CULTURA

ABDUCTION – STORIE DI RAPIMENTI ALIENI

Almeno una volta vi sarete imbattuti in qualche racconto o leggenda metropolitana che vedeva come protagonisti una giovane donna e un alieno che la rapiva. O, meglio ancora, avrete sicuramente sentito parlare di fasci di luce provenienti da dischi volanti che avvolgono l’ “addotto” e lo conducono nella navicella spaziale. Ciò che avviene una volta che questi umani vengono rapiti non è sempre molto chiaro. A volte si parla di vere e proprie storie d’amore, altre volte, invece, di terribili impianti sottocutanei e tanta sofferenza mediatica.

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Tante, d’altro canto, sono le storie che si sono accumulate nel corso degli anni e che vedono come protagonisti gli addotti, una categoria di persone che condividono tra loro l’esperienza del rapimento da parte di alieni. In un’intervista del 1996, condotta poco prima della sua morte (e che potete trovare a questo link), Carl Sagan, astronomo e divulgatore scientifico, disse una cosa molto importante. Nello scetticismo che da sempre lo ha contraddistinto, ma che non gli ha impedito di scrivere meravigliosi romanzi di fantascienza come Contact (da cui l’omonimo film con Jodie Foster), Sagan si sentì in dovere di dire a tutti coloro che ritenevano di essere stati rapiti dagli alieni queste parole: “Se parlassi ad un gruppo di persone che dicono di essere state rapite da alieni, penso che prima di tutto direi che sono sicuro che per molti il disagio che avvertono è reale, che non stanno solo simulando ; ed è molto importante essere loro vicini. Al tempo stesso preciserei che allucinazioni sono normali per il genere umano, e non un segno di follia”.

Se la lungimirante freddezza di Carl Sagan da una parte ci ricorda che, probabilmente, nessuno mai è stato rapito dagli alieni, dall’altra ci fa riflettere riguardo la concezione del dolore e della sua condivisione. Show televisivi e siti internet che trattano questo pungente argomento, fanno sicuramente leva sul dolore provato dai protagonisti del rapimento. In qualche servizio del programma TV Mistero, non sarebbe raro trovare sedicenti addotti che si sottopongono a sedute di ipnosi per rivivere fino in fondo la loro esperienza e ribadire al mondo che sì, loro sono stati scelti, sono stati rapiti dagli alieni, gli hanno amati e, finanche, si sono riprodotti con loro.

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Un disegno degli alieni descritti da Villas Boas durante il suo rapimento

Tralasciando questa sedicente informazione, dobbiamo però soffermarci su alcuni casi specifici che possono interessare anche i più scettici. Il primo episodio attestato di rapimento di un essere umano da parte degli alieni avvenne nel 1957, ad ottobre, e la vittima era un ventitreenne brasiliano, Antonio Villas Boas. La prima testimonianza in merito è del ricercatore Bruce Rux che racconta: “Antonio Villas Boas era riluttante a raccontare la sua storia, ma poi è stato convinto dal Dott. Olavo T. Fontes, professore di medicina alla Scuola Nazionale del Brasile ed anche da un rappresentante dell’APRO. Ad Antonio Villas Boas, dopo accurati esami , gli è stata diagnosticata una sofferenza da avvelenamento da radiazioni e Fontes, a questo riguardo ne ha voluto sapere di più”. Dopo diversi test fisici e psicologici il racconti di Villas Boas è stato ritenuto, dall’equipe che lo seguiva, autentico. Stando a quanto raccontato dal’ addotto, il contatto sarebbe avvenuto dopo ben tre giorni di tentativi, durante i quali Antonio e suo fratello hanno visto ripetute luci nei campi coltivati che circondavano la loro fattoria. Egli ha inoltre raccontato che durante il suo rapimento, nell’astronave vi erano esseri della sua altezza circa (1,64 cm) e che indossavano un grande casco e una tuta aderente con dei tubi. Particolare rilevante è il fatto che Villas Boas ha raccontato di aver consumato un atto sessuale con una donna di quella specie aliena. Tutt’oggi questo caso rimane il più documentato.

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I coniugi Hill

Il caso più eclatante però non è quello del povero malcapitato contadino brasiliano, ma è il cosiddetto Incidente Zeta Reticuli. Questa vicenda vede protagonisti una coppia di coniugi, Barney e Betty Hill e avvenne nel 1961. Ci troviamo davanti al più grande caso di abduction mai documentato dai mass media, un vero e proprio fenomeno di massa, e fu anche uno dei primi casi in cui venne usata la famigerata ipnosi regressiva. I coniugi Hill, la notte tra il 19 e il 20 settembre 1961, erano in auto di ritorno verso casa, quando improvvisamente vengono bloccati da una forte luce dalla quale escono degli alieni che li invitano a seguirli nell’astronave. Qui i coniugi sarebbero stati sottoposti a test fisici. Ovviamente al loro ritorno a casa non ricordavano nulla dell’avvenimento, ma riportarono delle ferite e Betty Hill iniziò ad avere degli incubi orribili. Decisero quindi di rivolgersi a degli specialisti. Furono sottoposti a sedute di ipnosi regressiva in cui iniziarono a riaffiorare i ricordi e, inoltre, la signora Hill fu in grado di disegnare una mappa stellare, la presunta casa degli alieni che li avevano rapiti. La mappa indicava esattamente il sistema di Zeta Reticuli. L’ufologo Martin Kottmeyer si è espresso diverse volte sulla vicenda, e i suoi punti fermi rimangono sostanzialmente due: gli alieni descritti dagli Hill assomigliano a quelli apparsi in un episodio della serie televisiva di fantascienza The Outer Limits; l’episodio era stato trasmesso due settimane prima del presunto rapimento e potrebbe essere affiorato nella memoria dei coniugi durante l’ipnosi; che Betty Hill abbia inconsciamente disegnato un gruppo di stelle osservato tempo prima in un planetario.

Vere o presunte che siano, queste storie hanno sicuramente influenzato i fenomeni di costume che nel corso dei decenni si sono susseguiti. Basti pensare a tutti i film realizzati sui rapimenti alieni, libri di fantascienza e serie Tv. La fascinazione verso l’alieno, il diverso, l’altro da sé, è forte, e solo curiosare nelle vite di chi può aver avuto un contatto, stimola di certo la nostra fantasia.

Copyright immagine di copertina http://www.fanwave.it/images/foto_articoli/ufo-ipnosi-terapia-per-curare-il-missing-time/intro.jpg

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