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INTERVISTA A MAURO BIGLINO: LA BIBBIA NON PARLA DI DIO.

Anni di lavoro, di traduzioni, pubblicazioni e conferenze. Un percorso iniziato con le traduzioni dei codici ebraici masoretici effettuate per le Edizioni San Paolo. Non una casa editrice qualsiasi. Di chi stiamo parlando? Senza alcun dubbio di Mauro Biglino, uno dei personaggi più discussi negli ultimi anni, sia in Italia che all’estero. Ha condotto studi classici e per circa trent’anni si è occupato dello studio dei testi sacri.

Ha iniziato con le traduzioni San Paolo che hanno pubblicato 17 libri dell’Antico Testamento tradotti dal codice ebraico di Leningrado, dopo di che ha pubblicato i suoi libri e ha tenuto conferenze in tutta Italia su ciò che i suoi studi hanno portato alla luce.

I suoi libri, tradotti anche all’estero,  sono il risultato di un’attenta analisi del testo ebraico e rivelano quello che pare ci sia veramente scritto, delle chiavi di lettura che tengono conto di ciò che c’è   e non di come è stata interpretata la Bibbia.

Biglino invita i lettori a leggere la Bibbia unicamente in senso letterale. Nei suoi libri più volte afferma di analizzare le questioni trattate con la formula ‘’Facciamo finta che..’’ partendo dal presupposto che la Bibbia che leggiamo oggi non è quella scritta in origine.

Non parla mai di religione o di spiritualità ma riporta letteralmente le traduzioni dei testi sacri fino a giungere ad un’affermazione che per molti ha destato scalpore: La Bibbia non parla di Dio.

 

Di cosa parla realmente la Bibbia?

In estrema sintesi, come ho esplicitato in “La Bibbia non parla di Dio” e “Il falso testamento” (Mondadori 2015- 2016), a me pare che contenga una cronaca, nella fattispecie la storia del rapporto tra la famiglia di Giacobbe/Israele e un individuo conosciuto con il nome di Yahweh, appartenente alla schiera degli Elohim, il cui comandante, Elyon, gli ha affidato l’incarico di occuparsi di quella gente (Dt 32): lui lo fa in modo esplicito, dichiarato e soprattutto esclusivo.

Il 90 % di coloro che credono al messaggio della Bibbia, paradossalmente, non l’hanno mai letta; una fede che si basa su traduzioni errate. Quando si parla di lingue antiche non vi è mai certezza. Nel suo libro ‘’La Bibbia non parla di Dio’’ (ed. Mondadori, 2015)  si fa riferimento a quella che dovrebbe essere la parola con cui si indica il Signore Onnipotente. Qual è questa parola e cosa significa letteralmente?

La risposta è per me molto semplice perché posso fornirla citando ciò che dice in nota la Bibbia di Gerusalemme (Gen 17,1): il termine ebraico SHADDAI, che viene normalmente tradotto con Onnipotente, non ha quel significato ma, nella migliore  e più probabile delle ipotesi, significherebbe “signore della steppa”.

Visto che sono loro stessi a scriverlo, sarebbe bene, anzi sarebbe semplicemente corretto ed onesto, che le Bibbie non contenessero più quella traduzione che è chiaramente una “interpretazione” teologica nata dalla necessità di qualificare come tale quel Dio che la stessa teologia ha elaborato attribuendogli caratteristiche e connotazioni che nulla hanno a che vedere con la figura biblica di Yahweh, che è stato trasformato nel presunto “Dio padre” della religione cristiana.

La Bibbia è uno strumento di controllo?

La Bibbia in sé non lo sarebbe, se fosse letta e spiegata per ciò che realmente racconta: la storia di una famiglia che viveva in terra di Canaan agli ordini del suo governatore di nome Yahweh. Il controllo viene esercitato da secoli, e con straordinaria efficacia, sulla base di ciò che è stato elaborato a partire da quel libro ma in assoluto dispregio di ciò che vi è scritto. La fortuna dei controllori è che i controllati non lo leggono con mente aperta e serena: nei pochi casi in cui lo fanno, procedono in genere con una lettura condizionata dai filtri teologici che sono stati elaborati proprio per evitare che si comprenda ciò che è concretamente scritto in quell’insieme di libri.

Chi sono gli Elohim? Sono ancora oggi in mezzo a noi?

In “ Antico e Nuovo testamento, libri senza Dio”  (Unoeditori, 2015) ho condotto una analisi specifica sulle ricorrenze bibliche di quel termine: se ne ricava che Elohim (vocabolo plurale)  indica chiaramente un gruppo di individui che si sono spartiti i territori in governatorati/regni e che poi, come sempre succede, hanno combattuto tra di loro per incrementare potere e  ricchezza.

Elohim, per fortuna per tutti noi, non indica infatti Dio ma individui in carne ed ossa.

Non so dire se sono ancora tra di noi, ma se un giorno si scoprisse che è così non me ne stupirei affatto, visto che il sistema che ci governa, quello finanziario in particolare, è impostato con una precisione straordinaria sulle indicazioni contenute nella Bibbia: mi riferisco al sistema del debito/credito.

Nello studio dei testi sacri di svariate culture cade subito all’occhio l’unicità del concetto religioso che accomuna tutti gli esseri umani. Ad esempio, il re dei Moabiti, re Mesha dice esattamente le stesse cose che la Bibbia racconta di Yahweh. Tutti parlano del loro Elohim in egual modo.  I fenici conquistatori del mediterraneo, i greci conquistatori della cultura e i romani conquistatori del mondo, erano cosi stupidi da idolatrare dei pezzi di pietra? E’ possibile che anche loro avessero incontrato gli Elohim?

Secondo me non solo è possibile ma pare corrispondere alla realtà dei fatti. I libri che ho citato prima (nella fattispecie quelli pubblicati da Mondadori) contengono uno studio parallelo tra Bibbia e testi greci da cui emerge come in quegli scritti  si parli degli stessi individui (elohim/theoi) che hanno le stesse caratteristiche, le stesse esigenze, le stesse attitudini, gli stessi comportamenti, persino le stesse esigenze neurofisiologiche, la stessa tecnologia che è chiaramente descritta anche nella Bibbia…

A mio modesto avviso, prima o poi si prenderà atto del fatto che i popoli dell’antichità di ogni continente ci hanno raccontato nella sostanza la stessa storia: tutti hanno avuto come comandanti/regnanti/governatori gli elohim/anunnaki/theoi/dei/deva…

Desidero anche precisare che se tra 2000 anni si studierà il cristianesimo con le stesse categorie interpretative che vengono oggi applicate ai popoli che lei ha opportunamente citato, la nostra religione occidentale sarà indubbiamente definita “idolatrica” proprio come si tende a fare ora con quelle genti ritenute e definite pagane, adoratrici di vani idoli di pietra.

Quando ci si renderà conto che, da questo punto di vista, tra noi e loro non ci sono differenze, si farà un grande passo avanti.

La Bibbia è priva di senso perché non le è stata data la giusta interpretazione. E’ un racconto di guerra e narra di un patto tra una famiglia e un soggetto ben preciso. Quindi, non c’è nessun patto che Dio ha fatto con l’umanità?

La risposta è netta e secca (“Il falso testamento, Mondadori): Yahweh ha fatto un patto esclusivo con la famiglia di Israele. Di questo parla la Bibbia.

L’umanità non vi è coinvolta per nulla: sono stati drammaticamente coinvolti quei popoli che gravitavano su quei territori che erano oggetto di interesse di Yahweh e dei suoi. I rapporti erano unidirezionali: o si adattavano e  accettavano i nuovi arrivati (invasori) o dovevano essere combattuti e spesso totalmente sterminati. La cosa straordinaria è che si trattava di parenti stretti, anzi strettissimi, degli israeliti: appartenevano infatti alla stessa famiglia di Abramo.

Il resto dell’umanità non aveva nulla a che vedere con quella che era una lotta intestina condotta per accaparrarsi dei fazzoletti di terra in quella piccolissima zona del mondo.

Lei riconduce la Bibbia ad una sorta di diario che riporta gli eventi registrati dai nostri antenati, cosi come sembra sia avvenuto in altri testi. Nella letteratura vedica ci sono i vimana ( macchine volanti), nella Bibbia si parla degli stessi oggetti volanti visualizzati da Mosè e persino nelle tavolette assiro-babilonesi vengono descritti oggetti volanti individuati in vari posti del pianeta. Popoli diversi ci raccontano tutti le stesse storie. Come mai non abbiamo tracce dal punto di vista archeologico di queste tecnologie aliene?

Le tracce sono tante e le prime sono costituite dalle costruzioni megalitiche che, nonostante i tentativi privi di ogni credibilità, nessuno riesce a spiegare perché noi stessi avremmo enormi difficoltà nel realizzarle.

A questo proposito suggerisco di leggere il libro di Marco Pizzuti “Scoperte archeologiche non autorizzate” perché è decisamente illuminante.

Ricordo inoltre la dichiarazione ufficiale rilasciata nel mese di ottobre dal ministro dei trasporti iracheno, Kazem Finjan, che ha affermato come le ziggurat babilonesi  fossero rampe di lancio per viaggi spaziali (notizia riportata il 3 ottobre su tutti i più importanti organi di stampa).

Perché  degli esseri cosi potenti e tecnologicamente avanzati come gli Elohim, secondo lei, si servono degli uomini della Terra per poter ottenere il potere in un luogo desolato, così piccolo e periferico, quando potrebbero essi stessi ottenerlo facilmente? Hanno bisogno di venerazione?

In realtà il potere su quel piccolo territorio era un affare che riguardava solo alcuni di loro, molto pochi e molto piccoli all’interno del gruppo degli Elohim.

La Bibbia ci fornisce anche alcuni dei loro  nomi: Yahweh, Milkom, Kamosh, Ashtoret…

Altri popoli ci hanno narrato le storie dei loro colleghi moto più importanti e potenti: sono quelli che hanno regnato sulle grandi civiltà come quelle dei popoli sumeri, egizi, assiri, babilonesi, indiani, centro sud-americani…

Bisogna quindi ricondurre il tutto all’interno delle corrette proporzioni.

La storia condizionata dalla religione giudaico cristiana ha messo quel popolo e il suo comandante al centro delle vicende dell’umanità: allora non era assolutamente così.

Quelle lotte intestine non interessavano alle grandi potenze (Assiri, Babilonesi, Romani) che quando hanno deciso di porre fine ai disordini in terra di Canaan sono intervenute senza che Yahweh potesse neppure lontanamente pensare di contrapporvisi.

Come tutti i potenti di ogni tempo anche “quelli là” avevano necessità/piacere di essere serviti da sudditi che lavorassero per loro: nessuna differenza.
Per fortuna “quelli là” non sono Dio.

Il Dio di cui si parla nel Vecchio Testamento comunica attraverso i suoi portavoce ( come i profeti) e a volte de visu, pur obbligando l’ascoltatore a mantenersi a debita distanza. Se cosi fosse, qual era la lingua dell’epoca se l’ebraico sembra esser una lingua creata ad hoc per il Libro Sacro? E’ possibile che le lingue semitiche o le lingue parlate all’epoca nel Vicino Oriente siano state influenzate dai dominatori extraterresti ( gli Elohim) o siano esse stesse non terrestri come il sumero potrebbe esserlo degli Anunnaki?

Le lingue semitiche parlate allora erano l’accadico, l’amorreo, l’aramaico, l’ugaritico e varie lingue cananaiche…. Gli studiosi (ad esempio il Prof. Giovanni Garbini, Università La Sapienza di Roma) pongono l’origine dell’ebraico intorno al X sec. a.C. e lo presentano come una evoluzione di un dialetto sud-fenicio.

E’ naturale pensare che, almeno in origine, le prime forme di scrittura siano state trasmesse ai vari popoli dai loro rispettivi governanti.

Il sumerico ad esempio risulta essere una lingua assolutamente originale appartenente ad  una civiltà che compare sulla scena mediorientale straordinariamente già completamente formata e dotata di conoscenze negli ambiti più disparati: dall’agricoltura all’astronomia, dall’architettura alla matematica, dalla scrittura all’allevamento…

Questo aspetto fa pensare ad una origine che non può essere ricondotta ad una lenta evoluzione culturale ma piuttosto al prodotto di un intervento che potremmo genericamente definire “esterno”.

Nel Deuteronomio 32,8 e segg. viene narrata la spartizione dei territori tra Yahweh e gli altri Elohim. Ciò richiama alla mente ‘’Il Crizia’’ di Platone in cui i protagonisti sottolineano che i Theoi ( gli Dèi) ebbero ciò che volevano in seguito ad una suddivisione. Vi è una forte corrispondenza, la stessa che poi ritroviamo anche nelle tavole sumero-accadiche. Sempre ne ‘’Il Crizia’’ Platone ci racconta di un’Atene di 9000 anni prima di quella che conosciamo. Volendo rimarcare questa corrispondenza, è possibile che Platone ci parli di una popolazione vetero-terrestre e che gli stessi Elohim siano tali e non extraterrestri?

Tutto è possibile e bisogna essere aperti ad ogni ipotesi: lascio ad altri le certezze dogmatiche. L’importante è che si comprenda che la Bibbia parla di “quelli là”, chiunque essi fossero, e non di Dio.

Ricordo solo che i popoli di tuti i continenti ci parlano di “quelli là” definendoli in genere “figli delle stelle”; in assenza di certezze e in attesa si conoscere la verità, io mi comporto con loro esattamente come faccio con la Bibbia, cioè “faccio finta che…”.

Nel suo ultimo libro ‘’ Il Falso Testamento’’ (ed. Mondadori, 2016) ci sono molte pagine dure dedicate a un preciso passo della Bibbia con numerose citazioni di studi rabbinici, dove questi uomini, durante le campagne di sterminio lasciavano in vita sole le bimbe che avessero almeno 3 anni e un giorno in quanto fosse lecito avere rapporti sessuali con quest’ultime. Nelle nostre Bibbie, invece, questo come viene interpretato?

Dal momento che la teologia non può accettare questa durissima verità, il passo di Numeri 31 cui lei si riferisce viene reso con una traduzione decisamente addolcita: là dove la Bibbia (anche nelle traduzioni degli stessi traduttori ebrei) parla inequivocabilmente di “bimbe”,  i traduttori fedeli alla dottrina tradizionale – nel tentativo di rendere accettabile il tutto – scrivono “ragazze, giovani, fanciulle”.

Il fatto ancora più drammatico è che, come è chiaro nella Bibbia, le “bimbe” interessavano anche a Yahweh, il presunto Dio.

Non mi dilungo qui perché ho dedicato al tema numerose pagine nel libro che lei ha gentilmente citato.

La Chiesa cattolica, soprattutto attraverso i concetti innovativi di Papa Francesco, sta cambiando. Lei crede che ci stia preparando ad una nuova apertura e a nuove verità?

Ritengo che sia  inevitabile, non possono più tenere sotto controllo la conoscenza che si sta diffondendo con una rapidità inimmaginabile fino a pochi decenni fa.

Il cammino è segnato e la Chiesa prenderà sempre più le distanza dal Vecchio Testamento concentrandosi sul Nuovo.

Il problema però non cambierà; se infatti l’Antico Testamento non parla di Dio si pone inevitabilmente la domanda: quale Dio padre  avrebbe mandato Gesù?

Lei afferma che nella Genesi non c’è creazione e che ciò che ci viene raccontato è come sono intervenuti gli Elohim su una specie esistente sulla Terra e poco evoluta. Siamo il risultato di un intervento di ingegneria genetica? Perché è arrivato a questa convinzione?

Sono arrivato a questa conclusione perché è ciò che narra chiaramente la Bibbia. Che quel testo parli di ingegneria genetica è apertamente dichiarato da gran parte dell’esegesi ebraica; ci sono rabbini che dialogano apertamente per capire da quali parti del corpo sono state prese le cellule necessarie per procedere con gli interventi di clonazione effettuati quando sono stati fabbricati gli adamiti.

Anche una parte della scienza ufficiale se ne sta occupando molto seriamente e ritengo che nei prossimi anni finalmente anche nel mondo occidentale cristiano si potrà parlare con serenità di questi argomenti che al momento sono ancora oggetto di incredulità, derisione, sarcasmo… il cammino è avviato e non si fermerà più.

Ultima domanda: Lei crede in Dio?

Non so nulla di Dio, non ho le certezze dei credenti e neppure quelle degli atei.

Ritengo che nessuno sappia nulla di Dio anche se, nel corso della storia, su di lui è stato detto (ideato, elaborato, pensato, ipotizzato, inventato?) tutto e il contrario di tutto. Con queste premesse,  e nella convinzione che comunque non arriverei a nessuna conclusione certa, preferisco non occuparmene.

Mi occupo di Bibbia che di lui non parla, ma il fatto che non ne parli non significa che non esista: io questo non lo so.

 

 

@copyright foto copertina :

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Link intervista tradotta in inglese: https://metismagazine.com/2017/01/06/interview-to-mauro-biglino-the-bible-doesnt-talk-about-god/

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