INTERVISTA A DANILA FORCINITI: LA CHEF DELLA LIQUIRIZIA CHE HA INCANTATO SANREMO

Numerose sono le realtà televisive e non che permettono a molti di cavalcare l’onda modaiola del momento ed affermarsi come esperti dei fornelli. Ma diventare cuochi è un’altra cosa. Danila Forciniti, giovane e promettente chef, di origini calabresi ma con ambizioni e conoscenze internazionali, ne sa qualcosa. Laureata in Scienze Turistiche, ha rinunciato ad un eventuale ruolo di management in hotel o di responsabile museale. E, dopo un ulteriore diploma accademico in campo gastronomico, ha preferito, ad una scrivania, pentolini e casseruole. Per lei la cucina, suo regno indiscusso, non ha segreti. E a noi di Metis Magazine si é raccontata così.

Danila, parlaci un po’ di te. Come e quando é nata la tua passione per la cucina?

La mia passione per la cucina nasce sin dall’infanzia: durante le vacanze estive, anziché ricoprirmi di sabbia al mare come tutti i bambini, preferivo ricoprirmi di farina nel panificio di mia zia, preparavo i tarallini all’anice, adoravo impastare! Questo mondo mi affascinava molto e, con gli anni, la passione é sempre aumentata.

Sappiamo che da qualche tempo ti é stato attribuito l’appellativo di “Chef della Liquirizia”.

Sì, in tanti mi conoscono come la “Chef della Liquirizia”. É stato il giornalista Vito Verrastro ad attribuirmelo, perché sono stata un’antesignana, tredici anni fa, a sperimentare piatti salati a base di questo ingrediente particolare, che allora veniva impiegato solo per la preparazione del gelato e, di tanto in tanto, dei dolci. Io adoro la liquirizia, sono nata nella sua terra e non potevo non valorizzarla essendo, tra l’altro, un prodotto d’eccellenza.

Sei così giovane eppure hai già diverse importanti esperienze lavorative alle spalle, l’ultima a Casa Sanremo in occasione del Festival. Com’è andata?

Inizialmente ho davvero fatto la doverosa ed ardua “gavetta”, che é giusto compiere per avere una formazione e per “farsi le ossa” in questo settore come, del resto, negli altri. Da lì in poi tante soddisfazioni lavorative come Chef Executive in varie strutture ricettive, tante apparizioni televisive sulle principali emittenti – in Geo&Geo su Rai 3 ad esempio – e tante esperienze importanti, fino ad arrivare a Casa Sanremo. Una bellissima atmosfera, un’ottima organizzazione, tutto ben gestito. Un onore per me. Ho presentato un filettuccio di suino nero di Calabria in crosta di caffè caramellato, nappato con una salsa agrodolce alla ‘nduja ed accompagnato da una riduzione di liquore di olive di Calabria, altra eccellenza della mia terra.

Sei anche docente presso un’accademia culinaria. Quali sono le aspettative e le difficoltà di un giovane che muove i primi passi intorno ai fornelli e le responsabilità di un insegnante? 

Sì, insegno a Firenze, presso l’Accademia Cordon Bleu dove, dopo essermi laureata in Scienze Turistiche presso l’Universita della Calabria, mi sono diplomata e dove ora gestisco il corso di cucina calabrese. I giovanissimi adesso sono un po’ diversi da quando io avevo la loro età. Sono meno abituati alla fatica e più abituati ad avere le cose con facilità. Certo, non bisogna mai generalizzare. Arrivano a scuola pieni di aspettative, con tanta voglia di conoscere i prodotti, le tecniche, i segreti! Ed il dovere dell’insegnante é, oltre a fornire basi solide, nozioni tecniche importanti ed aprire gli orizzonti e le menti a questo fantastico mondo che é la cucina, far capire anche che non é tutto rose e fiori, che non é facile fare lo Chef, che ha ritmi differenti rispetto ad altri lavori. É capitato più volte che dopo pochi mesi alcuni allievi abbiano abbandonato questo mondo. Ma se si é innamorati della cucina, della voglia di non smettere mai di imparare, di sperimentare e se davvero si sente questa forte passione é raro che vi si rinunci, sia da apprendista sia da professionista.Quindi consiglio alle nuove leve di non mollare, di stringere i denti all’inizio, perché poi le soddisfazioni arrivano: le gioie nel creare i propri piatti sono impagabili e non c’è gratificazione migliore di rendere felici, appagati e soddisfatti i commensali.

Lo chef é prima di tutto un esempio. Quali valori ritieni sia giusto trasmettere ai propri allievi?

In cucina é importante essere ben organizzati, mantenere sempre la calma, essere sereni e sorridenti, non mancare mai di rispetto a nessuno. Sapersi coordinare e collaborare sempre, soprattutto nei momenti di caos, é fondamentale. Se la squadra é unita e ben gestita, si lavora in armonia e di sicuro il team sarà vincente.

Con tutti questi talent-show stile Masterchef, pensi che in Italia la cucina al momento sia solo una moda o rappresenti effettivamente la riscoperta e la valorizzazione del nostro patrimonio enogastronomico?

I talent-show hanno da un lato avvicinato costruttivamente la gente al mio mondo, hanno fatto scoprire prodotti di cui prima nessuno era a conoscenza o prospettive di lavoro di fronte alle quali si era scettici. Dall’altro lato però – a volte – fanno vedere la cucina in maniera troppo semplice e divertente e poco come é nella realtà: sacrificio, dedizione, studio dei dettagli, attenzione per le materie prime.

Marzo é il mese dedicato alle donne. Pensi siano più abili in questo mestiere rispetto agli uomini?

Donne e uomini in cucina non fanno differenza, é la passione e l’amore per il proprio lavoro che cambia le cose. D’altro canto non si può nascondere che in questo settore siano ancora gli uomini ad essere più numerosi delle donne, ma ció é prettamente casuale.

Dulcis in fundo, hai una ricetta golosa da proporci? Siamo sicuri non ci deluderai. 

Vi propongo un Risottino di Sibari con pere, Zola e liquirizia. Attenzione alla scelta della qualità del riso! Io vi suggerisco il Carnaroli dell’azienda Masseria Fornara, ideale per un risultato finale soddisfacente (www.risomasseriafornaradisibari.com). Il segreto è nel brodo vegetale a cui bisogna aggiungere in infusione un bastoncino di radice di liquirizia. Portate a cottura in maniera classica il riso con le pere a cubetti, precedentemente rosolate nel burro chiarificato. Ad un minuto dalla fine della cottura del riso, mantecate il tutto con Zola e mezzo cucchiaino di liquirizia in polvere, per conferire al piatto una fragranza particolare a metà tra il dolce e l’affumicato. Impiattate, servite e buon appetito!

Rosa de Rosis

 

@copyright foto:

https://m.facebook.com/chefdanila/

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