ATTUALITÀ

LE PIAZZE DELLO SPACCIO A NAPOLI

I quartieri di Secondigliano e Scampia sono da anni le piazze dello spaccio partenopeo; scenario del best seller di Saviano, “Gomorra”, e ambientazione dell’omonima serie TV.

Ma quello delle Vele –rioni popolari che prendono il nome dalla loro forma triangolare, ndr – non è stato un mercato riservato solo ai napoletani, chiunque volesse acquistare dosi a prezzi stracciati doveva recarsi a Scampia, proprio la Scampia raccontata da Saviano, quella delle faide, quella che vive nella stretta morsa della Camorra, la cui presenza si manifesta proprio con l’ingente traffico di droga e con il racket.

Ogni singola piazza di spaccio riesce a far incassare introiti da capogiro, e offre ogni genere di sostanza stupefacente in circolazione a prezzi stracciati, elemento che determina il successo di questo tipo di mercato: è possibile acquistare dosi di cocaina con appena venti, trenta euro, fino ad arrivare al commercio di droghe come la Kobrett (o Cobret) – l’eroina di scarto, tagliata con amfetamine o simili sostanze e assunta mediante inalazione, ndr-, anche detta “droga dei poveri” proprio perché ottenuta dagli scarti dell’eroina, o la Shaboo, la droga che arriva direttamente dalle Filippine, dal potente effetto eccitante, e che inizia a spopolare anche in Italia.

La competitività dei prezzi è dovuta alla capacità dei camorristi di quintuplicare il quantitativo di droga, le dosi vengono tagliate con mannitolo, lidocaina ed altre sostanze, in modo da moltiplicare gli affari e aprirsi a nuovi mercati; di fatti la zona nord della città partenopea è il centro di smercio per le regioni limitrofe, i trasferisti acquistano le dosi a prezzi stracciati per poi rivenderle nelle proprie regioni di appartenenza a più del doppio del prezzo di acquisto.

Le così dette “piazze dello spaccio” vengono monitorate costantemente da due o più vedette, ragazzi giovanissimi abbagliati dal guadagno facile e organizzati in turni per le ronde rionali; il meticoloso sistema di controllo prevede l’utilizzo di alcune postazioni fisse e altre mobili, che si spostano a piedi o in motorino, battendo l’intera area, in modo da far risultare gli spostamenti, e i conseguenti messaggi, più celeri. Per segnalare la presenza di estranei nell’area, per lo più forze dell’ordine, si urlano messaggi in codice; a questo punto lo spacciatore di turno si occuperà di occultare le sostanze, si prediligono luoghi pubblici in modo che difficilmente si possa risalire al singolo soggetto, quindi le aiuole dei giardinetti votivi, i bagni pubblici, armadi di fortuna ricavati nei ballatoi delle vele, diventano dei nascondigli perfetti.

Entrare nel racket della droga è semplice e chi lo gestisce si rivolge sempre più spesso a gente apparentemente insospettabile: figli di papà, casalinghe, incensurati.

Lo scenario contrapposto a quello delle piazze dello spaccio, che fa ben sperare in una rigenerazione delle zone prese in esame, è quello dei comitati cittadini di Scampia e delle innumerevoli associazioni nate sul territorio al fine di debellare la piaga della criminalità organizzata, nonché creare alternative culturali coinvolgendo anche i giovanissimi, con attività come il doposcuola gratuito e la nascita di una ciclofficina, per citarne alcune.

A breve, inoltre, si darà il via ai lavori del progetto “Restart Scampia” che punta alla riqualificazione del quartiere partendo dall’abbattimento delle Vele A, C, D e la riconversione della Vela B, per il momento adibita a residenze; al loro posto sorgeranno impianti sportivi, servizi da dedicare a funzioni pubbliche, facoltà universitarie e parchi.

 

Copyright copertina: http://www.internazionale.it/reportage/2016/05/21/scampia-vele-camorra-associazioni

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