Scienze & Tech

Il Cloud. L’Informazione sempre con te

Siamo stati abituati negli anni passati ad attingere ad un numero sempre superiore di informazioni grazie alle nuove tecnologie, a Internet e alla diffusione di computer sempre più leggeri, nonché di telefoni smart-phone sempre più esaustivi nel fornirci applicazioni capaci di fare ormai quasi tutto.

Queste novità high-tech hanno fortemente cambiato il mondo del lavoro, permettendoci di fare più cose contemporaneamente e usando semplicemente una tastiera per svolgere un lavoro o per connetterci con persone lontane chilometri da noi. E se il secondario è stato in larga parte automatizzato grazie alla robotica, nel terziario si sta velocemente passando ad un futuro (che è già presente!) in cui anche i computer così come li conosciamo potrebbero presto andare in soffitta. Si tratta del Cloud Computing, o più semplicemente Cloud.

Le informazioni, i dati, persino le applicazioni ormai non vengono più depositate negli hard disk dei computer personali o nei data base delle aziende, ma vengono conservate nell’etere. Le grandi compagnie come Amazon, Microsoft e Google si stanno dando battaglia per accaparrarsi la fetta più grossa di quello che sembra il business del futuro: i Big Data, l’elaborazione di dati sempre più imponenti e la fornitura dei servizi in rete.

Tramite i network, i social media, le applicazioni di telefoni e computer mettiamo on-line sempre più dati, utili per la nostra vita privata, per il nostro lavoro o semplicemente per meglio apparire in società e coccolare il nostro ego. Se da una parte questi grandi colossi informatici sfruttano i nostri bisogni e il nostro narcisismo per acquisire informazioni importanti su di noi e per venderci qualsiasi cosa, dall’altra hanno anche cominciato a fornire servizi per meglio gestire i dati in maniera efficiente e professionale sia ai privati che alle aziende. Così partendo da applicazioni come DropBox o OneDrive per conservare in sicurezza i propri documenti on-line (e quindi sul Cloud), si è passati a piattaforme più grandi dove è possibile caricare e salvare tutti i propri dati personali, l’ hard-disk di un computer, un software, un server o addirittura l’assetto informatico di un’azienda.

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Così le grandi aziende IT ormai forniscono interi server dove è possibile trovare tutte le informazioni e i software possibili, tutte le applicazioni di lavoro (dal cartellino, ai rimborsi spesi, agli scontrini, alle fatturazioni, alla elaborazione di programmi digitali), in modo che il privato o l’azienda possano gestire tutto in rete, senza dipendere da infrastrutture fisiche e immobili, sempre costose e bisognose di attenzioni, manutenzione, e sempre a rischio di malfunzionamento. In questo modo è possibile attingere a qualsiasi informazione, applicazione o servizio on-line, da qualsiasi postazione, da qualsiasi computer o smart-phone, in sicurezza, e in un unico pacchetto l’utente può trovare info, servizi e aiuto tecnico per gestire un’azienda, così come per gestire un’intera organizzazione.

Se prima il computer era un grosso contenitore di informazioni, gestito da un terminale ‘dumb'(stupido) per elaborare quelle stesse – negli anni ’90 si è passati al ‘personal computer’, dove info ed elaborazione avvenivano in un contenitore a misura di scrivania. Oggi invece la conservazione delle info e l’elaborazione delle stesse è passata nella pancia e nella testa delle grandi multinazionali, che fanno tutto per noi in cambio di sapere tutto (ma proprio tutto!) sull’umana specie.

Il futuro del Cloud e l’intento delle èlite tecnologiche mondiali, dunque, è chiaramente uno: arrivare alla tanto ambita I.A: Intelligenza Artificiale. Un mondo dove l’informazione sia la più grande e dettagliata possibile, fruibile da chiunque e in qualsiasi circostanza; un mondo dove semplicemente muovendo un dito in aria (come nel film ‘Minority Report’) si possa attingere ad una notizia o a un indizio; dove solamente pronunciando un nome, si possa avere un database vocale che elenchi tutte le specifiche del tema proposto; o magari un computer on-line che elaborando opportunamente la grande mole di dati possa trovare automaticamente la cura per una malattia sconosciuta.

Se questo clima fantascientifico si è già rapidamente installato negli intenti e nelle innovazioni high-tech, ci si domanda anche quali rischi porti una così grande concentrazione di informazioni nelle mani di una ristretta oligarchia di multinazionali, e soprattutto quanto ci costi in termini di privacy e di libertà personale il delegare ai colossi IT tutte le nostre attività, le nostre abilità, la nostra voglia di apprendere, e spesso la gestione della nostra intera vita.

                                                                                                                                Fabio Cardetta

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