SMARTPHONE ADDICTION: DROGATI DI TELEFONO

Il titolo di un’indagine che riguarda la dipendenza dagli smartphone, sempre più preoccupante e diffusa, firmata da James Roberts e Meredith David e pubblicata su Computers in Human Behavior, recita così:  “La mia vita è diventata la principale distrazione dal telefono”.

Per quanto paradossale possa sembrare questo motto, oltre ad essere molto accattivante e vincente a livello di marketing, descrive una realtà con la quale facciamo i conti ogni giorno tanto che, a tal proposito, qualche anno fa è stata coniata anche una nuova parola per descrivere un fenomeno strettamente legato alla dipendenza da telefonino: Phubbing. 

Questo termine indica l’atteggiamento di coloro che trascurano una persona reale, con la quale sono impegnati in una qualsiasi attività, per controllare, compulsivamente, il cellulare.

Effettivamente, sempre più spesso capita di imbattersi in scene che sfiorano il grottesco e in cui tra i due litiganti il terzo a godere è proprio il telefono, mentre la lei o il lui di turno per scambiare due parole con qualcuno deve rivolgersi al barista e ordinare un cocktail, perché nel frattempo il compagno è troppo impegnato a sfiorare con le dita il display di un telefono.

A fare del cellulare una specie di prolungamento della mano, sono principalmente gli adolescenti i quali ne sono condizionati a tal punto da provare dei veri e propri attacchi di panico quando non possono usarlo. La reazione che hanno è più drammatica davanti ad una batteria al 3% che di fronte ad un 2 in matematica.

Lo smartphone, ormai, non riveste più soltanto il tradizionale ruolo comunicativo ma porta con sé anche svariate funzioni psicologiche che vanno dalla sfera personale a quella relazionale.

Prima fra tutte è quella della regolazione della distanza nelle relazioni, attraverso il telefono infatti si può decidere di allontanarsi o avvicinarsi agli altri, tutelando le proprie insicurezze o gestendo le ansie provocate da distanza e separazione. Questo può portare a gestire le relazioni solo attraverso un “ponte telefonico” che va a sostituirsi alla realtà. C’è chi, però, deve ancora abituarsi ad essere lasciato, dopo anni di relazione, attraverso un messaggio su Whatsapp e anche chi, al sexting (Sesso via messaggi ndr) preferisce ancora il caro e buon vecchio sesso.

Altra funzione psicologica che riveste il cellulare è quella che riguarda la gestione della solitudine e dell’isolamento, comportandosi quasi come “antidepressivo”. In questo caso è molto semplice diventarne dipendenti, in quanto si associa al suo uso la presenza dell’altro, che diventa sempre disponibile e non è mai vissuto come “assente”. Questo può produrre una sorta di incapacità di sperimentare la dimensione del lutto e della sua elaborazione e rende difficile riuscire a scindere ciò che è pubblico da ciò che è privato e ciò che è intimo da ciò che invece può essere condiviso. Speriamo solo di non arrivare al punto di ritrovarci davanti a selfie fatti sul WC.

Le statistiche ci dicono, infatti, che i “drogati” del cellulare arrivano a sbloccarlo fino a 110 volte al giorno, che equivale ad uno sblocco ogni 10 minuti, che diventano 6 nelle ore serali.

Chi è affetto da questa dipendenza, tende a far di tutto per rispondere immediatamente ad un messaggio appena arrivato e nel momento in cui per un motivo qualsiasi, non può farlo, tende a diventare ansioso. A molti capita anche di sentire le vibrazioni del telefono quando quest’ultimo non sta suonando (sindrome del cellulare fantasma ndr) o di avere il terrore di non riuscire a rimanere connessi e a conoscere le ultime novità provenienti dai social network.

Altra caratteristica dei dipendenti da smartphone è quella di estraniarsi dagli altri, tenendo gli occhi incollati al display del telefono nonostante siano a cena con amici, preferendo alla conversazione reale una chattata su Whatsapp.

E nel momento in cui rimangono lontani dal loro oggetto-feticcio cosa succede? Vanno in vera e propria crisi d’astinenza vivendo attacchi di panico e ansia.

Nei casi più estremi questa dipendenza porta anche a smettere di mangiare e di dormire. “Drammi” che forse neanche Jennifer Aniston quando è stata abbandonata da Brad Pitt ha vissuto in maniera così intensa.

Strano a dirsi ma potrebbe essere proprio un cellulare a correre in aiuto nei confronti di chi soffre di questa dipendenza. Come? Sono state sviluppate varie app che monitornano l’utilizzo del telefonino, segnalandone l’abuso e in alcuni casi è anche possibile impostare delle regole personalizzate per impedire l’uso delle applicazioni installate, regolando giorno, ora e divieto. In quel caso sarà poi impossibile lanciare l’applicazione bloccata.

Copyright foto:

http://www.tecnoandroid.it/2015/09/16/dipendenza-smartphone-tossicodipendenza-5387-142984

http://www.corrieredellepuglie.com/index.php/2015/12/soffri-di-phubbing/

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