GILMORE GIRLS- A YEAR IN THE LIFE: E SE RIVALUTASSIMO PAUL?

Lo confesso: anche io sono stata tra quelle nostalgiche di Gilmore girls( Una mamma per amica ndr) che hanno atteso trepidanti l’uscita del revival targato Netflix: Gilmore girls: a year in the life.

Quindi, da perfetta serie-tv dipendente, ho compiuto, in maniera maniacale, tutti quei passi che mia avrebbero consentito di rivedere, senza intoppi e dopo oltre 9 anni, le avventure delle celebri ragazze Gilmore.

Dopo aver messo sotto carica il computer per oltre 10 ore, individuato la stanza della casa con la maggiore insonorizzazione, essermi congedata da amici e famiglia per almeno 400 minuti e aver controllato se l’orario diffuso da Netflix fosse quello della messa in onda in Italia e non negli U.S.A., è arrivato il tanto atteso momento: gli episodi sono stati finalmente messi online.

Armata di ansia e aspettative e pronta, al termine della maratona, a santificare Netflix, ho cliccato sul primo dei 4 episodi: Inverno pronta, finalmente, a ritrovare tutti quei personaggi che, in 7 anni di Gilmore girls hanno caratterizzato l’eccentrica cittadina di Stars Hollow.

Strana è stata la reazione avuta al termine della maratona: infatti, stremata e con vistose borse sotto gli occhi, una volta che Alexis Bledel ha pronunciato le fatidiche 4 parole che avrebbero dovuto concludere, in modo definitivo la serie, sono rimasta un po’ con l’amaro in bocca.

Infatti, nonostante si percepisse in modo netto il ritorno di Amy Sherman-Palladino, Gilmore girls: a year in the life ha perso gran parte di quelle peculiarità che l’hanno resa così celebre e attesa.

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Pur restando intatti i dialoghi-cascata tra madre e figlia si è infatti persa gran parte di quell’ironia e spontaneità che hanno caratterizzato i personaggi nel corso delle stagioni passate.

Ne è risultato, quindi, che anche se i protagonisti sono parsi più maturi( discorso a parte va fatto per Rory Gilmore ndr) e psicologicamente più complessi, un rinnovamento di questo tipo non ha coinciso con quella continuità che lo spettatore si sarebbe aspettato di trovare.

E così, messe al bando le battute sarcastiche tra Lorelai ed Emily che pur facendoci sorridere hanno detto molto riguardo al loro rapporto e resa Rory una sorta di radical chic made U.S.A., l’effetto prodotto da Amy Sherman-Palladino è stato quasi devastante, proprio perché è andato a minare le basi di un universo precostituito e al quale lo spettatore era già affezionato.

Ci siamo trovati al cospetto, quindi, di una Rory che pur non riuscendo a trovare lavoro cerca in ogni modo di affermare narcisisticamente la sua “superiorità”, arrivando persino a snobbare la direttrice di un magazine online che da tempo la corteggia per averla nella sua redazione.

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Anche la lieison con Logan( Matt Czuchry ndr), risulta essere gestita male dato che, il rampollo di casa Huntzberger aveva intenzione di sposare la giovane Gilmore al termine della settima stagione e tutto ciò con il benestare dell’austero Mitchum che nel corso del revival ha dato quasi l’idea di avere problemi legati all’avanzare dell’età.

Quindi, risulta essere quasi un controsenso l’affermazione fatta da Logan che nelle scene finali di Autunno dice: “Sposo Odette per rispettare il piano dinastico della famiglia”.

Altra nota, senza ombra di dubbio negativa, è stata la voglia della Sherman-Palladino di rendere le storie di madre e figlia cicliche, creando una sorta di The dubliners joyciano ma aumentando, ancora una volta, il distacco tra revival e serie.

Gli spettatori, infatti, pur amando la morbosità del rapporto tra Lorelai e Rory hanno apprezzato, ancora più, l’imprevedibilità delle trame e la non banalizzazione di alcune dinamiche chiave come, appunto, il dare un percorso di vita autonomo ad ognuno dei personaggi e il non cercare di esasperare volendo rendere a tutti i costi madre e figlia una sorta di gemelle.

Infatti, altra nota dolente risulta essere Jess Mariano( Milo Ventimiglia ndr), nipote di Luke ed eternamente innamorato di Rory.

Il ragazzo, ormai scrittore di professione, guarda da lontano la giovane Gilmore, la incita a realizzare i suoi sogni e le fa da consigliere nei sempre più frequenti momenti di crisi.

Verrebbe, però, da chiedersi una cosa: se veramente dovessero esserci degli altri mini-film e Rory, in attesa del figlio di Logan che nel contempo è stato reso una proiezione di Christopher, padre di quest’ultima e primo marito di Lorelai, dovesse finire con Jess che ricordiamo essere nipote e alter-ego di Luke, l’effetto “gemelline” che si verrebbe a creare tra madre e figlia non sarebbe troppo fastidioso?

E così, dopo quattro mini-film infarciti di banalità e luoghi comuni e i cui unici punti di forza sono stati: la commemorazione di Richard Gilmore( Edward Herrmann, venuto a mancare nel 2014 per un tumore al cervello ndr), Paris Geller( Liza Weil  ndr) a capo di una clinica di maternità surrogata, Luke alle prese con l’avvento del wi-fi e la nuova cameriera di Emily che parla una lingua sconosciuta persino ai funzionari delle Nazioni Unite( interpretata da Rose Abdoo la stessa attrice che fa il ruolo di Gipsy ndr) e tralasciando l’aggiunta di quell’elemento onirico che ha avvicinato Autunno alla pellicola francese Moonlight indigo e il quasi indegno e strapagato cammeo di Melissa McCarth( Sookie Saint James ndr), l’amaro in bocca resta, eccome!

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A conti fatti, quindi, tralasciando tutti i riferimenti a Lynch che, anche se magistrali non hanno una loro ragione d’essere in una serie come Gilmore girls, resta da chiedersi se forse, non sarebbe stato il caso di lasciare intatto l’improvvisato e scarno finale della settima stagione e di consentire, allo spettatore, di immaginare una conclusione meno stereotipata per una delle serie più apprezzate degli ultimi decenni. O, se in fin dei conti, non sarebbe stato il caso di riabilitare Paul, il fidanzato di Rory del quale tutti si dimenticano e che, probabilmente, è l’unica trovata geniale in un revival che ha dimostrato di avere ben poco d’indimenticabile.

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Valentina Nesi

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