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LA STRAGE DELLE DONNE: IL FEMMINICIDIO NELL’ERA DIGITALE

Per tutte le violenze consumate su di lei, per tutte le umiliazioni che ha subìto, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le sue ali che avete tarpato, per tutto questo: in piedi, signori, davanti ad una donna. (John Lennon)

«Qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata». É così che viene descritta la violenza sulle donne nella  “Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione della violenza contro le donne” del 1993 all’art.1.
Il femminicidio, o la sottomissione femminile in generale, é uno dei bagagli più pesanti che la storia dell’umanità si porta dietro da millenni. In Occidente ed in Oriente indistintamente: per fattori fisici, religiosi, culturali, per mera discriminazione di genere, ancor’oggi non si contano le donne di ogni età costrette a matrimoni coatti, prostituzione forzata, amputazione dei genitali, aborti selettivi e percosse.
Non di rado uccise. Da mariti, fidanzati, spasimanti, ma anche vittime di rapinatori o di uomini semplicemente spregiudicati e truci. Tuttora, gli atti di violenza nei confronti del gentil sesso vengono codificati dalla cronaca internazionale con le parole “omicidio passionale”, “d’amore”, “raptus”, “momento di gelosia”, quasi a testimoniare il bisogno di dover per forza dare una motivazione riparatoria a qualcosa che in realtà é solo mostruosa ed ingiustificabile.
Isabella Noventa, Chiara Poggi, Gloria Rosboch, sono solo alcune delle ormai tristemente note protagoniste italiane di questi tipi di barbarie. Donne come tante, con la colpa di essersi fidate troppo di qualcuno, di essere state piacenti e, talvolta, troppo generose e tolleranti. Fino a rimetterci la pelle. Lucia Annibali e Gessica Notaro, sfregiate con l’acido da partner che non hanno mai accettato la fine della relazione.

Un fenomeno drammaticamente dilagante, che spesso si consuma all’interno delle mura domestiche e che – sovente – é il risultato di una combinazione di brutalità psicologiche, economiche, sessuali e persecutorie, come nel caso dello stalking.
A tale proposito, dopo la legge n.38 del 2009, innumerevoli sono le denunce di donne molestate, a cui é stata sconvolta la vita quotidiana da soggetti borderline che hanno ingenerato nelle vittime stati di terrore, ansia, depressione, fino all’esaurimento nervoso.
In loro soccorso, sono state addirittura create delle app gratuite come “Stop Stalking”: in collaborazione con Telefono Donna, disponibile in cinque lingue, permette – a chi subisce intimidazioni di questo genere – di memorizzare date, luoghi e orari degli atti persecutori più significativi, in modo da avere come un diario dello stalking e poter inviare rapidamente una richiesta d’aiuto allo sportello anti-stalking istituito dall’Asl.

Ma perché essere costrette a curare il danno e non la sua origine? Questi uomini professano amore, sì, ma un amore malato: nessun individuo sognerebbe di distruggere la vita della persona che ama. E allora andrebbero monitorati, aiutati da associazioni di categoria, seguiti da medici in percorsi riabilitativi in grado di sanare le loro crepe psicologiche. Col supporto delle istituzioni, forse ancora troppo poco rigorose.

É anche per questa ragione che le donne, frequentemente plagiate, intimorite, minate nelle loro dignità e certezze, perdono fiducia in esse e non denunciano i soprusi subiti, fino a non poter evitare il peggio: mosse dalla speranza che un giorno la situazione possa cambiare in meglio e che l’uomo di cui sono innamorate si penta e la smetta di rendere loro la vita un inferno. Ma il 99,9% delle volte ciò non accade, e l’attesa di un miglioramento si trasforma nell’attesa della morte. Nessuna di queste donne pensa si possa arrivare a tanto, e da un insulto, uno schiaffo, il passo verso l’omicidio, ahinoi, é poi invece molto breve ed inesorabile.

Le soluzioni per fortuna ci sono. Iniziare a confidarsi con qualcuno senza vergogna e ricorrere agli strumenti – seppur acerbi – che la legge ci fornisce sono i primi passi verso la libertà e la salvezza. Svegliarsi al mattino potendo scegliere serenamente dove andare e cosa fare, senza l’incubo di essere pedinate e maltrattate dallo psicopatico di turno, é un diritto inalienabile di tutte. Perché é il diritto ad esistere.

La vita é solo una: non sprecatela dietro a chi non vi merita. Alle prime avvisaglie, fiutato il pericolo, chiamate il 1522: é il numero del Telefono Rosa, attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, che fornisce aiuto anche restando nell’anonimato. E poi dritte dalle Forze dell’Ordine, per denunciare, denunciare, denunciare: solo il vostro coraggio e l’amore per voi stesse annienterà davvero il nemico, arido nei sentimenti, nell’animo e nel vocabolario.

 

Copyright@: http://www.livingcesenatico.it/2016/11/25/contro-la-violenza-sulle-donne-in-biblioteca/

http://www.nursetimes.org/2016/11/25-novembre-giornata-internazionale-contro-la-violenza-sulle-donne/

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