CULTURA

SUONO E SPIRITUALITÀ: LE CAMPANE TIBETANE

È possibile constatare una forte connessione tra musica e religione fin dall’antichità, la musica infatti è in grado di risvegliare la coscienza del sé con le vibrazioni sonore primordiali, questo è da attribuirsi alla valenza simbolica che ha il suono, basti pensare che nei riti di numerose religioni è presente una parte sonora; per le popolazioni preistoriche il suono del tamburo, accompagnato da danze, rappresentava la connessione con il divino. La musica greca antica era la cura dell’anima, secondo le credenze del tempo le tonalità musicali erano in grado di colmare dei vuoti dello spirito. Per la cultura cinese, invece, la musica era l’unico strumento in grado di educare i giovani alla spiritualità, poiché quella lenta concatenazione di suoni stimolava la meditazione.

Ed ancora, secondo la tradizione indiana il cosmo ha avuto origine dal suono che è una forma di energia molto potente, il suono originario è l’OM che rappresenta il suono sacro primario. Lo strumento in grado di riprodurre la vibrazione sonora originaria dell’OM è la campana tibetana, in grado di creare una connessione con la parte più profonda di noi stessi favorendo uno stato di benessere e meditazione.

La sua origine risale in un periodo antecedente al Buddismo, si presume quindi 3000 anni fa, e la sua diffusione si concentra in Tibet, Nepal, India, Giappone e Cina; in quel periodo, infatti, in Asia si praticava una particolare forma di sciamanesimo che attribuiva al suono delle campane, ma anche ad altri strumenti dalle sonorità simili come i cimbali o il gong, un forte potere di guarigione e la capacità di avvicinare l’uomo alle divinità. Dietro il processo di forgiatura delle campane ci sono molti racconti, si narra che venissero prodotte solo in alcuni periodi dell’anno e durante particolari fasi lunari, in concomitanza a pratiche legate al culto del fuoco. I mantra recitati durante la forgiatura, andavano a determinare il particolare “potere” della campana. Alcune di queste sono talmente antiche che i monasteri che le custodivano diventavano meta di pellegrinaggio da parte di monaci e fedeli.

Le campane tibetane sono formate da una lega composta da sette metalli, questi sono associati ai sette pianeti collegati all’antica concezione dell’universo, infatti il suono caratteristico di ogni campana varia in base alla proporzione dei componenti della lega, alla forma e al loro spessore.

L’oro è collegato al Sole, l’argento alla Luna, il mercurio al pianeta Mercurio, il rame a Venere, il ferro a Marte, lo stagno a Giove, il piombo a Saturno.

A seconda di come viene tenuta la mano e di come si adopera il battente, oltre che per la sua composizione, il suono della campana può variare, i “suonatori” più esperti riescono addirittura a controllare l’altezza, l’intensità e il timbro del suono. Le vibrazioni di questo strumento stimolano il corpo ad entrare in sintonia con la sua frequenza, ristabilendo autonomamente l’armonia. Le campane si possono suonare appoggiandole direttamente sui chakra (in alcune filosofie orientali, ciascuno dei centri di energia presenti nel corpo umano che presiedono alle funzioni organiche, psichiche ed emotive dell’individuo), creando una concordanza di fase tra la campana e la persona che vi è a contatto; o sorreggendola con le punte delle dita della mano sinistra (le cinque buddhità), consentendo la massima vibrazione della campana, che rappresentano ognuna una forma di manifestazione del Buddha.

In Europa iniziarono a diffondersi negli anni ‘50 e da quel momento furono adoperate anche come strumento per la musicoterapia, per gli esercizi di meditazione, e fino ad arrivare ai giorni nostri come accompagnamento alle lezioni di yoga e pilates.

Indipendentemente dalle inclinazioni spirituali e religiose di ognuno, le campane tibetane rappresentano uno degli strumenti più affascinanti per modalità di forgiatura, per le sue antiche origini e le storie narrate, per la peculiarità del suo suono e delle vibrazioni generate dal lento e meticoloso sfregare del batacchio sulla superficie interna della “ciotola”, o per il suggestivo spettacolo a cui si può assistere riempiendo di acqua la campana e sfregando il batacchio sul bordo, la scena a cui si può assistere sfida ogni legge della fisica, poiché la superficie dell’acqua anziché ondeggiare, inizia ad incresparsi e l’acqua zampilla in centinaia di goccioline che restano sospese sulla superficie. C’è una particolarità che le caratterizza rispetto ad altri strumenti, oltre quelle precedentemente elencate, non tutti sono in grado di farle suonare al primo tentativo. Non sei curioso di scoprirlo?

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