CULTURA

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SOSTITUIRA’ L’UOMO?

Nel corso degli anni lo sviluppo della tecnologia ha portato l’uomo ad essere sostituito sempre più spesso dalla macchina sul posto di lavoro.

Nel 1958 Isaac Asimov ci parlava di un futuro dove le macchine avrebbero fatto tutto, mentre l’umanità avrebbe subito un processo di regressione. Oggi, ad esempio, in molti aeroporti, le macchine prevalgono sull’uomo nel servizio di biglietteria, i bed & breakfast più moderni hanno sostituito il portiere con un codice da digitare, esistono robot progettati per pulire i pavimenti in sostituzione dei camerieri, in alcuni ospedali questi sostituiscono, addirittura, i fisioterapisti e a San Francisco all’University of California esiste già la farmacia più robotizzata del mondo, una compagnia di Chicago ha messo a punto un software che dai dati di base realizza un articolo completo.

Ora c’è da chiedersi quanto l’intelligenza artificiale abbia influito sulla sostituzione dell’uomo sul posto di lavoro. In un’analisi pubblicata nel 1964 da un gruppo di studio “Ad HOC Committee” in un rapporto dal titolo The Triple Revolution, si afferma di essere ormai giunti nell’epoca della “cybernazione dovuta alla combinazione dei computer con macchine che si autoregolano automaticamente. Un sistema dalla capacità produttiva pressoché illimitata … che richiede tuttavia sempre meno lavoro umano” per questo affermano “potremmo stare consentendo l’emergenza di una comunità efficiente e disumanizzata senza alternative”.

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Nel rapporto del 2014 The Fyture of Work: Jobs and Skills in 2030, la commissione britannica  analizza come oggi si sia passati dalla promessa, grazie all’incremento della tecnologia, di maggior tempo libero alla stessa paga, ad invece una disoccupazione crescente. Nell’ultimo World Economic Forum di Davos del 2016 si affronta una questione molto critica riguardante la perdita di 5 milioni di posti di lavoro nei prossimi quattro anni, proprio a causa dell’automazione. Secondo Moshe Vardi, esperto di informatica della Rice University di Houston in Texas, entro il 2045 i robot potranno sostituire l’uomo in tutte le attività lavorative. Dice lo studioso poi “se le macchine faranno il nostro lavoro, allora avremo più tempo libero per fare ciò che ci piace, ma non penso che sia una prospettiva allettante. Credo che il lavoro sia essenziale per il benessere dell’uomo”.

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Il lavoro deve essere considerato come quel qualcosa che rende umani, invincibili, che dona indipendenza e nobilita l’animo, perché permette all’uomo di sentirsi utile nella società in cui vive. Possiamo quindi concludere che ci troviamo difronte ad una realtà completamente “disumanizzata”, dove sono finiti i sentimenti? Davvero viene abbandonato quel concetto che è l’essenza interiore dell’umanità? Per non parlare dei milioni di posti di lavoro che potrebbero andare persi in un sistema che è già pur sempre in calo. L’alienazione dell’uomo, il rapporto uomo – macchina, l’uomo ne è il creatore, ma sarà proprio vero quel proverbio che dice  “l’allievo supera il maestro”. Sarà vero ciò che era stato predetto da Asimov?

Milena D’Alessandro

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