LA COSMOGONIA E IL MITO DELLA NASCITA DEGLI DEI DELL’OLIMPO

La cosmogonia, dal greco κοσμογονία ‘’la nascita del cosmo’’, è la dottrina che studia l’origine dell’universo. Mentre la cosmologia analizza il cosmo nella sua struttura e le leggi in esso presenti, la cosmogonia ha,invece, l’intento di analizzare l’origine di queste leggi e la loro evoluzione.

Non c’è al mondo una religione che non abbia una cosmogonia. Dagli Apache,  popolazione nativa dell’area sud occidentale dell’America Settentrionale, ai Vichinghi, con i loro Dei nordici, e poi ancora, dai Mongoli ai Masai, ognuno con una loro precisa e distinta visione delle ‘’origini’’.

Su una cosa vi è concordanza di idee: al principio  c’era il Caos…

IL MITO OLIMPICO

Anche nel mito olimpico tutto ebbe inizio da una grande confusione.

Un bel giorno, dal nulla, spuntò fuori la Madre Terra che ( probabilmente per osmosi) generò nel sonno un figlio : Urano ( il Cielo). Quest’ultimo, commosso dalla bellezza e dallo splendore della  Madre Terra, seduto in cima ad una montagna pianse lacrime che si tramutarono in fiumi, mari e piogge feconde che a loro volta generarono fiori, alberi e poi gli animali. Solo alla fine, Urano congiuntosi con Gea ( la Terra) generò i Centimani , i Ciclopi e i Titani.

Apollodoro, grammatico e antiquario greco vissuto nel II secolo a.C., autore di un’opera “sugli Dei”,  ne ‘’La Biblioteca’’ , un antico testo suddiviso in tre libri che contiene un’ampia raccolta di leggende tradizionali appartenenti alla mitologia greca e all’epica eroica scrive:

‘’ Urano (Il Cielo) fu il primo di tutti a presiedere l’imperio dell’Universo. Egli, congiuntosi con Gea ( la Terra), n’ebbe per primi i Centimani, Briareo, Gige e Cotto, i quali avevano ciascuno cento mani e cinquanta teste. Dopo costoro, la Terra partorì a Urano i Ciclopi, e furono Arge, Sterope e Bronte, ciascuno con un solo occhio in mezzo alla fronte. Urano,però, li rinchiuse subito incatenati nel Tartaro, luogo tenebroso dell’Inferno, il quale è tanto lontano dal suolo dove abitiamo di quanto questo suolo è lontano dalla regione delle stelle. Dalla Madre Terra nacquero anche i Titani e cioè Oceano, Ceo, Iperione, Crio, Giapeto e, ultimo di tutti, Crono. Infine, ebbe le Titanidi, sei figlie chiamate Tia, Rea,Temi, Mnemosine, Febe e Teti.’’

( Apollodoro, Biblioteca I,1,1-3 )

Tra i Titani, cosi come Apollonio scrive, c’era Crono ( il Tempo) che non contento del potere dispotico del padre Urano, decise di evirarlo. Dal sangue del membro evirato nacquero le Erinni, personificazioni femminili della vendetta (Furie nella mitologia romana) soprattutto nei confronti di chi colpisce la propria famiglia e i parenti. Spuntarono fuori le ninfee e quando il membro del Dio raggiunse le acque dei mari, dalla spuma (afros in greco) spuntò fuori Afrodite, la Dea dell’amore.

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La nascita di Venere di Sandro Botticelli, Uffizi Firenze.

LINK di approfondimento: La nascita di Venere

Potremmo cogliere un importante allegoria dell’evirazione che Crono (il Tempo) attua nei confronti del dispotico padre Urano, ovvero, non c’è potere al mondo, per quanto dispotico e assoluto si possa immaginare che, prima o poi, non venga ‘’reciso’’ dal Tempo.

L’eliminazione di un padre da parte del figlio è un tema ricorrente in numerosi miti.

Al concludersi del mito olimpico, comunque, la stessa sorte di Urano vedremo  toccare a Crono per mano del suo ultimo figlio, Zeus.

Crono unitosi a Rea, genererà quelli che conosciamo come gli Dei Maggiori : Estia, Demetra, Era, Ade, Poseidone e Zeus, futuro padre degli Dèi.

Per paura che lo spodestassero, mangiò uno ad uno i suoi figli. Ma non il più piccolo, Zeus, che Rea riuscì a nascondere affidandolo alle cure della capra Amaltea e che sostituì con una pietra ravvolta in fasce e in panni. Crono, ignaro della sostituzione, ingoiò quello che credeva l’ultimo dei suoi figli. Una volta adulto Zeus affrontò suo padre e lo costrinse a bere un farmaco che gli fece vomitare tutti i figli che aveva divorato, infine, lo sfidò scatenando una guerra per il trono degli Dei.

saturno-che-divora-i-suoi-figli-1819-1823-dipinto-del-pittore-spagnolo-francisco-goya-conservato-nel-museo-del-prado-a-madrid
Saturno mangia i suoi figli, Francisco Goya, Museo del Prado, Madrid

Link di approfondimento: Saturno che divora i suoi figli – Goya –

 

@copyright foto:

foto copertina: sala dei giganti di Giulio Romano,Mantova

http://www.arteworld.it/analisi-iconografica-sala-dei-giganti-di-giulio-romano/

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