CULTURA

ZIGGY STARDUST: MASCHERA O VOLTO?

Innovativo e inafferrabile, elegante e progressista, anticipatore di mode e trasformista per natura: quando si aveva l’impressione di averlo categorizzato, lui era già alle prese con nuove sperimentazioni musicali, con l’esplorazione di mondi paralleli in cui condurci.

Con la sua immagine magnetica e la sua musica, ha sedotto generazioni di fan: parliamo di David Bowie, precursore del glam rock. La sua natura poliedrica lo portò a giocare con la propria immagine, a reinventarla, e a costruire numerosi alter ego che l’hanno accompagnato durante l’intero arco della sua carriera; proprio come un burattinaio fa con le proprie marionette, lui magistralmente muoveva i fili dei suoi personaggi, rompendo le fila della critica e dividendola in due fazioni: chi lo acclamava come genio e chi lo tacciava di frivolezza.

Probabilmente, tra i suoi innumerevoli personaggi, il  più acclamato e sofferto è Ziggy Stardust; era il 1972 quando Bowie inventò l’alieno in calzamaglia e capelli arancioni, che rivoluzionò il suo stile musicale e che lo portò all’agognato successo esplosivo con  “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars”, l’album in cui sono racchiusi molti dei suoi brani di successo. Ed è con Starman, primo singolo estratto dal già citato album, che “l’alieno caduto sulla terra” fa il suo ingresso sotto le luci della ribalta.

bowie1 Ma chi è realmente Ziggy?

Personaggio contaminato dalle influenze personali  di Bowie: da Iggy Pop a Lou Reed, al vocabolario fantascientifico dei T. Rex; ma fu l’eccentricità di Vince Taylor, rocker anglo-americano, a determinare alcuni dei caratteri distintivi di Ziggy Stardust.

Sicuramente nella carriera di Bowie rappresenta la grande svolta: i brani raggiungono le vette delle classifiche, ha la possibilità di rimescolare le carte e rimettere in circolo i suoi precedenti album; il tour, che dura una sola stagione, è memorabile, l’ouverture di ogni spettacolo è l’Inno alla gioia di Beethoven, un chiaro omaggio al capolavoro di Kubrick “Arancia meccanica”, la cui pellicola è accompagnata dalla medesima musica.

Ma Ziggy è ancora molto altro, è una seconda pelle, è una maschera che si fa volto; ed è così che l’androgino alieno psichedelico, inizia ad accompagnare l’artista anche fuori dalle scene. È durante l’ultimo concerto della tournée, 3 luglio 1973, all’Hammersmith Odeon di Londra, che David Bowie annuncia pubblicamente la morte di Ziggy Stardust, sulle note di Rock’n’Roll Suicide. CE_WOOL_RAHMEN_G.tif

Teatrale e autentico come pochi, Bowie uccide pubblicamente il suo alter ego, un gesto necessario, forse viscerale; ma Ziggy non lascia mai realmente le scene, essendo l’incarnazione della rivoluzione, porta bandiera del rock, come anche della fantascienza – non è un caso, infatti, che l’incarnazione di questo personaggio fosse un alieno, visto che la cultura pop di quegli anni era permeata di fantascienza, erano gli anni a ridosso del successo televisivo e cinematografico Start Trek (ndr).

Ziggy era ed è un’icona, la rappresentazione del “cantante rock di plastica”, come lo stesso Bowie lo definiva, è un concetto: quello dei corsi e ricorsi storici della carriera di un artista, segnata dalle ascese e dalle cadute.

 

 

Copyright foto:

http://thatdandyclassicmusichour.com/ziggy-stardust-part-one/

http://phansite.com/2016/10/24/5-reasons-why-phish-will-cover-ziggy-stardust-on-halloween/

http://arte.sky.it/2015/09/ascesa-david-bowie-fotografie-mick-rock-mostra-libro/

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