CULTURA

L’EVOLUZIONE DELL’INTIMO FEMMINILE

Dai “tubi di decenza” al perizoma leopardato, dalla fascia di cuoio per appiattire il seno al push-up per alzarlo e renderlo più provocante possibile: l’evoluzione dell’intimo femminile ha seguito tutti i cambiamenti storico-sociali delle sue indossatrici facendosi portavoce delle trasformazioni culturali nel corso dei secoli.

Mutande e reggiseno rappresentano i capi base dell’armadio di ogni donna. Li si dà per scontati come fossero una continuazione del proprio corpo e non semplici indumenti. I racconti su Eva, prontissima nel nascondere con delle foglie di fico le sue parti intime allo sguardo compiaciuto di Adamo, inducono a credere che la creazione dell’intimo femminile sia avvenuta tra la formazione della terra e la sistemazione delle stelle nella volta celeste. Incredibile per tanto risulta a molti scoprire che le dame greche e romane sotto le morbide vesti non avevano nulla!

La prima forma di biancheria intima risale all’antico Egitto. Le donne egiziane preferivano, infatti, mettere uno strato di stoffa tra l’abito da indossare e la propria pelle. Nacque così l’antenata della sottana.

bridget

L’uso delle mutande, dal latino “mutandae” ovvero “da cambiare”, è invece da ricondurre a Caterina de Medici che nel 1500 introdusse la novità a corte, provocando la curiosità delle suddite. Queste ben presto iniziarono a sgomitare per averne di simili, diffondendone la moda. Le mutande della Medici, tuttavia, non avevano nulla a che vedere con gli slip sgambati di oggi. Venivano definite “tubi di decenza” ed erano molto simili a dei pantaloni, lunghi fino alle caviglie, da portare sotto gli ingombranti abiti.

Lo striminzirsi dei mutandoni è andato di pari passo con l’accorciarsi delle gonne. E’ stata proprio l’introduzione della minigonna, negli anni Venti del Novecento, a dare un taglio netto alle lunghezze delle mutande: ottenendo così un ulteriore passaggio dai pantaloncini alle culotte.

L’arrivo della lingerie sexy si è combinato invece all’affermarsi di una visione più trasgressiva della donna che ha smesso di essere “l’angelo del focolare” per trasformarsi in una famelica Famme Fatale. Già dall’inizio del Novecento sono apparse le prime audaci mutande in pizzo colorato e arricciato sui fianchi. Seguite nel corso degli anni da nastrini, merletti, ricami giocati sul vedo-non vedo per stuzzicare la fantasia maschile. Tinte sempre più irriverenti, dal tigrato al rosso sgargiante.

Oggi con una delle mutande della Medici si potrebbe cucire una quantità di perizoma sufficiente a vestire un paesino di provincia!

Nell’armadio di ogni donna però, tanga a parte, continua a non mancare il mutandone-da-ciclo conosciuto anche come “mutande alla Bridget Johnes”. L’orribile, ingombrante, improponibile culotte, più grande di tre taglie rispetto all’effettiva misura dell’indossatrice, che salva la vita da possibili imbarazzi da mestruo. Nascosto per 20 giorni al mese sotto il resto degli slip, viene tirato fuori all’occorrenza con un certo imbarazzo ma, allo stesso tempo, nascosto riconoscimento. Elastico come una panciera, permette di sentirsi a proprio agio nonostante il gonfiore addominale. Colorato in modo inopportuno come tutte gli indumenti che tanto-nessuno-vedrà-mai. Il mutandone-da-ciclo resta una delle poche certezze del mondo femminile.

Evoluzione altrettanto degna di nota ha seguito il reggiseno. Secondo un’antica leggenda fu Venere ad inventarlo per poi consigliarlo a Giunone, la dea procace per antonomasia. Le donne greche e latine non amavano vedere il seno sporgere troppo, motivo per il quale tendevano ad appiattirselo con cinture di cuoio.

Il primo prototipo più vicino all’immagine che si ha oggi del reggipetto risale alla metà del XV ed è stato ritrovato in un castello del Tirolo nel 2008. Nota di riconoscimento va poi  alla statunitense Caresse Crosby che nel 1914 brevettò il reggiseno odierno, trasformandolo da un indumento votato alla comodità ad un pezzo forte dell’artiglieria da amante intraprendente.

Oggi la donna può scegliere tra un’infinità di modelli e selezionare quello più adeguato non solo al proprio seno ma anche al carattere! Coppe rigide o morbide, vicine o lontane, grandezze variabili, bretelle intercambiabili e trasparenti per non avere problemi con le maglie dalle scollature a barca. 

Non bisogna neppure trascurare il profondo cambiamento della camicia da notte. Finita l’epoca della flanella a fiorellini con le maniche vaporose strette sui polsi e i bottoni scintillanti al chiaro di luna si è passati a succinti babydoll che lasciano ben poco all’immaginazione. Anche in questo caso un tripudio di merletti, pizzo e seta dalla consistenza quasi impalpabile. 

E’ dunque un universo a sé stante quello della lingerie femminile: nato per soddisfare un bisogno  di “decenza” e igiene, trasformatosi in moda redditizia per le aziende nonché motivo di felicità per il mondo maschile.

Antonella Fortunato

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