ATTUALITÀ

GLI ULTIMI TERRORISMI D’EUROPA

Se gli ultimi tempi hanno consegnato al fondamentalismo islamico le chiavi dell’egemonia del terrore globale, c’è stato un tempo (non troppo lontano, a dire il vero) in cui il terrorismo non era soltanto una questione di religione e originava le sue azioni dall’interno degli stati in cui si formava. Ci riferiamo, in particolare, a quelle organizzazioni terroristiche che, con modalità violente e finalità evidentemente eversive dell’ordine interno costituito, hanno riempito per anni le cronache quotidiane ed i libri di storia di azioni ed uccisioni non meno efferate di quelle compiute dai terroristi odierni.
E sebbene per molti versi il terrorismo europeo differisca profondamente da quello posto in essere dagli integralisti islamici, esso è riuscito ad essere parimenti penetrante e preoccupante negli stati che, purtroppo, si sono trovati a fronteggiarlo.
A guardare la storia di questo fenomeno analizzandone le caratteristiche ci si può inoltre rendere conto che, al netto delle posizioni ideologiche differenti da paese a paese, le caratteristiche dei movimenti terroristici interni hanno accomunato un po’ tutti i paesi d’Europa. Per fare qualche esempio: la più antica, l’IRA irlandese (Irish Republican Army), l’ETA basca (
Euskadi Ta Askatasuna), le Brigate Rosse in Italia, la tedesca Baader-Meinhof e la francese Action Directe.
Le caratteristiche di questo tipo di terrorismo,tutto interno e più prettamente politico rispetto a quello di matrice islamica, sono profondamente differenti rispetto a ciò che vediamo e consideriamo oggi come terrorismo. In molti casi, le organizzazioni terroristiche interne, nascevano come frange estreme di una determinata ideologia politica la quale, portata ad estreme conseguenze, rappresentava il messaggio e la base di partenza dell’organizzazione stessa. Questa, poteva dunque caratterizzarsi per una ideologia classicamente politica, dando luogo in questo caso alla nascita di organizzazioni di estrema destra o estrema sinistra; oppure, come spesso è accaduto, trarre la propria origina dal forte carattere identitario di alcune minoranze interne che, rendendo preponderande la propria identità specifica, tentavano la via dell’autonomia attraverso la lotta armata. Da questo punto di vista, particolarmente illuminante è l’esperienza spagnola la quale ha mostrato, nel caso delle popolazioni basca e catalana, entrambe le facce positiva e negativa della spasmodica ricerca dell’autonomia politica.

In tutti i casi però, al netto delle differenze di costume o ideologia, gli effetti interni sono stati tanto devastanti da togliere il sonno ai Governi e rendere (sopratutto tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni novanta) prioritaria la lotta al terrorismo. Come non ricordare, ad esempio e per quel che riguarda il nostro Paese, i tanti efferati crimini perpetrati dalle Brigate Rosse, dal rapimento ed uccisione di Aldo Moro nel 1968 fino al 1997 (anno dell’omicidio del giuslavorista Marco Biagi)? O ancora, i tantissimi episodi di piccola e grande violenza perpetrati dall’ETA e dall’IRA, organizzazioni in grado di causare attacchi esplosivi di violenza e potenza enormi.
Il nuovo millennio, sembra però avere posto fine alle azioni terroristiche di queste organizzazioni che, probabilmente adombrate anche dall’incedere del terrorismo islamico, hanno sempre più cercato un accordo con i Governi sovrani nonchè diminuito il numero dei singoli episodi violenti, in molti casi arrivando anche a sciogliersi.
L’ETA basca, ad esempio, ha annunciato nel settembre del 2010, la fine di ogni attività eversiva e terroristica, chiudendo un capitolo di sanguinosa storia spagnola durato mezzo secolo ed 839 morti. Stessa sorte, peraltro, toccata anche alle altre organizzazioni europee, decimate tra l’inizio degli anni novanta e l’inizio del nuovo millennio, da arresti e inchieste che ne hanno decapitato i vertici.
Segno di un contesto politico inevitabilmente mutato in cui, al diminuire dei malumori interni che alla fine degli anni sessanta avevano originato movimenti eversivi e rivolte di classe, si è andata sempre più accompagnando l’ansia e la preccupazione per un terrorismo diverso ed in molta parte esterno. Ben più preoccupante, anche perchè sconosciuto.

Tuttavia, se il nemico attuale è chiaro ed il sopraggiungere della modernità pare in generale avere mandato in pensione il terrorismo europeo, nuove organizzazioni interne ed estremiste continuano a nascere sulla scorta delle tensioni della crisi economica. Di qui il rifiorire, non soltanto nei paesi che hanno vissuto le piaghe del nazi-fascismo, di organizzazioni di estrema destra e di stampo neo nazista che rischiano di riproporre, proprio nel nuovo millennio, le medesime problematiche gia viste e vissute nel secolo precedente. E magari, riuscire a proliferare e diffondersi grazie alla penombra nella quale sono relegate a causa dei ben più gravi fatti di cronaca internazionale. Questi, i rischi del terrorismo dimenticato il quale, può cambiare forma e messaggio e persino cambiare i propri costumi grazie all’evolversi delle tecnologie ma senza mai riuscire davvero a nascondere ciò che è: violenza, eversione, terrore.

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