CULTURA

11 SETTEMBRE

Era l’undici settembre del 2001, una giornata come le altre per chi, quel giorno, stava andando a lavoro o a prendere un aereo o semplicemente era uscito di casa per fare una passeggiata. 

Quel martedì mattina procedeva come un giorno qualsiasi, in Italia si discuteva della nuova Miss Italia e della formazione della Roma, fino a quando arrivarono le ore 14,46 italiane (le 08,46 americane) e successe l’impensabile. 

Diciannove affiliati all’organizzazione terroristica di matrice fondamentalista islamica al-Qāʿida, presero il comando di quattro aerei di linea dirottandoli e cambiando, in poche ore, le sorti di molte vite e del mondo intero. 

Gli aerei vennero dirottati, due contro le Torri Nord e Sud del World Trade Center di New Tork, uno venne fatto schiantare contro il pentagono e l’ultimo aveva come obiettivo la Casa Bianca o il Campidoglio, ma cadde in un campo vicino a Shanksville

A New York era una tiepida mattina, dal cielo terso e azzurro, il caldo torrido e umido dell’agosto newyorkese aveva lasciato il posto alla brezza settembrina.

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Melissa Doi

Melissa Doi, ragazza trentaduenne di New York, si trovava all’83° piano della Torre Sud del World Trade Center quella mattina, come ogni mattina. 

Lavorava per la IQ Financial Systems e tutto ciò che di lei rimane è una terribile telefonata, fatta alle 9,17 al “911”, il numero di emergenza americano. “Sto per morire, non e’ vero?”, Doi chiede all’ operatrice, che la tiene in linea per ben 24 minuti, “Ti prego, Dio! Qui brucia tutto! Io sto bruciando”, continua, con la voce rotta dalla paura.

 Poi la telefonata si interrompe, poco dopo la torre crolla e Melissa non ne uscirà fuori viva. 

 

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Lucio Caputo

Vivo da quell’orrore, invece, riesce ad uscirne Lucio Caputo, unico sopravvissuto italiano al crollo delle Twin Towers.

Quella mattina, come d’abitudine, si era recato nel suo ufficio al sessantottesimo piano e poco dopo, era salito al “Club Windows on the World” per fare colazione. 

Il suo solito posto era già occupato e sul tavolo a cui si era seduto non c’erano giornali interessanti, dunque alle 8,30 decise di ritornare in ufficio.

Di solito si tratteneva a far colazione, molto più a lungo. 

Se le cose, per lui, fossero andate come ogni giorno, molto probabilmente sarebbe rimasto bloccato nella parte alta del grattacielo e forse non si sarebbe salvato. 

Arrivato in ufficio sente, prima il boato dell’impatto dell’aereo, poi gli arriva una telefonata  che lo intima di scappare.

Allora dopo i primi attimi di esitazione, ha cominciato a correre giù per le scale, nelle quali incontra gente nel panico, pompieri indaffarati e una donna, completamente nuda, bruciata, senza pelle. Poi un uomo cieco accompagnato dal suo cane che rifiuta ogni tipo di aiuto e tutto intorno un silenzio quasi surreale. 

Lo stesso silenzio di cui parla chiunque sia stato testimone di questa immane tragedia.

 

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Kevin Cosgrove

L’ultima telefonata partita dal World Trade Center, quel giorno, è quella di Kevin Cosgrove. Era un uomo di affari e si trovava al piano numero 106.

Dopo l’impatto dell’aereo chiama il 911 e confida all’operatore di aver mentito alla moglie, di averle detto che era riuscito a scappare, per farla stare tranquilla. 

Poi si sente un boato, Kevin urla “Oh my God”( Oh mio Dio), la telefonata si interrompe e poi il silenzio.

Kevin sarà una delle oltre tremila vittime di quel giorno.

Da quel giorno, il mondo non è stato più lo stesso, sono sparite le Torri Gemelle ed è apparsa chiara, davanti agli occhi di tutti, la consapevolezza che non esistono posti sicuri, che un altro 11 settembre può essere ovunque ed in qualsiasi momento.

 

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