 830 persone tra il 1968 e il 2008.

Convinti sostenitori dell’indipendenza politica e amministrativa della Comunità basca, al punto da considerare quest’obiettivo una vera e propria missione, in principio, l’ETA aveva come intento la creazione di uno stato socialista indipendente d’ispirazione marxista-leninista.

Fecendo il loro esordio come gruppo di resistenza contro la dittatura, fu nel 1973, con l’omicidio dell’ammiraglio Carrero Blanco, braccio destro del Caudillo( il dittatore Francisco Franco ndr), che l’ETA dimostrò di essere un movimento sui generis e dalla fisionomia tutt’altro che lineare.

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Quest’attentato, infatti, fece da apripista ad una serie di violente rimostranze volte a pretendere l’indipendenza della Comunità Basca soprattutto dopo la  restaurazione della democrazia.

Secondo il giornalista basco Raúl González Zorrilla, direttore dell’emittente televisiva  País Vasco Información, nel 1974 si venne a creare una sorta di spartiacque che portò l’ETA  a subire una specie di involuzione, poiché, mentre in principio l’intento del gruppo era quello di lottare per la democrazia nel Paese, nel 1974 il movimento si è come militarizzato, arrivando ad uccidere pur di ottenere l’indipendenza della Regione, nonostante, anche tra i cittadini baschi, serpeggiasse un diffuso malcontento nei confronti del gruppo armato basco.

Il braccio politico-amministrativo dell’ETA, la Batasuna, messo al bando negli anni ‘90, ha vantato nel corso della sua parabola politica un certo consenso nell’area basca ma data la sua potenziale pericolosità è stato dichiarato illegale, soprattutto considerate le posizioni controverse da sempre mantenute.

Ed effettivamente, la Batasuna, secondo la magistratura spagnola, pare fosse la vera mente degli attentati compiuti dall’ETA nel corso della sua storia, ponendo l’accento, quindi, sulla pericolosità di questo movimento politico.

Infatti, è stata lunga la scia di sangue che il gruppo armato si è trascinata. L’ultimo attentato è stato fatto nel 2008 ed ha visto l’assassinio di Ignacio Uría Mendizábal, un imprenditore di 71 anni che aveva realizzato la rete ferroviaria ad alta velocità Euskadi. 

Un atto, questo, che ha sortito un effetto devastante, soprattutto all’interno della comunità basca, la quale ha cominciato a prendere, in modo sempre più netto, le distanze dal movimento separatista.

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Nel 2010, l’Euskobarómetro, un sondaggio realizzato ogni 6 mesi nei Paesi Baschi, ha indicato come oltre il 62% dei cittadini fosse contrario al locale gruppo armato e che solo lo 0,2% di questi ne giustificava intenti e metodi, nonostante abbia perso anche gran parte di quel fanatismo che la caratterizzava negli anni ’80-’90. 

Ma, la vera svolta arriverà nel 2011, quando, dopo un periodo inattività l’ETA ha dichiarato pubblicamente il cessate il fuoco, pur non rinunciando a quello che ritengono essere il loro obiettivo primario: l’indipendenza dalla Spagna.

Resta da capire, quindi, se questo periodo di stasi sia solo volto alla riorganizzazione del movimento, in modo che possa variare fisionomia e mezzi, adattandosi di conseguenza al contesto sociale nel quale dovrebbe interagire o se effettivamente, sia stata inaugurata una nuova era dove la violenza lascia spazio al dialogo e al confronto pacifico. 

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Valentina Nesi

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