INTERVISTA ALLA FOTOGRAFA NEWYORKESE CYNTHIA KARALLA

Cynthia Karalla è una fotografa sperimentale e vive a New York. Come ogni artista che si rispetti, nella sua meravigliosa casa si respira tutto il suo essere donna e artista. Via Skype la Karalla ci ha accolto nella sua dimora arredata con gusto innovativo, utilizzato materiali di riciclo (un meraviglioso appartamento eco friendly). Grazie a questa lunga conversazione abbiamo potuto vedere da vicino (anche se a migliaia di chilometri di distanza) la sua arte e il processo creativo che porta alla realizzazione di un progetto fotografico.

House of Cynthia Karalla : New York, USA

Ciò che più di ogni altra cosa abbiamo compreso è quanto l’arte sia motore di innovazione personale, un’apertura totale alle possibilità della vita. La Karalla ci spiega come la fotografia sperimentale non sia il “fotografare un oggetto o un soggetto utilizzando la camera e le lenti nel migliore dei modi“, ma che, invece, “tutto ruota attorno all’hic et nunc dell’artista, di come questo risulti essere nel momento in cui preme l’obiettivo della camera“. Come si può leggere nella sua biografia presente all’interno del suo sito: “Non c’è fallimento nell’arte sperimentale, impari tutto strada facendo e non hai nulla da perdere. L’unico premio alla fine delle ricerca è proprio trovare qualcosa, e quindi non c’è proprio nulla che si possa perdere“.

Cosa significa per te essere donna e artista allo stesso tempo?

Essere artisti è assolutamente un’abilità naturale. Non ci può essere una scuola che insegni a qualcuno come poter vivere questa condizione. Quando frequentavo la scuola di architettura, per un periodo pensai di fare inversione di marcia e intraprendere lo studio delle fine arts. Al che, il mio professore di costruzioni mi chiese cosa stessi facendo e perchè avrei voluto intraprendere una strada diversa, e mi disse che probabilmente non sarei stata in grado di farlo. Ora però siamo qui a parlare della mia arte, quindi posso dire che aveva torto. 

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L’arte è qualcosa che descrive chi sei più di qualunque altra cosa. L’unico allenamento possibile, l’unica scuola che un artista può seguire, è il percorso che ti porta a cercare e (forse) trovare la verità, un significato alla vita e a cosa si sta facendo in un determinato momento. Quando un artista riesce in questa missione capisce realmente il suo posto nel mondo, e non serve altro. Bisogna però trovare la spinta giusta per intraprendere questa strada.

La mia ispirazione è stata quella di non avere soldi a sufficienza per vivere. Quel periodo è stato per me davvero fertile, avevo un sacco di idee fantastiche. Il punto favore quando non si ha di che vivere è che si ha molto tempo per pensare. Pensavo a tutte le opzioni possibili, dritte e contrarie. Correvo in una direzione e poi, però, ne prendevo un’altre. L’arte è imprevedibile, così come è imprevedibile sentirsi ed essere una donna. 

Ciò che mi ha fatto soffrire di più della mia condizione di artista è stato, però, il confronto con la società. Qui negli Stati Uniti se non si è produttivi non si viene presi in considerazione. Tante volte la gente intorno a me mi ha chiesto ‘Ma cosa farai quando crescerai? Non metterai su famiglia? Non avrai dei figli?’. Ma, si sa, nella vita ci sono solo due direzioni che si possono intraprendere: la strada più facile e confortevole, segnalata da una società ossessionata dal successo personale e, soprattutto, professionale; e poi c’è la strada dell’arte, che ti porta a intraprendere un cammino totalmente indipendente dagli stereotipi della società in cui si vive.

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Questa seconda strada è sicuramene la più difficile, ma ci porta a riflettere sul concetto si “successo”. Se per una donna il successo è avere una casa grande e bellissima e un marito super ricco, allora probabilmente ha scelto la prima strada. Ma queste per me sono stupidaggini dettate da una mentalità schiavizzata da stereotipi sociali. Ecco, noi donne dovremmo cercare di pensare in maniera differente, e una donna artista dovrebbe essere un esempio di ribellione, di un futuro diverso, possibile e realizzabile. 

Parlando, quindi, di verità, tu sei riuscita a trovare la tua?

La mia verità si potrebbe tradurre in un motto, quando fai qualcosa e stai bene, allora quella è la via giusta. Questa strada ti porterà verso la consapevolezza di chi sei e cosa realmente vuoi. Tutto ruota attorno al concetto di ribellione. Tu adesso hai quasi ventinove anni, se a trentacinque, trentasei anni sentirai ancora il bisogno di essere ribelle, di dire la tua sul mondo, sull’arte, o su qualunque altra cosa che possa smuovere le coscienze, probabilmente avrai scelto la via giusta verso la felicità e il successo personale. 

Quando senti che la tua vita ti appartiene realmente, che hai fatto tutto ciò che ritenevi opportuno fare, nessuno può portarti via nulla. Quando si sceglie di intraprendere un percorso così difficile come la ricerca artistica si diventa inevitabilmente più forti, perché si comprende realmente la propria natura. E questa consapevolezza non può portartela via nessuno. Abbiamo solo una vita e dobbiamo sentirci apposto con noi stessi per concludere qualcosa. Altrimenti è solo tempo perso. 

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Qual è il tuo rapporto con gli uomini?

Come quello di qualunque altra donna. A volte ho seguito il motto “to be such a bitch” (essere un po’ stronza n.d.r.) ma non per far del male a chi mi stesse accanto, solo per affermare la mia indipendenza, poiché in un rapporto sano bisogna essere per prima cosa indipendenti dall’altro. Purtroppo però la società ha abituato noi donne ad essere tutto fuorché indipendenti. Una visione conservatrice della società ha inculcato una mentalità schiavizzante in noi donne, un sentirci dipendenti dall’uomo, sia economicamente sia sentimentalmente. Ha portato molte donne ad accontentarsi delle briciole che qualche uomo lasciava sulla proprio strada. 

Le donne dovrebbero essere più coraggiose e sicure di loro stesse, senza pensare a come la società impone loro di essere. Il mondo dello spettacolo ha inculcato nelle donne degli stereotipi alienanti, uno su tutti è quello di come una donna deve sembrare (fisicamente) per essere appetibile agli occhi degli uomini. E queste sono cavolate. Guarda i miei capelli, sono grigi e non m’importa, ho deciso così, in barba a tutti i detrattori, o a chi vorrebbe che i miei capelli fossero diversi (ride). Insomma, un rapporto d’amore dovrebbe essere per prima cosa una collaborazione tra due parti. Scelgo il mio partner non perché è bello o perché è ricco o per altro. Ma perché mi sostiene affinché i miei sogni, le mie aspirazioni possano realizzarsi.

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Con l’ascesa di Trump alla presidenza degli Stati Uniti la condizione della donna e delle politiche sociali, potrebbero subire un’inversione di marcia. Tutti conosciamo l’opinione che il Presidente ha delle donne (abbiamo trattato la questione in questo articolo) e degli immigrati. Cosa pensi a tal proposito?

Io penso che noi donne siamo più forti di tutto ciò. Il cambiamento è già in atto e Trump non può fermarlo. Basta vedere come noi cittadine americane ci siamo coalizzate per manifestare contro la sua politica di governo. Siamo riuscite a togliere la testa dal sacco e dire la nostra. Stiamo combattendo contro le politiche denigratorie perpetrate dal presidente, e questo ci rende più unite che mai. 

Per quanto riguarda la presa di posizione contro gli immigrati, voglio raccontarti una storia. Qualche giorno fa ero seduta su una panchina nei pressi di una scuola materna. Era mattina e i bambini erano a scuola. Ad un certo punto le maestre decidono di portare questi piccoli nello spiazzo antistante la scuola. Ciò che ho visto è stato meraviglioso e mi ha riempito il cuore di gioia: tutti questi bambini erano diversi l’uno dall’altro, erano come un arcobaleno e si tenevano per mano, come se si sostenesse a vicenda e accettassero la singolarità di ognuno.

Per combattere Trump serve questo, serve la cultura e l’educazione all’empatia. Bisognerebbe insegnarla nelle scuole fin dall’infanzia, solo così il mondo del futuro potrà essere un mondo migliore, fatto di diversità e accettazione, di fratellanza e condivisione.

Tra i tuoi tanti progetti fotografici uno in particolare mi ha colpito: The Evolution of Alice“. Cosa puoi dirci a riguardo?

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I miei lavori non sono realizzati su set predisposti, con modelle professioniste, o con luci artificiali. Il mio processo creativo è spontaneo. Ciò che ho fatto con The Evolution of Alice è un lavoro a tre strati. Ogni immagine della foto proviene da tre tempi diversi: lo skyline dello sfondo proviene da una vecchia foto. La foto del corpo è stata scattata nel 2013 e il volto, invece, nel 2016. Dopo di che ho sovrapposto e sviluppato, graffiando il negativo in modo funzionale, seguendo le linee delle costruzioni, finché esse non sono scomparse. 

Questa serie di fotografie è dettata dalla nostra situazione politica. Quando ho appreso che Trump sarebbe stato il nostro presidente dopo otto anni di presidenza Obama, il mio cuore si è fermato e il buio lo ha pervaso. Ecco perché questo studio di fotografie è così oscuro. È l’oscurità della nostra politica. Se guardi bene, però, l’unica fonte di luce proviene dal corpo e dal volto di donna al centro. Quindi il significato che potremmo dare è che la luce del rinnovamento può nascere solo dentro di noi. Solo noi abbiamo il potere di illuminare tutte le cose con la nostra singolarità, e ho scelto una donna non a caso.

Copyright Foto: Tutte le foto presenti nell’articolo sono di proprietà dell’artista Cynthia Karalla e fruibili sul suo siti internet www.karalla.com

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2 pensieri riguardo “INTERVISTA ALLA FOTOGRAFA NEWYORKESE CYNTHIA KARALLA

  1. I just read an imprefect Italian-to-English translation of the article: I do not speak Italian, however, I am deeply affected by Cynthia’s images si I decided to leave a comment here.

    Her images seem to guide us out of our common misunderstanding of the world. We quite typically assume we live in a temporal world created with our personal memories, visited places, people we meet and our feelings we gradually acquire. But the real world is different: it is a timeless continuum that integrates all the memories, places and feelings that ever existed; she creates the world where the spiritual and the physical rightfully merges.

    Liked by 1 persona

  2. Since I (regretfully) do not speak Italian, I just read an imperfect Italian-to-English translation of the interview. However, I am familiar and personally affected by Cynthia’s work so, consequently, I decided to place an English comment here.

    Her images seem to guide us out of our common misunderstanding of the world. We quite typically assume we live in a temporal world created with our personal memories of visited places, people we meet and our feelings we gradually acquire. But the real world is different: it is a timeless continuum that integrates all the memories, places and feelings that ever existed; she creates the world where the spiritual and the physical merges.

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