ATTUALITÀ

GLI ATTACCHI DELL’ ISIS E LA RESISTENZA CURDA

Gli antefatti

Sin dall’inizio della guerra in Siria nel 2011, lo Stato Islamico d’Iraq e del Levante, meglio conosciuto come ISIS, fra gli altri gruppi terroristici, è diventato un flagello per il Kurdistan, il Medioriente e per il mondo intero. Questa crescita è degenerata con le politiche ostinate e miopi di Turchia, Qatar, Arabia Saudita e alcuni paesi occidentali. Perseguendo una politica de “il nemico del mio nemico è mio alleato”, questi stati hanno contribuito a rafforzare l’ ISIS, un mostro che non diffonde altro che ferocia e morte.

Gli attacchi barbari di ISIS contro il popolo curdo e le sue conquiste nel Kurdistan occidentale, ovvero nel Kurdistan siriano,  durante gli ultimi quattro anni, sono state in gran parte inosservate fino a quando, il 10 giugno 2014, essi hanno conquistato Mosul in Iraq, attirando l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. Con la recente appropriazione di armi pesanti, l’ ISIS allora si è concentrato di nuovo sul Kurdistan occidentale, con l’intento di massacrare il popolo curdo nel Cantone di Kobane, uno dei tre stati autonomi dichiarati nel Kurdistan occidentale un anno fa insieme a Cizre e Efrin. Tuttavia il popolo curdo si è mobilitato in massa e ha offerto un sostegno unanime alle Unità di protezione del popolo, le YPG e le YJA, le forze militari di quei tre cantoni, favorendo una resistenza storica e respingendo ISIS dall’area.

I popoli curdi uniti su un unico fronte

I popoli curdi, armeni, arabi, turcomanni e assiri della regione hanno formato una comune forza di difesa contro questi attacchi terroristici quotidiani. I curdi e le altre comunità oppresse, insieme a numerosi gruppi religiosi stanno utilizzando i propri mezzi e le proprie forze per resistere agli attacchi.

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A combattere sono guerriglieri donne e uomini, non un esercito organizzato, impegnati in questa legittima difesa nel Kurdistan occidentale e del sud, non stanno solo combattendo per gli uomini e le donne curde, non soltanto per le donne e i popoli del Medioriente, ma per gli uomini e le donne che stanno combattendo per il progresso, la libertà e la democrazia in tutto il mondo.

Gli attacchi dell’ ISIS contro le popolazioni più a rischio

Se pensiamo al Kurdistan, possiamo immaginarla come una terra di nessuno, dove vige una sorta di legge non scritta, un’identità non riconosciuta, ma soprattutto è il luogo dei non luoghi. Immaginiamo ora i numerosi attacchi quotidiani volti alla conquista di questi non luoghi, dimenticati e non riconosciuti. I genocidi contro i curdi yezidi, in associazione agli attacchi dell’ ISIS a Rabia e il ritiro delle forze peshmerga, hanno spinto le unità armate delle YPG a intervenire immediatamente dal Kurdistan occidentale, in Siria, per proteggere i civili in fuga e aprire corridoi umanitari per la popolazione bloccata sul monte Şengal. Questo intervento critico delle YPG nelle prime ore del conflitto ha salvato migliaia di vite e ha impedito a ISIS di controllare una porzione maggiore di territorio nelle aree rurali a ovest di Şengal. Compresa la città strategica di confine di Rabia.

All’epoca del primo attacco violento dell’ISIS contro i Curdi, nel 2014, il comandante militare dell’Unione delle comunità del Kurdistan (KCK), Murat Karayilan, il 4 agosto 2014, ha affermato in un video comunicato che anche le Forze di difesa del popolo (HPG) avrebbero dovuto intervenire per proteggere i curdi yezidi, e combattere insieme alle altre forze curde, incluse le YPG e i peshmerga, contro ISIS. Il giorno successivo, il 5 agosto 2014, membri di ISIS hanno avviato un’attacco nel distretto del campo di Maxmur, con una popolazione di 13.000 curdi provenienti dal Kurdistan settentrionale, in Turchia.

Le popolazioni più a rischio in queste regioni sono le seguenti: Ezidi; Assiri e Cristiani caldei; Turcomanni; Sciiti e Aleviti; Shabak curdi; Kakai

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Un obiettivo comune

Il movimento curdo di liberazione crede in una cultura durevole di convivenza nella regione, e ha sviluppato un progetto di vita comune inclusivo piuttosto che esclusivo.
Questo progetto è stato messo in pratica nel Kurdistan occidentale (Siria settentrionale), dove come modello è stata proclamata l’autonomia democratica, e le differenti etnie, popoli e gruppi religiosi stanno condividendo in pace il potere e la regione. Sin dall’inizio sono stati fatti tentativi per soffocare questa rivoluzione, con ISIS in prima linea in questi attacchi. Quindi l’ ISIS e le potenze che lo stanno sostenendo sono il nemico comune dei popoli della regione. Storicamente, il colonialismo e il nazionalismo sono stati usati per dividere, indebolire e qui dominare i popoli. Adesso, è il “cappello” dell’Islam che viene usato per attaccare la regione.

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