CULTURA

SPEAKER PER VOCAZIONE: LA STORIA DI RADIO RAPTUS

La storia delle radio libere in Italia non è una storia semplice. E lo è ancor meno se ci troviamo a Bernalda, un paesino della Basilicata, a metà degli anni ’70 dello scorso secolo. Era, infatti, il 6 Agosto del 1974 quando Radio Bernalda iniziava le sue trasmissioni in FM, pochi mesi dopo che Radio Milano International (Radio 101) fu scagionata dall’accusa di emettere segnali “non regolarmente registrati“. Fu così che nacque Radio Bernalda, la prima radio libera della Basilicata, creata attorno alla realtà locale del Partito Comunista. Nacque dalla voglia di raccontare, di esprimere idee e divulgare conoscenze. Nacque dalla voce di giovani “provinciali” che volevano far sentire le proprie ragioni, in un’epoca, quella degli anni di piombo, in cui l’estremizzazione violenta della politica generava solo mostruosità.

 

Radio Raptus Bernalda, nome di chiara ispirazione cinematografica (Radiofreccia), accoglie in sé l’eredità di quella prima radio libera. Anche gli attuali studios nascono a pochi metri dalla sede storica, non a caso sita in Via Meucci. Questa radio del nuovo millennio, però, non trasmette più sulle classiche onde FM, ma preferisce il web, per arrivare oltre i confini regionali e nazionali. La piattaforma di riferimento per le trasmissioni di Radio Raptus è Spreaker, sito web di podcast fondato nel 2010 da Francesco Baschieri e Marco Pracucci e diventato, in pochi anni, il sito di riferimento di tutte le web radio mondiali.

 

Chiacchierando con il direttivo di Radio Raptus Bernalda, composto da Giovanni Paradiso, Filippo Marsiglia, Marco Dipierro, Stefano Di Biase e Giampiero Malvasi, abbiamo rivissuto la magia della nascita di questa realtà avvenuta un po’ per gioco e un po’ per caso. “Il nucleo originario di Radio Raptus includeva diverse persone, possiamo dire che era un gruppo di amici che si riuniva attorno a un microfono. Era il 2010 quando andò in onda la prima trasmissione su Spreaker e ricordo ancora che eravamo in un garage, allestito per l’occasione. Poi, la situazione si è evoluta. Ci siamo fatti prendere dall’entusiasmo e abbiamo iniziato la programmazione vera e propria che abbiamo sostenuto per più di un anno, fino al 2011, anno in cui abbiamo chiuso le trasmissioni“, così racconta Filippo Marsiglia. “Durante e dopo la chiusura delle trasmissioni radio, ci siamo lanciati nella promozione di eventi musicali e sociali“, continua Giovanni Paradiso, “Questi eventi ci hanno permesso di raccogliere i fondi grazie ai quali oggi siamo riusciti a prendere dei nuovi locali e delle nuove strumentazioni e, ovviamente, ricominciare le trasmissioni. Così la nostra radio, da divertimento tra amici, è diventata un vero e proprio lavoro a tempo pieno. Questo è quello che sognavamo e questo è quello che siamo riusciti a realizzare“. Marco Dipierro, invece, è di poche parole e per la sua visione di Radio Raptus è chiara e coincisa: “Se penso al nostro progetto, il termine a cui mi riferisco è Glocal. La nostra è una glocal web radio. Partiamo sul territorio e dal territorio per arrivare più lontano possibile“.

Tante sono le persone che ruotano attorno a Radio Raptus Bernalda, giovani attivisti, artisti e speaker che rendono possibile la realizzazione sia dei programmi radiofonici sia degli eventi musicali e non. Ed è proprio per questo che il direttivo ha deciso di affiancare l’esperienza radiofonica alla ben più complessa gestione di un’associazione culturale. Ciò, ha permesso a Musica Universalis, questo il nome dell’associazione, di diventare una fucina d’idee e di innovazioni culturali. Le onde web di Radio Raptus sono in continua espansione e la “buona novella“, di cui essa si fa portavoce, può essere riassunta dalle parole di chi in questo progetto ci crede e investe, gli speaker.

“La radio resta uno strumento potentissimo, anche ai tempi di internet e della conseguente moltiplicazione dei modi in cui le persone comunicano tra loro. È uno strumento ancora incredibilmente efficace perché dietro un microfono c’è una “voce” che racconta, consiglia, informa o chissà cos’altro. Insomma, è uno strumento di racconto diretto che affascina ancor di più per il fatto di essere privo di qualsiasi supporto video: nessuna immagine, nessuna fotografia, e questo la rende un media strambo, anomalo e dal gusto un po’ antico; un incredibile “produttore d’immaginazione”. Da musicista mi capita di trovarmi spesso dall’altra parte del microfono, sono quello che la radio la ascolta, che la “subisce” in qualche modo. Farla attivamente, condurre un piccolo programma in cui ‘parlare di musica’, (ammesso che si possa realmente farlo), è una cosa del tutto inedita per me, un modo assolutamente nuovo con il quale confrontarmi con chi, in quel momento, è chissà dove ad ascoltarti; per un’ora a settimana non sono più quello che le canzoni le canta ma quello che le consiglia e le racconta, ed è bellissimo”.

Alex Bandini, Citofonare Bandini

“Sono un umile Speaker e cioè qualcuno che diffonde le informazioni che chi fa cultura porta a noi. Bisogna fare cultura con qualsiasi mezzo, soprattutto col passaparola. Quando però viene fatto con un media, la cultura diventa virale, soprattutto se fatta con una web radio. Farlo poi, con una piccola radio di provincia che è ascoltata in tutto il mondo, che ho visto nascere dal nulla e diventare una delle prime emittenti di Internet, diventa un qualcosa simile al miracolo. Sapere poi che le tue notizie (anche locali) vengano ascoltate in Messico, in Argentina, in Jamaica, negli States e in tutto il resto del mondo e di Italia galvanizza parecchio e ti sprona a dare sempre il meglio di te”

Davide Crucinio, I Deliri Del Crucio e Reggae Wave

“La radio è il teatro dell’anima. L’unico media che riesce a fondere due delle mie più grandi passioni, il teatro, la recitazione in generale e l’amore per la musica. Per Radio Raptus cerco di dare il meglio di me e di vivere al meglio e in maniera propositiva questa ‘missione'”.

Stefano Paradiso, Casa Paradiso

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