CULTURA

GEOGRAFIA COMMOSSA DELL’ITALIA INTERNA: UN LIBRO DA LEGGERE E RILEGGERE

Geografia commossa dell’Italia interna è un libro da leggere e rileggere. Lasciando che sia il vento a sfogliare le pagine, come steli d’erba. La posologia del testo va intensificata quando il respiro si fa corto, a causa della percezione asfissiante del nostro destino di consumatori da batteria

È indicato per la cura dell’autismo corale e propone lo smantellamento impietoso del baraccone della modernità.  Propone idee e soluzioni per superare la crisi. Non quella della finanza ma quella che si è aperta tra noi e i luoghi.

È una rieducazione alla percezione della residua poesia dei luoghi che abbiamo disimparato ad amare.

“La nostra salvezza è la poesia che c’è ancora nelle nostre terre, è questa nuova religione che ci tiene insieme, quest’antica bellezza che vogliamo proteggere e accudire”.

La cura Arminio invoca la necessità di un “piano regolatore del paesaggio”, che conservi zone inoperose, “un piccolo cuore selvatico per ogni paese”.

L’ascolto degli umori, l’indagine accurata delle trame di cui sono ancora intessute le comunità è la chiave per aprire le porte che conducono fuori dal vicolo cieco in cui ci ha ridotti la visione economicista dell’uomo.

Geografia commossa dell’Italia interna contiene indicazioni e avvertenze sul Sud. “Credo che uno dei mali del Sud sia l’incapacità di ammirazione verso i luoghi e le persone vicine. Il Sud si è fatto convincere che il buono è altrove“.

Ritrovo in Arminio l’esortazione salvifica alla scarnificazione dell’esistenza. Alla sobrietà, proposta anche da Mujica e Sepulveda. A muoversi attraverso la periferia del pensiero unico. A spostarsi, materialmente, attraverso i luoghi. Per far scaturire il pensiero come coagulo di viaggio e percezione.

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Viene sottolineata la mancanza di politiche degne della nobiltà dei luoghi. Come a Taranto, perla magnogreca, città dell'”apocalisse grigia, a lento rilascio“. Della fabbrica che si è presa tutto dell’immagine di una città. Che è anche molto altro.

Vi è una ragionevole condanna della pratica molto meridionale del lamento: la fenomenologia meno efficace della questione meridionale.  “Il lamento però non è mai la premessa per una militanza attiva, è una postura naturale, qualcosa che serve per stare al mondo accucciati nelle retrovie”. Dalle quali bofonchiare polemiche, senza mettersi mai in gioco.

Dopo aver letto Geografia commossa dell’Italia interna ci si rende conto di aver bisogno di occhi nuovi con cui generare nuovi sguardi da posare sulle cose, le strade, le pietre e le persone che ci circondano. Della necessità di andare nei luoghi con un nuovo approccio. Parlare con le persone,  gli anziani specialmente. E così Matera diventa intimamente poetica. “Le case sono fiori di pietra. Case piccole come cellette d’api. Cristalli di tufo. Una trepida ragnatela sassosa dove stavano uomini e animali a combattere col loro fiato contro l’umidità che viene da sotto“.

E c’è Craco. Ancora paese, nonostante l’abbandono. Perché “fino a quando vedi un muro, una porta,  un soffitto,  un balcone, un paese c’è ancora”. Il paese sopravvive persino dentro una trave.

Craco è il corpo della sposa. E “lo sposo è la luce, il silenzio, la lontananza“.

In questa Italia dove l’Italia non c’è si svolge l’indagine paesologica di Arminio. Un’Italia che non va riempita, curata con le lenti della modernità. “Non si può imbavagliare la carriera delle rovine, non si può incatenare la nostra fine“.

È un libro per chi fosse pronto a muoversi sulla linea sfrangiata dell’orlo. Senza aspettarsi nulla. Al massimo sperare nel connubio provvisorio tra una luce e un luogo. Possibilmente in un angolo di silenzio.

È la commozione per l’Italia interna, ovunque essa si trovi, nord centro o sud, che spinge il paesologo a vagare in cerca “della farfalla vista il giorno prima”. Occorre che la poesia e la politica governino insieme i luoghi. Glorificando ciò che è dimesso, il bordo,  persino il punto morto.

“Gli alberi fioriscono perché non possono parlare”. 

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