CULTURA

UN MISTERO CHIAMATO DONNA: IL CULTO DELLE VENERI STEATOPIGIE NELL’EPOCA PREISTORICA

Mirabilia è una parola latina bellissima. In italiano si potrebbe tradurre con meraviglioso, ma sarebbe riduttivo.
Sì, perché mirabilia sta per “qualcosa che desta stupore in quanto affascina e intimorisce allo stesso tempo”. Molto più intenso come significato.

La donna è un mirabilia.

Perché? Perché genera la vita, ecco perché. Ancora una volta, però, questa spiegazione . Perciò bisogna rifarsi ai nostri antenati, facendo uno sforzo mnemonico e tornando indietro di “un po’” di tempo, fino ad arrivare a circa due milioni di anni fa.

Nel paleolitico la venuta al mondo era qualcosa di misterioso: se oggi gli uomini hanno maggior consapevolezza di avere un ruolo nella maternità, nel paleolitico non era così. Ovvero, il momento “x”, tra la copulazione e il parto, quei nove mesi che vi intercorrono, era qualcosa che l’uomo (intendo il sesso maschile) non si spiegava. Siamo pur sempre in un’era in cui non esiste il computo dei calendari, il tempo è qualcosa di indefinito, inoltre non esiste una dottrina (scientifica o religiosa che sia), ma piuttosto qualcosa di molto vicino alla superstizione e all’osservazione dei fenomeni naturali.

Se, quindi, si pensa che la donna genera vita come la terra genera i suoi frutti, tutto si complica.

La terra è superficie e sotterraneo. E in quanto superficie essa è legata alla donna dal suo principio generatore: come i semi germogliano e spuntano dal terreno, così un “cucciolo d’uomo” viene alla vita. In quanto sotterraneo essa è morte, è l’ambiente buio, ctonio dove vengono sepolti i cadaveri.

Ecco spiegato il mirabilia, il mistero che avvolge la donna: una figura ambivalente, legata a un elemento naturale fondamentale a vari livelli per l’epoca preistorica che, come un dio, induce rispetto. E il rispetto è sempre un misto tra fascinazione e timore.

Non è un caso, quindi, che proprio l’era preistorica sia un momento matrifocale della storia del genere e che attorno alla figura femminile abbia creato una serie di culti e riti ad ella legati.

A questo periodo risalgono, infatti, le così detto veneri steatopigie. Si tratta di piccole sculture raffiguranti figure femminili e prime attestazioni di rappresentazioni del corpo umano.

La più importante, solo perché la più nota, è sicuramente la venere di Willendorf, rinvenuta in area austriaca dall’archeologo Josef Szombathy nel 1908 e risalente probabilmente a 25.000 a 26.000 anni fa. È una piccola statua, di circa 11 cm, in pietra calcarea oolitica oggi esposta in una buia stanza illuminata da un faro, al Naturhistorisches Museum di Vienna.

Ce ne sono, però, tante altre che a modo loro testimoniano l’importanza che veniva attribuita alla donna.
Un ulteriore esempio può essere costituito dalla venere di Tan-Tan rinvenuto presso l’omonima città del Marocco durante uno scavo archeologico condotto nel 1999, guidato da Lutz Fiedler. Si tratta di una scultura di appena 6 cm databile intorno ad un arco di tempo tra il 500.000 a.C. e il 300.000 a.C.

La Venere di Lespugue, scoperta nella località da cui prende il nome, vicino ai Pirenei, nel 1922. È una statuina d’avorio di appena 15 cm risalente a circa 25.000 anni fa e oggi conservata al Musée de l’Homme a Parigi.

O, ancora, la Venere di Moravany, statuetta in avorio, probabilmente risalente a 23.000 anni fa e rinvenuta in Slovacchia, a Zàhorie.


Infine, due statuette, le cosiddette Veneri di Parabita, l’una di 9 cm e la più piccola di 6 cm, sono state rinvenute nella “Grotta delle Veneri” nel comune di Parabita, in provincia di Lecce in uno scavo condotto dal Prof. Piscopo nel 1965. Attualmente sono conservate a Lecce, al museo Provinciale Sigismondo Castromediano.

Sono tutte accomunate dalle stesse caratteristiche: seno prosperoso, fianchi accoglienti e ventre accogliente (la denominazione “steatopigia” deriva dal greco στέαρ e πυγή, ossia “dalle grosse natiche”).
Secondo alcuni studiosi potrebbe trattarsi di raffigurazioni realistiche delle forme femminili nel Paleolitico, ma convince più l’ipotesi secondo cui tali statuine emblematizzano l’idea di fertilità nella sua pienezza, risultato delle prime osservazioni dell’uomo sulla natura e sul rapporto con la vita.

In ultimo, solo un pensiero. È buffo constatare come sia cambiata radicalmente la prospettiva e la “venerazione” nei confronti della donna a distanza di anni:


…forse si stava meglio quando si stava peggio!
Sara Di Leo


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