CULTURA

DONNE E LAVORO

Ne ha fatta di strada la donna, rispetto ai tempi in cui era ritenuta come un “accessorio” del capofamiglia.

Nonostante la modernizzazione di fine ottocento, inizi novecento, allargasse ad alcune parti della società dei diritti di cittadinanza, le donne erano comunque escluse da questo processo e penalizzate in quanto tali, non potendo partecipare alla quasi totalità delle attività che per l’uomo erano normali.

Erano escluse dalla vita politica, non erano ammesse ai pubblici uffici, erano ritenute incapaci di agire secondo ragione e per questo, dovevano sottostare alla potestà del marito. Inoltre non avevano neanche il diritto di gestire i propri beni, di esercitare la tutela sui figli legittimi o di accedere agli studi.

E se non c’era parità di trattamento in famiglia, nel lavoro la situazione era esattamente la stessa.

115416870-6b2d4659-da74-4ef2-9b47-7bec9e1552b1Non ci sono molti dati su cui  potersi basare per quanto riguarda la condizione socio-economica della donna, fra fine ‘800 e inizi ‘900, perché nonostante il lavoro femminile fosse molto diffuso non veniva riconosciuto come tale.

Ad esempio, le donne occupate nell’agricoltura non venivano affatto riconosciute come lavoratrici e il loro salario corrispondeva alla metà di quello degli uomini, i quali percepivano tutto questo come concorrenza sleale, tanto che arrivarono le prime proposte di legge per garantire alle donne un minimo salariale, almeno per “mantenere sul mercato” la manodopera maschile.

Il lavoro femminile non era tutelato, in quanto si spingeva per incoraggiare la donna a rientrare nella sua “sede naturale”: la casa.

Durante il fascismo, poi, questo concetto venne ribadito da slogan quali:massaia-ruralela maternità sta alla donna come la guerra sta all’uomo” e da politiche che spingevano le donne il più possibile entro le mura domestiche.

I salari, poi, vennero fissati per legge, alla metà di quelli degli uomini.

Nei primi anni ’50 cominciarono a vedersi i primi frutti della lotta all’emancipazione femminile, che ha poi avuto il boom alla fine degli anni ’60, con la nascita di gruppi femministi, già presenti nel resto del mondo.

La situazione attuale della donna, nel mondo del lavoro, è totalmente cambiata, ma alcuni retaggi della storia passata sono ancora presenti nella società.

La figura femminile porta su di sé il peso di più ruoli, che veste contemporaneamente con competenze organizzative spesso straordinarie.

Questo, pero’, comporta degli ostacoli nella vita di tutti i giorni e la donna si ritrova spesso a dover rinunciare  a qualcosa e a fare delle scelte, soprattutto per quanto riguarda la sfera lavorativa e questo le pone gia in svantaggio rispetto all’uomo, al quale questo non è invece richiesto. Immediatamente dopo il conseguimento di un titolo di studio, le donne risultano essere un gradino al di sotto rispetto agli uomini, con una percentuale di  assunzioni femminili minore rispetto a quelle maschili e i numeri crescono se si parla del Mezzogiorno.

Nel mondo del lavoro, le donne tendono ad occupare posti di basso rango e lo scatto di carriera, il più delle volte, è previsto per i colleghi uomini, avendo le donne il problema dell’assenza dal posto di lavoro nel periodo di maternità.

In più, il divario retributivo tra donne e uomini è altissimo e va oltre anche al 40%.

Sulla donna grava il peso della cura della casa e della famiglia, oltre a quello della professione e a causa di questo avvengono delle “segregazioni di genere” in ambito lavorativo, sia dipendente che indipendente, dettate non dalle attitudini personali ma da esigenze familiari, che nella maggior parte dei casi sono affidate interamente alla donna, che tende a scegliere lavori o ambiti professionali più concilianti con le esigenze familiari.

Durante i colloqui di lavoro, non è raro sentirsi chiedere se si ha figli o anche solo l’intenzione di averne e la risposta, al momento dell’assunzione, ha un  peso non da poco. In Italia la gravidanza è ancora motivo di licenziamento o di dimissioni da parte della donna, la maternità è considerata un lusso e la carenza di orari flessibili vicini alle necessità della donna/madre e di aiuti da parte dello Stato, sottolineano una disparità fra i due sessi che non ci fa certo onore.

È importante che l’intera società si prenda delle responsabilità, rispetto al tema delle pari opportunità e occorre una vera e propria rivoluzione culturale, alla quale lo Stato deve dare inizio, in quanto la condizione delle lavoratrici è una questione fondamentale per lo sviluppo sociale ed economico del nostro Paese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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