CULTURA

EL CAGÓN DEL BELÉN: QUANDO DEFECARE DIVENTA DI DOMINIO PUBBLICO

Simbolo del belén (presepe ndr) spagnolo, El cagón si colloca fra le statuette più amate della nazione, tanto che, secondo la tradizione, la mancata presenza di questa porterebbe sfortuna.

Conosciuto anche come “caganer”, “cagador”, “hombre que caga” e “hombre que hace sus necesidades”, questo curioso personaggio diventa portavoce di un’antica tradizione iberica, le cui origini rimangono ancora un mistero. Potrebbe essere definito un elemento dell’immaginario popolare che rappresenta un individuo, generalmente un uomo, accovacciato, tradizionalmente vestito con abiti catalani (un berretto rosso e una fascia indossata come cintura) e con le natiche al vento, impegnato nel soddisfare le proprie necessità fisiologiche all’aria aperta. Spesso aiutato nel suo “sforzo” da una pipa, e accompagnato da qualche animale che annusa gli eventuali odori “inebrianti”, El cagón viene posizionato generalmente dietro un ponte, un albero, un angolo, un posto, insomma, in grado di concedergli la privacy dovuta e che soprattutto non offenda la sacralità del presepe.

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Ma qual è la sua storia? Questa figura non appare per la prima volta nella rappresentazione della nascita di Gesù, non appartiene esclusivamente ad essa ma si presenta in varie forme nell’immaginario popolare. Secondo Joan Amades, etnologo e folclorista catalano, potrebbe risalire al XVIII secolo ispirandosi ad un rilevo in marmo del secolo XVII: La Virgen y la montaña de Montserrat che rappresenta la Madonna con il bambino, in cima al monte di Montserrat, attraversato da un cammino ricco di personaggi, tra i quali risalta nascosto da un albero, proprio il nostro cagón. Altri esperti lo fanno risalire al XIV secolo a Ille-sur-Têt, un piccolo comune francese soprannominato da alcuni ‘Catalunya Nord’, dove scolpito nella pietra, si mostra un personaggio conosciuto come “cagaire”. Un’altra ipotesi, invece, vuole attribuirlo al secolo XVII in coincidenza con un movimento artistico culturale che rappresentava, attraverso disegni su piastrelle, la vita quotidiana dei catalani, tanto che pare che una di esse rappresentasse proprio un pagès ( un contadino catalano ndr) intento a defecare. Esso durante il barocco si è arricchito di un significato ironico e ben adeguato alla condizione dell’uomo, servo della naturalezza.

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Qual è il suo significato? Una prima ipotesi vuole che questa statuina nel suo gesto richiami la fertilità della terra, la buona sorte, infatti come dice un famoso augurio catalano: «Menja bé, caga fort!»; per una seconda pare che questo sia il risultato soltanto di una voglia di portare allegria e risate; infine la terza interpretazione vuole che il pastorello ricordi l’uguaglianza tra le persone: infondo al di là del censo, del sesso, della religione, tutti ci accovacciamo, chi più e chi meno.

A proposito di questo, oggi nascono diverse rappresentazioni del personaggio che si presenta prendendo le sembianze di Obama, Mafalda, Merkel, Bart Simpson, Monti, Batman, Gandhi, Snoopy, Picasso, Peppa Pig, Messi, Doraemon, Batman, Dora l’esploratrice, Berlusconi, e addirittura Papa Francesco!

Coni il tempo, sicuramente, non mancano le rappresentazioni di una “caganera”, ovvero una versione femmine: insomma un’immagine che accomuna tutti.

A prescindere dalle rivalità politiche che ben sono diffuse nella nazione, quest’ultima risulta accomunata dalla predilezione per una figura singolare, diventata ormai simbolo della del Natale made in Spagna. Nel 2005, infatti, produce scalpore la decisione del consiglio comunale di Barcellona che ha commissionato un presepe privo del tradizionale “cagón” o “caganer”, decisione parsa come un tentativo di forzare la presunta campagna tesa a cancellare il linguaggio e l’identità catalana dalla faccia della Spagna. In questa scelta essi si erano appellati ad una legge che vietava di defecare e urinare in pubblico, cosicché il personaggio, secondo loro, non era di buon esempio alla cittadinanza. Tuttavia un anno è bastato, e nel 2006 il nostro “hombre que caga” fa la sua ricomparsa, sistemato in un angolo, nei pressi di un fiume, intento nelle sue “faccende”.

Parliamo di un simbolo, di un oggetto diventato anche merce redditizia nel mercato spagnolo e che ha fatto, comunque, la storia di un popolo tanto vario. Chi l’avrebbe detto che “un’azione”, così semplice e naturale, potesse creare tanta confusione.

Milena D’Alessandro

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