CULTURA

Andrea Caschetto, mestiere: ambasciatore del sorriso

Il suo nome è Andrea Caschetto ma il mondo sta imparando a conoscerlo come l’“ambasciatore di sorrisi”. Lo stravagante “mestiere” da lui ideato è coerente con la vitalità e la capacità empatica che lo contraddistinguono. Si tratta di una sorta d’imprenditore dell’allegria. Il suo lavoro, infatti, consiste nel recarsi presso gli orfanotrofi di tutto il mondo portando ore di svago ai bambini e raccogliendo fondi da devolvere alle associazioni che si occupano di creare strutture – quali ludoteche, aree studio e di accoglienza – adeguate alle necessità dei più piccoli. E’ attraverso la sua pagina Facebook – popolata ormai da oltre 180.000 fan, da lui definiti “la mia grande famiglia” – che il giovane si racconta e sta divulgando a macchia d’olio il coraggioso progetto di dare voce e speranza ai bimbi rimasti soli al mondo. Stanno aumentando gli sponsor pubblici e privati che sposano la sua causa, colpiti dall’entusiasmo con cui si dona a chi non ha voce. Persino l’Onu lo ha premiato per l’impegno sociale e anche qui, nel cuore di New York, è riuscito a lasciare un singolare ricordo di sé correndo tra i banchi affollati di esponenti politici rimasti estasiati dal suo discorso e già in piedi per la standing ovation. La sua voglia di vivere straripa dai grandi occhi color nocciola e la si coglie ancor di più conoscendo la sua storia. Figlio unico di ragazza madre, Andrea s’imbatte a soli quindici anni nel dramma di un tumore al cervello. Nel 2009 subisce l’operazione che lo salva, mettendolo però davanti alla grande difficoltà di dover affrontare la vita senza la memoria a breve termine, ovvero quella che permette di trasformare ciò che si vive in ricordi. Passa così dall’essere il ragazzino dalla grande capacità d’apprendimento che studiava poco e rendeva molto, all’essere etichettato con il soprannome di “memoria zero”. Una definizione che lo fa sorridere poiché racconta una cruda verità della quale lui è l’unico a saper cogliere, come in ogni cosa, il lato positivo: tutte le notti resetta ciò che ha fatto durante il giorno e quindi anche le cose tristi. Non sono dello stesso parere i professori che, incapaci di cogliere le difficoltà del ragazzo nello studio e parlando della sua operazione all’emisfero sinistro come di un “interventuccio”, gli fanno perdere l’anno. Durante l’estate, però, Andrea riceve molte richieste da insegnanti di altri corsi che fanno a gara per averlo tra i propri alunni e così riesce a diplomarsi. La scuola gli fa anche il regalo di entrare in contatto con un’organizzazione di volontari impegnati in campagne di raccolta fondi per l’Africa. Grazie alla spiccata dialettica e al carattere deciso e allegro riesce a farsi portavoce dell’associazione convincendo compagni e docenti ad adottare dei bambini africani. Per ringraziarlo dell’impegno gli viene offerto di partire con i volontari per il continente nero.

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E’ qui che scopre la novità che gli cambia la vita: riesce a ricordare tutto ciò che lo emoziona. Questo è possibile perché nei momenti ad alto contenuto emotivo il cervello trasforma i dati acquisiti in memoria a lungo termine, senza dover passare per quella a breve termine. “Memoria Zero” comincia così a ricostruirsi quel bagaglio di ricordi perso ben quattro anni prima. Vede svanire il sogno di diventare magistrato e combattere la mafia perché – come scrive in un post su Facebook – “fare giurisprudenza in questo modo non era la soluzione ideale”. La voglia di realizzare qualcosa di grande per gli altri però non lo abbandona. Inventando storie straordinarie su eventi e riferimenti talvolta bizzarri per ricordare date e nomi riesce a laurearsi in Media Marketing e Business allo Iulm di Milano, conseguendo poi un master in Cooperazione Internazionale per i popoli sottosviluppati alla Cattolica. Subito dopo, con un budget di 4.000 euro raccolto tra lavoretti part time e borse di studio, parte alla volta del suo grande viaggio per gli orfanotrofi del mondo.

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Al Corriere della Sera spiega lo scopo della sua missione: “Dimostrare che le culture sono diverse ma i bambini sono tutti uguali”. Messaggi d’amore e di speranza sono quelli lanciati da Andrea e che si leggono anche nelle pagine del suo libro “Dove nasce l’arcobaleno” uscito da un mese ed arrivato in Italia già alla terza ristampa. La sua percentuale sulle vendite sarà devoluta alle Onlus di cui si fida, al contrario di altre organizzazioni che non lo hanno convinto. Inoltre l’acconto sul contratto ricevuto dalla casa editrice Giunti è già stato donato all’associazione Africa Milele che grazie a questo versamento ha potuto curare due bambini gravemente malati: Daudi alla testa e Pendo al cuore. Il suo amore per la vita gli ha permesso in passato di ancorarsi alla propria per difenderla dalla malattia ed oggi di gridare al mondo quanto siano importanti i più piccoli gesti d’affetto verso chi soffre. Andrea è la prova lampante di come all’improvviso il percorso vitale di una persona possa radicalmente cambiare annullandone sogni e progetti. Al contempo, però, mostra quanto sia fondamentale credere in sé e nella propria forza per uscire vincenti dalle situazioni negative. Nelle foto mostra la cicatrice, emblema di una grande vittoria, ma sopratutto il suo gioioso sorriso di cui è ambasciatore e che dona al mondo girandogli attorno.

Antonella Fortunato

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