INTERVISTA A MARCELLO NITTI: “PAINT NOT DEAD”

Marcello Nitti è originario di Taranto, classe ‘88. Terminati gli studi presso il Liceo Artistico, si iscrive al corso di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, dove coltiva il proprio interesse per la figurazione. Concluso il percorso accademico, prosegue la sua ricerca volta allo sviluppo di una poetica personale. Dal 2012 partecipa a diverse esibizioni collettive e personali, collaborando all’organizzazione e allo sviluppo di alcune di esse.

Tra queste ricordiamo “About Landscape”, svoltasi a Galatina, una bipersonale sullo studio del paesaggio analizzato da differenti punti di vista; e “Tetraedrum”, una mostra collettiva, dal singolare allestimento. Entrambe svoltesi nel 2016.

Trovandosi in una stanza con i suoi dipinti, a primo acchito, si ha l’impressione di trovarsi in un’altra epoca: i soggetti, i colori, le screpolature delle opere, tutto architettato magistralmente per “ingannare” lo spettatore. Ma Nitti non vuole prendersi gioco di chi osserva, bensì includerlo nel suo meticoloso studio dei soggetti proposti, coinvolgerlo con l’ironia dei giochi di parole e con l’inserimento di elementi anacronistici.

Non è un’ironia fine a se stessa, né un tentativo di essere riconoscibile a tutti i costi, il significato di questi elementi di estrema contemporaneità si rivela solo ad uno sguardo attento, solo a chi di fronte alle sue opere ha la volontà di guardare oltre.

Si è indirizzato verso l’arte pittorica fin da giovanissimo, e il suo percorso formativo lo dimostra, ma quali sono state le sue prime esperienze?

Ho sempre disegnato fin da bambino, ma quando è stato il momento di scegliere il percorso di studi mi sono indirizzato verso un istituto tecnico perché ho sempre avuto uno spiccato senso di responsabilità, quindi pensavo che un percorso artistico non mi avrebbe potuto dare una stabilità professionale(cosa che si è rivelata tale). Successivamente avendo capito che quel percorso non mi avrebbe mai soddisfatto, mi sono iscritto al liceo artistico e, in contemporanea, ho iniziato le mie prime esperienza da writer; sono rimasto in questo campo per diversi anni, fino ad approcciarmi alla pittura da cavalletto con l’accademia.

Le sue opere, a primo acchito, hanno uno stile seicentesco per le pennellate, i colori, i chiaro scuri, osservando bene si possono notare degli elementi anacronistici come, ad esempio, nell’opera “Uomo con cuffie” o “Studio di uomo con piercing al naso”, come nasce la sua arte? Come prendono forma i soggetti delle sue opere?

In molte opere mi riferisco a quel periodo storico, ma possono spaziare dal ‘400 all’ 800. Apprezzo molto quel tipo di arte, mi piace osservarla e riprodurla, ma riprodurla senza aggiungere nulla di proprio credo che sia degradante e banale; l’imitazione sterile, se non a fini di studio, non ha molto senso. Molti degli elementi che inserisco all’interno delle mie opere, tra cui quelle che hai citato, sono ironici. Le idee mi possono venire in qualsiasi momento, il mio passato da writer mi ha indirizzato all’utilizzo di alcuni elementi che inserisco nelle mie opere come le cuffie molto grandi, i piercing, i dilatatori, il giradischi, sono tipici della cultura di strada.

Per i soggetti delle mie opere utilizzo spesso materiale fotografico e riferimenti a opere pittoriche del periodo che prediligo, combinando questi elementi prendono forma i miei personaggi.

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“Uomo con cuffie” – Marcello Nitti
Un altro elemento che caratterizza le sue opere sono delle piccole deformità dei soggetti ritratti o segni evidenti di malattie cutanee come in “Giovane donna con vitiligine”, o delle screpolature, delle imperfezioni magari dovute allo scorrere del tempo come in “Studio di statua romana con guano”, peraltro perfettamente integrate con l’opera. Lei ha, quindi, il coraggio di capovolgere il concetto classico di bello; da cosa nasce questa necessità? Cosa vuole comunicare con le sue opere?

Le mie opere, non per una ricerca forzata, ma per propensione naturale hanno diversi livelli di lettura; quasi tutte rientrano in un filone ironico senza, però, voler provocare risate frivole. In un certo periodo ho affrontato il tema della malattia, ciclo di cui fa parte l’opera citata nella domanda, questa serie di opere richiama il tema classico della vanitas, ricordando che le malattie, così come la morte, raggiungono tutti senza distinzioni di classe, genere o età.

C’è, inoltre, un punto di rottura con l’approccio classico alla rappresentazione, nel  senso che non viene rappresentata la bellezza canonica, ma vengono raffigurati anche dei difetti che appartengono al soggetto e, tal volta, contribuiscono a creare tale bellezza. Questo va contro l’idealizzazione che ha sempre caratterizzato l’arte dall’epoca greca con il platonismo, fino al rinascimento, per poi proseguire fino a Goya che è stato tra i primi ad introdurre un nuovo tipo di approccio.

Per quanto riguarda la statua con guano, essa rimane sempre nel filone dell’ironia, ma in parte vuole fare anche riferimento alle situazioni di degrado che riguardano alcuni dei musei italiani e dei numerosi monumenti che versano in condizione di degrado. Oltre al livello della rappresentazione c’è una sorta di simulazione di ciò che può avvenire ad un’opera dopo svariati decenni, se non secoli, ovvero screpolature, scrostamenti o patine che da un lato vogliono quasi far confondere il fruitore rispetto a quale sia la reale datazione dell’opera che stanno guardando e dall’altro vogliono simboleggiare il decadimento delle arti visive, soprattutto nell’ambito pittorico.

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“Studio di statua romana con guano” – Marcello Nitti
Sfogliando il suo portfolio balza agli occhi la somiglianza di un personaggio di una sua opera del 2012 “Una lacrima sul viso”, con un personaggio dell’ultimo film diretto da Tim Burton “Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali” del 2016, Hugh un ragazzo le cui api vivono dentro di lui. Nei suoi quadri sono ricorrenti queste immagini quasi oniriche, caratteristica che si ritrova anche nelle opere di Tim Burton. Ci sono degli elementi che la accomunano a quest’artista, oltre la percezione così visionaria dell’arte?

Sicuramente un certo tipo di immaginario, legato al surreale, mi potrebbe avvicinare a Tim Burton. Anche se in maniera cosciente non ho mai ricercato spunti nella sua figura.

Riferendomi in molte opere ad una ritrattistica ottocentesca, i costumi che indossano i miei personaggi sono molto simili a quelli presenti nei film di Tim Burton, quindi questo aggiunto agli elementi magici, fantastici o estranianti possono accostarmi alla sua figura. In ogni caso resta un regista che stimo molto e di cui apprezzo il lavoro.

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“Una lacrima sul viso” – Marcello Nitti
Continuando a parlare di visioni e visionarietà, lei ha realizzato il suo autoritratto da cieco, utilizzando come supporto un foglio di carta braille. L’arte pittorica è principalmente visiva, vuole spiegare il perché di questa scelta? E che importanza dà alla scelta dei materiali su cui realizza le sue opere?

Partiamo dal materiale: solitamente utilizzo materiali classici ovvero tele o pannelli preparati con metodi tradizionali, per me l’importanza del materiale è fondamentale e influenza notevolmente il risultato finale; in questo caso la scelta della carta braille è stata inusuale, mi è stata suggerita dal tema della rappresentazione; forse è stata la carta stessa ad ispirare quel pezzo.

Ho deciso di fare questo autoritratto inconsueto perché da sempre ho problemi alla vista, che hanno il simpatico pregio di continuare a peggiorare, questo naturalmente per me è fonte di ansia e paura, soprattutto in virtù della mia passione per la pittura. Inoltre mi divertiva la contraddizione per cui una persona cieca non potesse  vedersi per ritrarsi.

Nell’ultimo anno si è dedicato allo studio di paesaggi e del disegno di figure umane intersecate da solidi, pur essendo dei soggetti differenti rispetto a quelli ritratti nelle sue precedenti opere, mantengono il suo tratto distintivo, se vogliamo un po’ fantascientifico. Qual è il filo conduttore di questo percorso evolutivo?

Il filo conduttore è l’inaspettato. Sia i ritratti che i paesaggi continuano a riferirsi ad un metodo di rappresentazione del passato che come abbiamo detto non va oltre l’800. L’inserimento di queste figure, seppure astratte e non più simboliche, destabilizza la percezione iniziale. Non c’è una ragione precisa di questa scelta, ha iniziato ad interessarmi, all’improvviso, esteticamente il fatto di poter coniugare elementi geometrici o astratti con paesaggi settecenteschi o ritratti dal sapore fiammingo. Penso che emerga in questo percorso un interesse per ambiti che mi hanno appassionato in passato come la geometria, l’architettura e il disegno tecnico.

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Senza titolo – Marcello Nitti

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“Intersezione di una figura geometrica piana con volto di donna fiamminga” – Marcello Nitti
Qual è il rapporto tra arte e società oggi? Crede che sia un “elemento” superfluo o l’arte può avere ancora una funzione sociale?

Purtroppo penso che le grandi masse oggi non siano abbastanza interessate all’arte.

Per la maggior parte della gente è sicuramente un elemento superfluo; sappiamo bene cosa è diventato fondamentale per le persone oggi giorno, e l’arte non rientra in questo insieme.  Nonostante questo, secondo me, l’arte può avere ancora delle funzioni sociali, una di queste è senz’altro di tipo riflessivo, molti artisti con le proprie opere puntano a indirizzare l’attenzione su temi sociali, politici e introspettivi. In secondo luogo l’arte può ancora assolvere ad un compito, secondo me, abbastanza sottovalutato: produrre cose belle.

Con la nascita delle avanguardie artistiche  e con l’arte contemporanea i n generale, si è spesso persa di vista  la dimensione estetica dell’arte. Con questo non voglio dire che forme d’arte come l’arte concettuale, l’informale o altri tipi di correnti non abbiano ragione di esistere, o non siano apprezzabili, penso semplicemente che in un mondo sempre più imbruttito ci sia ancora bisogno di quello che in storia dell’arte viene definito “il bello”.

Decidendo di stanziare la sua attività lavorativa nel Sud Italia, flagellato da problemi che spesso possono allontanare gli abitanti dalla fruizione di arte, non per mancanza di sensibilità, ma perché percepita come necessità secondaria, ha riscontrato dei problemi, o degli ostacoli, legati al normale svolgimento della sua attività?

Basterebbe un secco sì. Intraprendere questo tipo di percorso qui è abbastanza difficile, da un lato si avverte la mancanza di un’offerta culturale di alto profilo, dall’altra si fa fatica ad inserirsi in quella ristrettissima fetta di mercato riguardante l’arte contemporanea che è presente sul territorio. Se mi permetti una puntualizzazione, io penso che parte del pubblico abbia una carenza di sensibilità rispetto questo ambito e penso che in questo fatto, in parte, risiedano le cause di ciò che dicevo prima, ovvero di un’offerta culturale carente(per l’assenza di pubblico a cui rivolgersi) e di un mercato molto debole. Se a questo si aggiungono la situazione economica disastrosa di questa parte del Paese e le politiche culturali delle istituzioni locali scarsamente interessate a proporre modelli di sviluppo che includano le pratiche artistiche, il quadro è completo.

Quindi quali sono le motivazioni che la spingono a rimanere nel Sud Italia, e come mai non è andato a “cercar fortuna” all’estero come molti suoi colleghi o coetanei?

Sono rimasto a Lecce, dopo la conclusione dei miei studi, quasi per inerzia. Di certo amo molto il territorio in cui vivo, le bellezze naturalistiche, il clima, il cibo, la vicinanza alla mia famiglia, e allontanarmi da tutto questo mi ha sempre un po’ spaventato. In più ogni volta che penso alle potenzialità di questa terra, a quanto sia stata sfruttata e abbandonata, mi riferisco soprattutto  a Taranto, città in cui sono nato, mi viene una rabbia viscerale. Ho sempre pensato che non fosse giusto abbandonare tutto questo assecondando il processo di emarginazione del Sud Italia; d’altra parte però gli anni scorrono e se la situazione lo richiederà, sarò costretto a guardare verso altri orizzonti, con grande dispiacere.

Siti di approfondimento:

http://www.marcellonitti.com/

https://www.facebook.com/Marcello-Nitti-Paintings-439931212775136/?fref=ts

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