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GENERAZIONE ZERO: UN NUOVO SCONTRO GENERAZIONALE ALLE PORTE?

Zero prospettive, zero garanzie e verosimilmente zero futuro.
Se si cercasse una definizione per affiancare la generazione che in questi anni si affaccia al mercato del lavoro alle altre che nel tempo si sono succedute, probabilmente quella più appropriata sarebbe “Generazione Zero”: una generazione che, in costante tensione tra l’assenza di opportunità ed il rischio di un futuro scontro generazionale ormai ben più che ipotetico, tenta faticosamente di trovare la propria strada per la felicità.

A rendere complicato il percorso di vita di questa generazione, tutta una serie di fattori, spesso indipendenti dal contesto nazionale, eppure tanto penetranti da divenire malessere di una intera generazione. La generazione zero, è tra le meno occupate di sempre visto che la disoccupazione giovanile colpisce quasi la metà dei giovani e, se consideriamo che l’altra metà della torta si divide tra coloro che non cercano e coloro che lavorano, tutto appare abbastanza chiaro.

Eppure, in aperta disarmonia con quel “merito” tanto invocato quanto ignorato, la generazione che è venuta formandosi culturalmente negli anni ’90 è una delle più istruite dato l’altissimo numero di diplomati e laureati tutti in possesso di titoli di istruzione superiori che però non riescono a trovare alcuno sbocco.
Anzi. Proprio in relazione alla formazione, si evidenzia uno dei limiti maggiori della generazione zero che appare essere troppo formata ed al contempo mal qualificata per le professioni che poi concretamente si trova a svolgere. E la colpa di questo stato di cose, per questo aspetto così come per molti altri, non è da addossarsi di certo ad una generazione che, suo malgrado, si è trovata, anche e sopratutto dal punto di vista culturale, ad operare con gli strumenti ad essa forniti dalla generazione dei padri.

Emerge così, in tutta la sua chiarezza, quel cattivo raccordo tra mondo del lavoro e mondo dell’istruzione che ha generato divario tra una domanda di lavoro, pressocché giovane e ben istruita, ed un offerta di lavoro fatta di imprese che invece cercano figure ben specializzate e dotate di esperienza per mansioni sempre più specifiche. Quelle stesse mansioni che, in un mondo del lavoro che fatica a creare ricambio tra giovani e meno giovani, vengono oggi svolte dai padri con l’evidente rischio di ingenerare nella società un nuovo scontro generazionale.

Verrebbe difatti abbastanza naturale additare la generazione dei padri, spesso accusati di avere arraffato quanto più possibile senza lasciare nulla ai figli, degli effetti di un malessere che, anche rispetto al secolo scorso appare senza precedenti, nonostante pure in quel secolo vi fosse una generazione che, reduce da due guerre, seppe comunque realizzarsi senza praticamente aver strumenti di rilievo a propria disposizione.
E’ dunque da ritenersi reale il rischio di uno scontro generazionale tra padri e figli? E quanto duro può rivelarsi questo ennesimo scontro padri contro figli?

In realtà, non è possibile dire con certezza che, ciò che è in atto nella realtà delle cose, sia un vero scontro generazionale. Se nel mercato del lavoro infatti i padri faticano a lasciare il posto ai figli, in molti altri ambiti della vita di ogni giorno sono proprio i primi ad essere unico sostentamento dei figli e quando i padri non riescono, tocca invece ai nonni ricoprire finanche le mancanze di uno stato sociale sempre più spezzettato e fragile. Certo è, invece, che il gap generazionale nel mercato del lavoro resta ben presente rendendo difficile se non impossibile, anche a causa della riduzione degli investimenti e del conseguente aumento della disoccupazione, l’accesso dei giovani a prospettive lavorative degne dei loro percorsi. Quella guerra generazionale spesso invocata da molti partiti populisti, resta dunque un alone e forse poco di più in un contesto che, al netto di essa, fatica in modo globale a trovare un suo equilibrio nel mare in burrasca delle crisi economiche senza fine, senza distinguere tra giovani, meno giovani ed anziani nè tantomeno troppo badare a merito e giustizia.

Copyright Immagine di Copertina: http://www.7per24.it/wp-content/uploads/2013/07/disoccupazione-giovanile-italia1.jpg

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