INTERVISTA A NICOLA LERRA – IL GIOVANE COMPOSITORE LUCANO CHE HA CONQUISTATO HOLLYWOOD

Quando si è giovani sono molti i sogni nel cassetto. A volte questi rimangono chiusi negli spazi vuoti nel nostro cuore e non vengono più ascoltati né realizzati. Altre volte, più raramente, i sogni divengono una vera e propria ragione di vita, una meta da inseguire, una volontà da realizzare con fatica, passione e devozione. Questa è in parte la storia di Nicola Lerra, il giovane compositore lucano che con forza e tenacia ha realizzato il suo sogno di comporre musiche per il cinema. Quello che il Maestro Lerra ci racconta nell’intervista che segue è una storia d’amore viscerale con la propria arte, un excursus intimo della sua esperienza personale e della sua carriera in costante ascesa.

Chi è Nicola Lerra e qual è la storia che il web non racconta?

Se dovessi descrivermi, in breve, direi che sono un ragazzo semplice, pragmatico e che vuole mettersi in gioco, sempre. Mi occupo di comporre colonne sonore per produzioni cinematografiche. Cosa non racconta il web? Il mio lavoro implica tante connessioni e partnership basate su progetti a breve e lungo termine, e non sempre è facile raccontare tutto quello che avviene dietro il processo di produzione.

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© 2016 HMMA Bob Delgadillo

Un artista è visceralmente connesso al proprio strumento, qual è il suo rapporto con il pianoforte cosa significa per lei?

La passione per la musica è nata abbracciando la famiglia dei legni, ho iniziato dal flauto traverso e subito dopo mi sono appassionato al pianoforte e alla chitarra. Quello che voglio dire è che indubbiamente il pianoforte è diventato, negli anni, il mio migliore amico ma ogni giorno cerco di comprendere di più sul suono che ogni singolo strumento di un contesto orchestrale emana, per poi cercare di evolverlo e migliorarlo, in quello che penso sia il mio desiderio di ricerca verso un nuovo suono.

 

Musica e Cinema, come è nata la sua passione per questo binomio indissolubile? Cosa ha ispirato la sua arte e quali sono i suoi modelli?

Mi sento fortunato a riguardo, se oggi mi occupo di questo è perché la musica mi ha scelto e non viceversa, è stata una vocazione e quando ho capito di avere determinate capacità ho iniziato a lavorare duramente e silenziosamente. Sono sempre stato attratto dal cinema, dalla storia e ovviamente dai film e i suoi generi, in particolare, il genere drammatico è quello che più mi appartiene. Penso che un compositore o una persona che esprima un’arte si identifichi, in base alle proprie esperienze vissute, o semplicemente al proprio carattere, in un genere o stile. Con questo non voglio dire che sono una persona dall’animo prettamente drammatico e che ricerco anche nel lavoro questo tipo di stato d’animo, anche perché in questi anni ho avuto modo di trattare diverse tematiche, però resto semplicemente affascinato da quello.

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Nicola Lerra e Tina Guo.  Copyright Gabriele Gizzi
Ho iniziato all’età di sette anni a studiare musica, il film che mi fece appassionare e avvicinare alla composizione fu The Last Samurai diretto da Edward Zwick ambientato in Giappone durante la Ribellione di Satsuma, musiche di Hans Zimmer. Non avrei mai immaginato che la musica potesse stravolgere il mio stato d’animo e diventare parte di me negli anni, così come non avrei mai immaginato un giorno di avere l’onore di ricevere elogi dal Maestro. Zimmer è il modello che seguo da anni assieme ad altri quali Alexandre Desplat, Ennio Morricone, James Horner, Ludovico Einaudi e altri. Questo perché si avvicina molto al mio carattere, al mio pensiero di fare musica, di creare musica, certo, spesso sono stato accostato a lui in Inghilterra e questo non può che farmi piacere ma, io ho il mio stile e penso che essere se stessi sia l’arma vincente per raggiungere obiettivi importanti e il successo.  

 

Ogni artista ha, in qualche modo, la propria poetica, una serie di regole formali da seguire per riuscire a veicolare, attraverso la propria arte, dei messaggi importanti. Cos’è per lei la musica e cosa vorrebbe esprimere attraverso di essa?

La musica è la mia più importane forma di comunicazione perché rappresenta il mio lavoro, la mia quotidianità. La mia soddisfazione sarebbe quella di riuscire ad esprimere con essa delle emozioni e di conseguenza dei messaggi che capto ad esempio attraverso lo studio di un copione in un contesto cinematografico. Capire lo stato d’animo degli attori e cosa li circonda, anche il minimo dettaglio che il regista vuole far emergere in una scena, come una carezza, uno sguardo o un fattore ambientale come il freddo, il caldo, rappresentano per me una forma di comunicazione sottile che ognuno di noi quotidianamente potrebbe vivere. Io voglio che il pubblico avverta questo e sia coinvolto completamente nella storia e nel messaggio che il regista vuole comunicare perché penso che la musica sia quel messaggio. Diretto, intenso e passionale che tocca il tuo animo, lo avvolge lasciandoti una cicatrice indelebile.

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© 2016 HMMA Bob Delgadillo

Il cinema è oggi più che mai una vera e propria industria, chi non è pronto a pagare il prezzo del successo potrebbe essere fagocitato dalla show biz e relegato nell’oblio. Quale prezzo lei è disposto a pagare? 

Ogni istante, ogni giorno, ogni anno trascorso fino ad oggi mi ha permesso di crescere confrontandomi con il mondo e questa scelta mi ha messo sempre a dura prova, pagandone anche il prezzo più alto, la salute, questo però non mi ha impedito di dire “basta”. È stato il momento in cui ho capito i miei limiti, ho accettato me stesso, mi sono rialzato e con determinazione sono andato avanti. Ora sto bene e non cambierei nulla di quanto ho fatto fino ad ora, probabilmente è questo il mio vero successo.  

Quali sono i progetti a cui sta lavorando e cosa le riserva il futuro?

Al momento non posso divulgare notizie però ho una pagina ufficiale verificata su Facebook dove io e il mio staff comunichiamo tutte le novità, vi consiglio di darci un’occhiata. Cosa mi riserva il futuro? Spero tante altre soddisfazioni. 

Per Concludere. Lei è un giovane artista, ma allo stesso tempo un professionista affermato. Cosa consiglia ai giovani, che come lei, inseguono il sogno di affermarsi nel mondo dell’arte?

Io credo che per poter intraprendere una qualsiasi carriera e ambire al successo bisogna credere fortemente in sé stessi e avere tanto coraggio! capire quale sia la propria vocazione, i propri limiti, accettarli e confrontarsi se si vuole ottenere una crescita personale e professionale. Se a volte ci sentiamo dei pesci fuor d’acqua è perché probabilmente dobbiamo semplicemente cambiare acquario ma senza mai dimenticare chi siamo e da dove veniamo, l’umiltà sta alla base di tutto e bisognerebbe ricordare che il successo è come una matrioska, dove la “madre” rappresenta l’inizio e il “seme” il successo, quello che avviene nel mezzo è una catena di insuccessi. 

Copyright foto di copertina Gabriele Gizzi

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