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ALIENI E PLURALITÀ DEI MONDI: L’ESISTENZA DI PIÙ MONDI E FORME EXTRATERRESTI NELLA LETTERATURA

L’universo è sempre stato oggetto di attrazione da parte dell’uomo: il “diverso da sé” lo attrae e, in qualche modo, lo respinge tra uno stato di timore e fascinazione. 

Una delle caratteristiche principali dell’essere umano, la solitudine, che sia intesa nella sua condizione soggettiva o che abbia a che fare con uno spettro più ampio, comunitario, è uno stato con cui l’uomo ha sempre dovuto convivere in maniera ambigua: è ambita e temuta allo stesso tempo.

In quanto individuo, l’uomo tende a guardare se stesso e, immediatamente dopo, verso l’esterno: la necessità e il desiderio di non sentirsi solo lo porta alla frenetica ricerca di qualcosa di alieno, laddove per alieno si intende alienus, cioè altro da sé, estraneo, ma allo stesso tempo che gli sia affine. Da una parte per avere qualcuno con cui dividere il mal comune, dall’altra per avere qualcosa o qualcuno con cui gareggiare.

Allargando la dimensione del singolo all’ottica della comunità terrestre, nasce l’idea della pluralità dei mondi e con essa dell’esistenza di forme extraterrestri.

Così scriveva Lucrezio nel suo De Rerum Natura già nel 70 a.C.:

E non era il solo a credere all’esistenza di altri universi oltre la Terra: basti pensare ad Anassagora, a Democrito, fino ad arrivare, non senza ostacoli, a Giordano Bruno il quale in un “secolo pericoloso” come il XVI, aveva sostenuto che nell’Universo esistessero infiniti mondi ed infinite forme di vita, e non a caso venne condannato al rogo il 17 febbraio del 1600.
La “fede” e l’“ateismo” riguardo la pluralità dei mondi possono, dunque, sopravvivere perché entrambi non provati, e laddove la realtà non dà certezze, interviene la letteratura.

L’elenco dei libri di narrativa che contengono descrizioni di extraterrestri o di forme di vita aliene è sterminato, soprattutto a partire dal XVII secolo, cioè dall’invenzione del telescopio, che crea un crescente interesse per le stelle, l’universo e la vita negli altri mondi. Ecco quindi, il Somnium (1634) di Keplero, Gli stati e gli imperi della luna (1662) di Cyrano de Bergerac, il Micromega (1752) di Voltaire.

Con l’Ottocento e il progressivo potenziamento della tecnologia e dei telescopi si radicalizza l’idea dell’esistenza di abitanti extraterrestri, che entra prepotentemente a far parte dell’immaginario popolare collettivo, divenendo persino una questione serissima dibattuta nel mondo accademico: non è forse un caso che l’astronomo francese Camille Flammarion, convinto sostenitore dell’esistenza degli alieni, fu anche scrittore di romanzi scientifici considerati in qualche modo precursori dei romanzi di fantascienza moderni.

Il romanzo che più e meglio di tutti rappresenta il clima dell’epoca in questo senso è sicuramente La guerra dei mondi di H.G. Wells scritto nel 1898, nel quale viene descritta un’invasione marziana che sarà presa a modello per le successive creazioni letterarie e cinematografiche. Da questo momento in poi l’alieno verrà considerato il nemico dell’uomo, e il tema della invasione sarà utilizzato da scrittori e registi per infondere paura nei loro spettatori, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, con la Guerra Fredda, dove prenderà un risvolto politico nel rapporto tra Stati Uniti e Russia.

Dei prodotti mentali sugli alieni si potrebbe parlare infinitamente e sicuramente si continuerà a parlare, in quanto sono una tematica che, al di là della creature mostruose in sé e per sé, si presta a numerosi risvolti, soprattutto riguardanti il rapporto di odi et amo con il mondo esterno e i suoi abitanti, insita nell’uomo sin dal momento della nascita.
Sara Di Leo

Copyright foto:

http://blueplanetheart.blogspot.it/2013/03/extraterrestri.html?m=1

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