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CASO MENINGITE: COME RICONOSCERLA?

Nell’ultimo anno, in tutta Italia, una rara e grave infezione è stata motivo di preoccupazione per molti, in quanto non esistono vaccini sufficienti a prevenirne tutte le forme: la meningite.

Essendo grave e anche mortale la meningite preoccupa non poche famiglie, i bambini, infatti, risultano essere quelli maggiormente colpiti.

Ma che cos’è la meningite?

E’ una grave malattia dovuta all’ infiammazione delle meningi (le membrane che rivestono il cervello) e che perciò si ripercuote sul cervello procurando gravi sintomi neurologici che possono portare alla morte, oppure, ad effetti di grave entità come per esempio: paralisi, sordità, ritardi mentali, epilessia.

Da cosa può essere causata? Sia di forma batterica che virale, la prima pare essere quella più pericolosa dovuta a tre specifici germi (emofilo di tipo B, pneumococco, meningococco), batteri capsulati che possono colonizzare senza effetti apparenti il naso o la faringe, e che in alcuni casi passano la mucosa e scatenano una malattia di particolare gravità (in genere meningiti, oppure sepsi). Tali microrganismi provocanti l’infiammazione possono sia provenire dall’esterno che essere già presenti nell’organismo del contagiato, ed essersi diffusi a causa di un possibile abbassamento delle difese immunitarie (ad esempio a causa di un raffreddore), oppure per la lesione traumatica della scatola cranica, in seguito al quale i microrganismi penetrano nelle meningi attraverso l’eventuale ferita aperta.

Come riconoscerla? Tra i sintomi principali della meningite riconosciamo febbre, nausea, vomito e irritazione delle membrane meningee che sono avvertite dal malato come una forma di rigidezza dei muscoli nucali, oppure dalla diminuzione dello stato di coscienza, da senso di torpore, battito cardiaco rallentato e convulsioni. Per essere sicuri di aver contratto la malattia ovviamente si deve procedere attraverso l’analisi di una piccola quantità di liquido cerebrospinale prelevato mediante una puntura lombare. Questa è una pratica che non comporta certamente rischi per il paziente e permette di stabilire la natura e la gravità dell’infezione identificando la natura e la quantità dei microrganismi patogeni. Se la meningite è di origine virale, i pazienti sono gravemente malati per alcuni giorni senza per questo perdere conoscenza, e se sottoposti a trattamento antibiotico, di solito si ristabiliscono entro una settimana. Se gli organismi patogeni sono di origine tubercolare, la guarigione richiede un tempo notevolmente più lungo. Altre volte invece l’infezione può essere addirittura mortale.

Come prevenirla? Per molte forme di infezione esiste un vaccino, per altre no in quanto sono diversi gli agenti patogeni ed è difficile quindi potersi proteggere da tutti. Ciò naturalmente provoca non poca preoccupazione in una società che vede una epidemia diffusa, un problema che non sempre può vere una cura: proteggersi da un tipo non vuol dire proteggersi da tutti. E’ però consigliabile non lasciarsi prendere dal panico; gli esperti si occupano di valutare in base alla diffusione e alla circolazione delle diverse tipologie di batterio, la tipologia di vaccino che deve essere proposto, consigliabile soprattutto ai bambini nei primi mesi di vita.

Ovviamente oggi, visto il panico generale, la disponibilità del vaccino si fa sempre più carente, nonostante molte regioni ribadiscano il contrario, e molti sono i casi che non riescono ad essere risolti. Si spera però che questa richiesta pressante aiuti a qualcosa. Infondo per contrastare la diffusione del batterio la soluzione migliore potrebbe essere proprio aderire alle campagne di vaccinazione, che già sono molte.

Milena D’Alessandro

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