INTERVISTA A LARA LAGO: “MINISTRO POLETTI HA PREPARATO LA VALIGIA?”

Con una lettera aperta, diventata virale in poche ore e, soprattutto, grazie alla sua indiscutibile grinta, la giornalista vicentina Lara Lago, 32 anni, è balzata agli onori della cronaca per la brillante risposta data al ministro Giuliano Poletti il quale, a proposito dei cervelli in fuga made in Italy, ha affermato che: “Questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”.

Una tematica, questa, che la tocca molto da vicino, dato che Lago fa parte di quell’esercito che vanta oltre 3000 professionisti l’anno e che, nonostante determinazione e brillanti curriculum alla mano, è costretto a fuggire dall’Italia alla ricerca di un’opportunità.

Parlaci di te: chi è Lara Lago?

È una ragazza che ha sempre creduto nel potere dei sogni, non chiamandoli semplicemente sogni ma trasformandoli in piani e progetti di vita. Sono laureata in Scienze della Comunicazione con specialistica in giornalismo. Faccio la giornalista da 9 anni, prima nella stampa locale del Veneto poi all’estero, prima in Albania ora ad Amsterdam.

Hai sempre pensato di voler vivere fuori dall’Italia?

Mi piace molto l’internazionalità, mi piace lavorare in inglese ma non sapevo se ce l’avrei fatta un giorno. Ho 32 anni. A 30 anni lavoravo ma vivevo ancora nel mio piccolo paesino. Mi ero posta l’obiettivo di andare a vivere in una città che avesse la metropolitana, non necessariamente estero. Avevo voglia di qualcosa di più grande ma non sapevo che sarebbe stata una scelta anche molto impegnativa.

Veneta doc, cosa ti ha spinto a trasferirti in Olanda?

Solo ed esclusivamente il lavoro. Non ero mai stata ad Amsterdam nemmeno per un week end. Ho semplicemente trovato una possibilità in Olanda, un contratto concreto. Mi sono trasferita di sabato sera, al lunedì sono entrata in ufficio.

Le principali differenze tra Italia e Olanda?

E’ una cultura completamente diversa. Per gli olandesi l’immagine è molto meno importante, sono più concreti, meno festaioli, organizzano pochissime cene a casa e quando le fanno sono organizzate settimane e settimane prima. Amano pianificare tutto, sono molto dediti al lavoro ma solo all’interno degli orari d’ufficio. In tram nessuno parla, figurarsi stare al telefono. Sono sempre e solo le donne a fare il primo passo nella seduzione. La maternità è sacra. E la lista potrebbe continuare.

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Pensi che un giovane abbia più possibilità di emergere in Italia o all’estero?

Credo dipenda molto dalla creatività individuale e credo le opportunità esistano anche in Italia. Il problema però è l’accesso alle opportunità. In Olanda è molto più semplice mostrare quello che sai fare, essere valutati per il proprio lavoro, poter proporre le proprie idee e vederle realizzate e valorizzate. Non dico che in Italia non possa accadere ma credo la gavetta sia molto più lunga.

E una donna?

Nella azienda dove lavoro io, Zoomin.Tv, i capi sono prevalentemente donne. Credo sia un dato parecchio significativo.

Ti sei mai pentita della scelta fatta?

Assolutamente no.

Balzata agli onori della cronaca per una lettera “aperta” al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti il quale, a proposito dei “cervelli in fuga”, ha dichiarato: “Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”, cosa hai provato quando hai ascolta le parole del ministro?

Mi sono sentita chiamata in causa, come se ci fossero un paio di cosucce che avrei potuto spiegare. Quello dei giovani italiani che vivono all’estero è un tema scottante soprattutto per noi che siamo lontani. Forse il Ministro non ne aveva percezione quando ha detto quelle parole. Forse non si è reso conto di quanto a volte ci pesi vivere lontani.

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Tu pensi che le dichiarazioni di Poletti debbano essere ritenute offensive per tutta la generazione “Erasums” della quale faceva parte anche Fabrizia Di Lorenza, la ragazza morta durante l’attentato di Berlino?

Penso che abbia fatto una gaffe, e da ciò che mi hanno scritto i tanti italiani che vivono all’estero sì, si sono sentiti tutti indignati.

Nelle ultime ore si sta molto parlando di Poletti Jr. che pare abbia intascato, in soli 2 anni, mezzo milione di euro di contributi statali per l’editoria, pensi che attualmente, in Italia, sia più facile emergere se si è “figli di”?

Ovviamente sì. Aggiungo anche che è una vergogna. E che se sono partita è anche perché è avvilente continuare a vedere le stesse dinamiche che si ripetono. Mentre noi, figli di nessuno, stiamo qui a guardare.

Da giornalista quanto è difficile in Italia, per una piccola testata, accedere a dei contributi pubblici?

Non ho mai avuto una mia testata quindi non mi sono mai confrontata con questo aspetto. Colleghi mi dicono sia parecchio difficile e che senza contributi una testata ha vita breve.

Tu pensi che Giuliano Poletti si debba dimettere?

Penso che la situazione del lavoro in Italia sia molto delicata, penso che servano nuove iniziative per valorizzare le eccellenze. Io non sono davvero nessuno per dire cosa dovrebbe fare un Ministro e nell’idea di politica che piace a me vorrei che un Ministro desse le proprie dimissioni appena un inciucio si profila all’orizzonte, ad esempio i contributi pubblici di un figlio.

Se avessi davanti il ministro Poletti cosa gli diresti?

‘Ministro buongiorno, allora, ha preparato la valigia? Si parte?’

Torneresti in Italia?

Sì, se in Italia meritocrazia e creatività fossero dei valori universalmente riconosciuti e rispettati.

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