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LE ROTTE DELLO SPACCIO – LA DIFFUSIONE DELLE DROGHE DAL MARE AL WEB

Akb 48, 4 Fma, Metedrone, Mefedrone, Bb22, Mdai, Mexedrone, Mdma. Sono solo alcuni dei nomi che compongono la galassia dello sballo nei nostri tempi sempre più social. Molecole psicoattive che disegnano la nuova costellazione della tossicodipendenza. Più letali e più tossiche delle droghe classiche e terribilmente facili da reperire. Bastano pochi click in rete e pochi euro sulla carta di credito per navigare su siti dall’apparenza affidabile e professionale e approvvigionarsi di canabinoidi sintetici, anfetamine o catinoni prodotti in laboratorio.

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Contro questo commercio la lotta è difficilissima. Nonostante la procedura sia diventata molto efficiente dal momento in cui entra nella tabella delle sostanze proibite, possono passare anche tre o quattro mesi. Fino a quel momento viene venduta liberamente, senza che nessuno abbia strumenti legali per vietarlo. Delle oltre 550 sostanze immesse sul mercato dal 2010 ad oggi solo 80 sono finite nell’elenco di quelle vietate. E anche quelle vietate spesso continuano ad essere vendute. Oggi i siti individuati sono più di un migliaio e il fenomeno è solo agli albori. Il dramma è che non c’è più nemmeno bisogno di coltivare una pianta per produrre queste sostanze, bastano strumentazioni in dotazione a qualunque piccola azienda chimica, basta uno scantinato accessoriato per produrre molecole da vendere in rete con una redditività probabilmente superiore a quella delle droghe classiche.

Ma questa è solo la nuova frontiera dello spaccio, perché in Italia la droga parte via mare per l’Italia o via camion dalla rotta balcanica ed inonda il resto d’Europa. Nel giugno del 2014 parte così l’assedio delle forze di polizia ai narcotrafficanti albanesi. Ottocento agenti dei reparti speciali sono scesi in campo e dopo tre giorni di guerriglia a suon di Kalashnikov hanno inferto un duro colpo all’organizzazione: 56 all’epoca gli arresti. Nell’operazione erano state sequestrate 26 tonnellate di marijuana e distrutte 90.000 piantine.

Recentemente l’ex direttore dell’UNODC, Antonio Maria Costa, ha affermato che ben 325 miliardi di euro provenienti dal narcotraffico sarebbero stati impiegati per fronteggiare problemi di liquidità del sistema bancario europeo, specie delle grandi banche inglesi, svizzere e italiane vicine al tracollo dopo il fallimento di Lehman Brothers. Il Commissario europeo agli Affari interni, Dimitris Avramopoulos, presentando a Lisbona la relazione europea sulla droga 2016 ha affermato che “il problema delle sostanze illecite in Europa, non sta per nulla diminuendo, anzi!”.

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Il giro di affari della droga nel mondo è calcolato attorno ai 580 miliardi di franchi. In tutto il globo sono 250 milioni le persone che assumono droghe almeno una volta l’anno, 25 milioni i tossicodipendenti. In Svizzera un terzo dei cittadini ha già provato la cannabis, e in 500 mila nel 2014 l’hanno consumata almeno una volta. La Relazione europea sulla droga 2016 conferma inoltre che l’ecstasy è tornata ad essere uno degli stimolanti preferiti dai festaioli di tutta Europa, Svizzera inclusa. Il mercato delle sostanze stupefacenti è dunque sempre più florido. Se da un lato si chiude la rotta dei Balcani per i migranti, dall’altro la via che fu dalla seta descritta da Marco Polo è ben aperta. Adesso è quella la via della droga, di una quantità inimmaginabile di droga che arriva sulle nostre coste e sui nostri confini. Droga che mieterà vittime, il cui afflusso è ormai inarrestabile.

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