CULTURA

Lo spirito del terrorismo. Riflessioni sull’attentato alle Torri Gemelle

“L’allergia a ogni ordine definitivo, a ogni potenza definitiva, 

è fortunatamente universale, e le due torri del World Trade Center 

incarnavano perfettamente, proprio nella loro gemellarità, quell’ordine definitivo”.

Jean Baudrillard, Lo Spirito del terrorismo

Terrore contro terrore. Dell’energia che alimenta il terrorismo, nessuna ideologia, nessuna causa, neppure quella islamica, può rendere conto. È qualcosa che non mira più a trasformare il mondo, a radicalizzarlo attraverso il sacrificio, il sistema vuole solo realizzarlo con la forza. Il terrorismo, come i virus, è dappertutto. La diffusione mondiale di esso è l’ombra portata da ogni sistema di dominio, pronto dappertutto a uscire dal sonno apparente. Non possiamo innalzare muri che possano circoscrivere il raggio d’azione del terrorismo poiché esso è nel cuore stesso della cultura che lo combatte, è la frattura invisibile, nascosta, interna al sistema dominante stesso.

Di eventi simbolici di portata mondiale non ne abbiamo avuti fino all’11 Settembre 2001. Con gli attentati di New York, come osserva Baudrillard, ci siamo trovati di fronte all’evento assoluto, l’evento puro che racchiude in sé tutti quelli che non hanno mai avuto luogo. Si potrebbe dire che la realtà è gelosa della finzione, che il reale è geloso dell’immagine. È una specie di duello a chi sarà il più inimmaginabile. Ma il vero problema è forse un altro, non tanto ciò che l’attentato ha fatto, ma già che ha comportato nelle coscienze di tutti noi, nelle coscienze negate dal perbenismo. “Che noi abbiamo sognato questo evento, che tutti senza eccezione l’abbiano sognato, dato che non si più non sognare la distruzione di una potenza divenuta tanto egemonica, è inaccettabile per la coscienza morale dell’Occidente, ma è tuttavia un fatto, che si misura appunto attraverso la violenza patetica di tutti i discorsi che vogliono negarlo” (Baudrillard).

Cercando di dare una spiegazione alle parole del filosofo francese Baudrillard, potremmo innanzitutto dire che non c’è da invocare una pulsione di morte o distruzione, e neppure un sentimento acuto di perversione sociale. Il discorso è più semplice e logico, e alla base di esso c’è il fatto che l’ascesa di una potenza finisce con l’estremizzare la volontà di distruggerla. Come se fossimo in un gigantesco contenitore di immagini quasi pornografiche, possiamo pensare che il passaggio all’atto è sempre dietro l’angolo, la velleità della negazione di ogni sistema è tanto più forte quanto più quel sistema si avvicina alla perfezione o all’onnipotenza. Un sistema che tende non all’universalizzazione bensì alla globalizzazione. Ogni cultura che si universalizza perde la propria particolarità e muore. Così è accaduto con tutte quelle che abbiamo distrutto, assimilato a forza, ma a che con la nostra, nella sua aspirazione all’universalità, la differenza è che le altre culture sono morte nella loro particolarità, noi moriamo nella perdita di ogni particolarità, nello sterminio di tutti i nostri valori.

Non si tratta quindi di uno scontro di civiltà o di religioni, è qualcosa che va molto al di là dell’Islam, dell’America prima e dell’Europa oggi, su cui si tenta di focalizzare il conflitto per darsi “l’illusone di un confronto visibile e di una soluzione di forza”. È un antagonismo fondamentale che designa, attraverso lo spetto dell’America e dell’Islam la mondializzazione alle prese con se stessa. In questo senso, possiamo parlare di guerra mondiale, ma non della terza, bensì della quarta, “l’unica veramente mondiale, poiché a essere in gioco è la mondializzazione stessa”. La prima guerra mondiale ha posto fine alla supremazia dell’Europa in età coloniale. La seconda al nazismo. La terza, che ha già avuto luogo sotto forma di guerra fredda dissuasione nucleare, ha posto fine al comunismo. Dall’una all’altra si è andati sempre verso un ordine mondiale unico. La guerra che viviamo oggi, ogni giorno è una guerra “cellulare”, dove tutte le singolarità si ribellano. È uno scontro talmente irrefrenabile che è addirittura necessario salvare l’idea di guerra con azioni militari vere e proprie. Ma la quarta guerra mondiale non è in Siria, non è stata in Afghanistan o nel Golfo, è altrove. È ciò che incombe su ogni ordine mondiale , su ogni dominio egemonico. Se a dominare il mondo fosse stato l’Islam, il terrorismo lo avrebbe preso come bersaglio . “Perchè è il mondo stesso che resiste alla mondializzazione”.

Fonti:

Jean Baudrillard, “Lo Spirito del Terrorismo”, Raffaello Cortina Editore, 2002

Jean Baudrillard “Power Inferno”, Raffaello Cortina Editore, 2003

Annunci

Rispondi