ATTUALITÀ

SE IL TERRORE SI FA RIVISTA

Sfogliare una rivista. A pensarci bene, non c’è gesto che possiamo compiere più distrattamente di questo: che sia per far passare l’attesa di una qualsiasi sala d’aspetto o semplicemente per informarci in modo più approfondito rispetto ai tradizionali canali di informazione.
Il medesimo principio che guida un qualsiasi magazine, quello della diffusione più approfondita dei contenuti, sembra però stare anche a base della propaganda dello Stato Islamico che, lontano dai rudimentali metodi di comunicazione del passato, va sempre più uniformandosi ad un modello di diffusione accattivante ed attraente affidato, tra gli altri, anche a periodici mensili.
Ci riferiamo in particolare a due riviste cui il Califfato affida il suo messaggio e che, con l’aumentare del clamore mediatico suscitato da Daesh, hanno cominciato a diffondersi in rete attirando, non solo aspiranti combattenti, ma anche semplici curiosi e studiosi del fenomeno del califfato.

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In foto, la copertina del primo numero di Dabiw – Fonte: http://www.clarionproject.org/

I loro nomi, frutto di una efficace combinazione tra simbolismo religioso e sagace scelta propagandistica, si rifanno alla dottrina del Corano: Dabiq e Rumyah. Una scelta non casuale ma, come accaduto per molti altri aspetti che connotano la propaganda dell’ISIS, studiata nei minimi dettagli. La rivista Dabiq infatti, si rifà ad una città della Siria che, peraltro proprio in queste ore, viene riconquistata dalle truppe dell’occidente. Inoltre, si tratta della città nella quale, secondo la dottrina coranica, si verificherà l’ultimo scontro tra musulmani ed infedeli che segnerà la definitiva vittoria dell’Islam. Rumyah invece, altro non è che la traduzione araba di “Roma”, con ciò richiamandosi evidentemente a quel Vaticano che per il Califfato è da sempre non soltanto il regno dei crociati da combattere ma anche la frontiera estrema verso cui condurre la jihad
E mentre le storture ideologiche che si nascondono dietro i semplici titoli delle due riviste richiedono qualche nozione di cultura araba per potere essere comprese, l’estetica delle riviste si presenta di immediata comprensione per chiunque. A guardarle infatti dall’esterno e distrattamente, Dabiq e Rumyah, colpiscono il lettore per il loro forte senso estetico: ottima impaginazione, buon gusto nella scelta dei colori e cura dei dettagli di ogni singolo numero, dalla copertina alla divisione per varie sezioni tematiche. E se per puro caso non si sapesse che quelle riviste, apparentemente come tante altre, sono in realtà lo strumento ufficiale della propaganda di Daesh, la tentazione di scambiarle normali riviste sarebbe tutt’altro che infondata.

Rumyah, il magazine che ha sostituito Dabiq nella propaganda dell'Isis - Fonte: http://i.dailymail.co.uk/

Rumyah, il magazine che ha sostituito Dabiq nella propaganda dell’Isis – Fonte: http://i.dailymail.co.uk/

D’altronde, non ci vuole un genio del marketing per comprendere che, il miglior metodo per la diffusione accattivante di un concetto è vestirlo di apparente normalità, quasi a confonderlo nel mare di altri contenuti diversi ed al contempo simili.

Ma quali sono i contenuti di queste riviste? Il ventaglio dei temi e degli argomenti trattati, i quali hanno pur sempre come filo conduttore la “Guerra Santa”, è incredibilmente vario spaziando dalle cronache delle battagli intraprese dal Califfato nei vari territori in cui è in lotta con le forze dell’occidente sino ad arrivare alle interviste vis a vis con guerriglieri e mujahddin i quali raccontano le proprie esperienze di vita e di lotta all’interno dello Stato Islamico. Fino ad arrivare alle cronache di veri frammenti di vita quotidiana i quali vengono raccontati all’interno di apposite rubriche nelle quali, a parlare, sono i cittadini delle città conquistate dall’Isis quasi sempre in tono festante e grato ai conquistatori. E dal canto loro, le stesse riviste di propaganda, tendono ad esaltare una specie di welfare promesso dal Califfato il quale contemplerebbe – ben inteso, per gli arabi e solo per gli arabi musulmani- assistenza sanitaria per tutti, cure contro il cancro per i bambini malati e così via.
Una vera e propria apologia dell’espansione e delle opere del Califfato di Al-Baghdadi, costruita ad hoc per esaltare il modello di vita instaurato dai combattenti nelle zone controllate e magari fornire al contempo, all’esterno della patina brillante della rivista, una genuina e sana atmosfera di naturalezza in grado anche di attirare nuovi adepti e combattenti, persino dall’odiato occidente.

Gli attenatatori di Bruxelles, definiti dalle riviste dell'Isis come "Cavalieri della fede" - Fonte: cdn.images.dailystar.co.u

Gli attenatatori di Bruxelles, definiti dalle riviste dell’Isis come “Cavalieri della fede” – Fonte: cdn.images.dailystar.co.u

 E poco importa se al messaggio glorificatore che si legge dalle pagine di Dabiq e Rumyah, faccia poi da contro altare una realtà che proprio nelle zone finite sotto il dominio del califfato, racconta ancora storie di carestie e violenze di ogni genere. Così come evidentemente poco importa alla propaganda del Califfato che, contrariamente a quanto sbandierato con frasi quali “i soldati di Allah, non liberano un villaggio, un paese, o una città per abbandonare i residenti e ignorare i loro bisogni, venga ad esempio ritenuto legittimo negare ogni diritto alle donne e lapidare o uccidere per adulterio o “comportamenti sessuali perversi”. Come ogni messaggio propagandistico, anche quello di Daesh ometterà di raccontare tutta la realtà, lasciando intravedere al di fuori delle sue pagine solo ciò che fa comodo alla propria causa, proprio come ogni altro tipo di propaganda già vista e conosciuta. E nonostante questo, ci sarà pur sempre chi, nonostante il passato ed i suoi insegnamenti, ricadrà sempre nell’errore di farsi far preda dei bagliori accecanti e delle utopie proprie di ogni propaganda la quale, finisce sempre e soltanto con l’essere fine a se stessa.

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Copyright Immagine di Copertina: http://img.thesun.co.uk/aidemitlum/archive/02817/e67mrpjpg-JS224878_2817786a.jpg

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