LOLITA: RECENSIONE DEL CAPOLAVORO LETTERARIO DI NABOKOV, 62 ANNI DOPO LA CENSURA

Questa non è una storia d’amore, è la storia di un’ossessione perversa  che divorerà  fino alla follia il protagonista del racconto.

Lolita  è il romanzo che portò alla notorietà lo scrittore russo  Vladimir Vladimirovic Nabokov . Scritto in inglese per la prima volta a Parigi nel 1955, fu tradotto in russo ben dieci anni più tardi, probabilmente a causa della tematica pedofila ed incestuosa che ne  caratterizza il romanzo e che suscitò immediatamente scandalo.

Protagonista maschile e voce narrante del racconto è il quarantenne Humbert  Humbert, un insegnante di letteratura francese che dopo un esaurimento nervoso e un matrimonio fallito, si trasferisce nella piccola cittadina di Ramsdale, in New England, per potersi dedicare interamente alla scrittura. Qui affitta una stanza nella casa della vedova Charlotte Haze ed ecco che proprio qui il fato vuole che egli faccia la conoscenza di Dolores, la figlia dodicenne della padrona di casa, ribelle, spregiudicata e maliziosa che gli riporta subito alla mente il ricordo di Annabelle, suo primo amore infantile :

‘’ e in verità non ci sarebbe stata forse nessuna Lolita se un’estate, in un principato sul mare, io non avessi amato una certa iniziale fanciulla. Oh, quando? Tanti anni prima della nascita di Lolita quanti erano quelli che avevo io quell’estate… ‘’

Fin dal primo istante Humbert subisce il fascino della dodicenne che egli stesso ama definire una ”ninfetta” ( geniale invenzione linguistica di Nabokov ).

Nella mitologia greca le ninfe ( dal greco antico  νύμφη, “giovane fanciulla”) erano divinità minori della natura, dall’aspetto di bellissime fanciulle eternamente giovani. Secondo i greci, chiunque catturato dalle ninfe è travolto da una sottile forma di delirio, lo stesso che coglie il professor Humbert per Lolita.

Per Humbert le ninfette sono bambine dai 9 ai 14 anni che inconsapevolmente riescono ad indurre gli uomini in estasi. Egli dice :

‘’ Tra i limiti d’età di  nove e quattordici anni, non mancano le vergini che a certi ammaliati viaggiatori, i quali hanno due volte o parecchie volte il loro numero di anni, rivelano la propria natura. Una natura non umana, ma di ninfa, vale a dire demoniaca. Orbene, io propongo di chiamare ‘’ ninfette’’ queste creature eccezionali.’’

Lolita è stato  descritto come un romanzo il cui tema prevalente è la pedofilia, ma è un giudizio affrettato e  fin troppo abusato dai  critici del XX e XI secolo. Nabokov costruisce una trama ricca di compromessi che hanno il compito di accompagnare il lettore attraverso il viaggio interiore del protagonista nonché voce narrante. Humbert non cerca di celare la sua natura e le sue pulsioni, è un uomo sincero e aperto; ciò che accomuna il protagonista all’intera opera è proprio il fascino perverso.

L’attrazione per la giovane Haze porterà Humbert a sposare la madre Charlotte che – per fortuna di quest’ultimo – perderà la vita in un incidente stradale poco dopo il matrimonio. Liberatosi della donna  Humbert realizza il suo più grande sogno: avere Lolita. Da questo momento in poi i due ( probabilmente anche per sfuggire agli sguardi indiscreti della gente del posto) inizieranno a spostarsi irregolarmente per gli Stati Uniti passando da un motel all’altro. Ad un certo punto della storia sono seguiti da un uomo, Quilty, un commediografo conosciuto precedentemente da Lolita. Durante un ricovero in ospedale, Lolita fugge con ques’ultimo e Humbert perde le sue tracce per tre anni, ritrovandola alla fine della storia gravida di un altro.

Si ha difficoltà ad individuare chi tra i due protagonisti sia carnefice o vittima. Lolita spezza il cuore di Humbert ma Humbert le porta via la fanciullezza spezzandole la vita. Nonostante questo si intravede uno spiraglio di romanticismo in questo vortice d’amore perverso: un quarantenne ama una dodicenne, sia pur ninfetta e votata ai piaceri della carne.

Il tono che Nabokov utilizza è sarcastico, seducente ma anche pungente e sprezzante:

‘’ com’era carino portarle il caffè e poi negarglielo finchè non avesse compiuto il suo dovere mattutino…’’ 

È un romanzo ricco di phatos, di passione e ossessione. La ragazza che si chiama Dolores, per Humbert è Lolita .

‘’ Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita. ‘’

Ma chi è davvero Lolita? Lolita è una bambina , maliziosa, annoiata, triste, in continua fuga da qualcosa ma pur sempre una bambina. È eternamente in fuga, dalla madre, da Humbert, da Quilty, da se stessa. Ella non si accetta e lo dimostra palesando il suo odio verso il mondo. È presa da vanagloria ed egoismo, riducendo la sua vita tutto ad uno squallido gioco perverso:

‘’ Il motto della Giovane Esploratrice è il mio motto. Colmo la mia vita di  azioni degne, come…be’ lasciamo perdere. Il mio dovere è : rendermi utile. Sono amica degli animali maschi. Obbedisco agli ordini. Sono allegra. Sono parca e assolutamente porca nei pensieri, nelle parole e nelle opere. ‘’

Ella non sa amare: a dodici anni vive l’illusione delle favole, a quattordici vive l’illusione dell’amore ovvero dell’attrazione erotica verso idoli ( è attratta dal commediografo) e a diciassette anni continua a non saper amare ( è gravida di un uomo che inganna).

Una lettura questa che va fatta sicuramente senza pregiudizi e con la mente assolutamente aperta.  Humbert non è il vero pedofilo, non a caso Nabokov inserisce nella storia un antagonista, Quilty il commediografo. Humbert ama Lolita , Quilty la sfrutta. È lui il vero pedofilo, colui che incarna il vizio sotto ogni punto di vista : dal fumo all’alcol, dalla pedofilia alla prostituzione e via dicendo.

Intorno a questo libro ruotano molte disavventure che condurranno il professor Humbert ad una lenta ed agognante distruzione interiore, un uomo che getta via la propria vita  per un amore insensato e che ‘’malgrado i suoi capricci, le sue smorfie, e il pericolo, e l’insensatezza di tutto quanto, malgrado tutto’’ si sentiva in paradiso, ” un paradiso illuminato dai bagliori dell’inferno, comunque, un paradiso.’’

L’incipit del romanzo si conclude con le parole che Humbert scrive dalla prigione alla giuria, una giuria che non farà in tempo ad emettere una sentenza poiché il nostro professore morirà di una trombosi coronaria qualche giorno prima della data stabilita per il processo.

‘’ Signori della giuria, il reperto numero uno è ciò che invidiarono i serafini, i male informati, ingenui serafini dalle nobili ali. Guardate questo intrico di spine.’’

Magari Humbert, con queste parole che sono il preludio di tutta la storia che andrà a narrare, invita il lettore a non giudicarlo troppo severamente.

Non siatelo neanche voi e buona lettura a tutti.

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Lolita, film del 1962 diretto da Stanley Kubrick

lolitalynegif3
Lolita, film del 1997 diretto da Adrian Lyne
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