CULTURA

ESSERE DONNA, ESSERE TRANSGENDER: NON SOLO UNA QUESTIONE DI ATTRIBUTI

La donna transgender è un argomento che ha generato sempre forti polemiche, lotte politiche, moti di protesta, reazioni di chi questo mondo non lo accetta e di chi non capisce cosa si nasconde davvero dietro la complessità di questa definizione.

Se ci soffermiamo poi  sul significato di ogni singola parola vediamo come non si tratti solo di transgender ma di donna transgender, una donna appunto che ha effettuato un cambio, un passaggio, quindi viene da chiedersi: cosa ci porta a stabilire chi è donna e chi non lo è? Quali sono le dinamiche che ci conducono a voler, per forza, cogliere delle differenze?

Non dobbiamo parlare solo di donne, ma di persone, persone che hanno fatto una scelta e che forse hanno avuto il coraggio di manifestare il valore della propria anima. Certo, biologicamente, alla nascita, sono state definite uomini, ma poi hanno deciso di affrontare la transizione ormonale per mettere in pari “essere e sentire”. Questo forse perchè esiste una discrepanza fra sesso biologico e di genere, non si tratta solo di una questione di attributi, ma piuttosto si tratta di capire la complessità di quel mondo interiore che è sempre appartenuto alle donne.

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Da sempre hanno cercato un cambiamento, hanno sentito l’esigenza di essere considerate al pari degli altri, quindi perchè denigrare chi da tempo fa la stessa cosa? E se fa la stessa cosa perchè considerarla in maniera diversa da quello che è? Essere donne significa essere forti, per questo spesso ci arrabbiamo con chi ci definisce il “sesso debole”. Detto questo chi si dimostra più forte di chi combatte con se stesso, con la società, pur di chiarire ciò che comunque dovrebbe essere chiaro?

Probabilmente accettare quello che non si conosce veramente fa sempre paura, dopotutto la storia ci dimostra come l’essere umano sia stato sempre spaventato da ciò che comunemente era definito “non normale”, ma poi quando la diversità diventa normalità tutto si rimette in gioco. Quello di cui stiamo parlando è uno di questi casi? Si tratta forse di una svolta, di una scelta ponderata e lunghissima.

Quando si affronta un periodo di transizione c’è chi cambia il taglio di capelli, chi il colore perchè, psicologicamente, guardarsi allo specchio e vedersi diverse diventa prova evidente di uno stato d’animo e aiuta ad andare avanti, e chissà se diventare transgender non possa essere il risultato di questo semplice concetto.

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Eppure quante volte sentiamo alla radio, in televisione di queste donne che solo perchè ritenute “diverse” subiscono violenza verbale e fisica e il Transgender Day of Remembrance ( giornata dedicata alle vittime della transfobia ndr) ci ricorda questo. Celebrato annualmente ogni 20 di Novembre si fa dimostrazione della sofferenza, e di una persecuzione che questi uomini e queste donne sono costretti subire solo perchè considerati “anomali”.

Anomalia, stranezza, singolarità, eccezioni, tutti sinonimi della stessa parola, un lemma che produce violenza e che ha lasciato dietro di se una scia di odio e sofferenza. Forse dovremmo imparare a capire che si tratta appunto solo di parole, parole che l’uomo ha creato e che quindi non costituiscono una verità assoluta. Allora perchè le utilizziamo?

Milena D’Alessandro

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