ATTUALITÀ

DAGLI SCAMBI EPISTOLARI ALLE E-MAIL. L’EVOLUZIONE DELLA COMUNICAZIONE NELL’ERA DIGITALE

Da ormai un ventennio la comunicazione è  stata rivoluzionata. L’evoluzione tecnologica ha modificato radicalmente il nostro modo di relazionarci agli altri, causando un irreversibile cambiamento dei rapporti sociali.

Nel 2017, Gustave Flaubert a Louise Colet manderebbe chissà quanti messaggini su Whatsapp. Frida Khalo, disperata per l’allontanamento dal pittore Diego Rivera, si sfogherebbe, non scrivendogli lettere struggenti e profonde, ma inviandogli un bel foglio di via, magari via e-mail.

Un tempo, lo scambio epistolare era un modo per avvicinarsi all’amato in maniera molto intima, seppur stando lontani. Un pezzo di carta scritto a mano era l’anello di una catena, fatta di sentimenti segreti e confidenze che legavano due persone, talvolta all’infinito: i tempi di spedizione e consegna delle missive, spesso, erano lunghissimi e le comunicazioni erano molto dilatate per ovvi motivi. Lo scrivente doveva cercare di concentrare più temi tra le righe, provando ad essere il meno prolisso possibile, per non annoiare il lettore ed invogliarlo a riflettere sugli argomenti discussi. Non esistevano sistemi di scrittura facilitata, emoticons, né notifiche di consegna o doppie spunte. Chi adoperava pennino e calamaio aveva a disposizione solo tanta voglia di aprire il proprio cuore ed una grande immaginazione, per poter fantasticare su quelle che sarebbero potute essere le reazioni del destinatario. I più indottrinati utilizzavano un vocabolario forbito, gli altri si limitavano a termini semplici spesso con una grammatica zoppicante, ma non avevano la scusa del t9 e non gli restava che rimediare qualche misera figuraccia. I rapporti erano sicuramente anche molto diversi. Salvo che non si trattasse di parenti inviati al fronte o emigrati in cerca di fortuna altrove, due persone – di paesi differenti e lontani – difficilmente s’incontravano, innamoravano o conoscevano. Con l’avvento di internet, purtroppo o per fortuna, tutti questi particolari non hanno più ragion d’esistere. In quest’epoca globalizzata e computerizzata, la fretta regna sovrana e spadroneggia perfino sul modo di comunicare con gli altri. Chi ha il privilegio di lavorare, frequentemente è costretto a ricevere ed inviare comunicazioni professionali istantanee, fissare appuntamenti lampo, organizzare eventi e riunioni in tempi molto ristretti, magari con un collega che vive dall’altra parte del mondo. Sotto questo punto di vista, la posta elettronica ha apportato sicuramente innumerevoli vantaggi: consentendo lo scambio veloce di battute anche tra più persone contemporaneamente, accorcia distanze e durata di un discorso, permettendo così di guadagnare tempo utile per dedicarsi anche ad altre faccende. Inoltre, non essendo cartacea, fa risparmiare sugli spazi dove prima si era costretti ad accantonare faldoni e faldoni. Peccato che lo stesso discorso sia meno vantaggioso per le relazioni. Le storie d’amore, anche quelle molto importanti, spesso nascono e finiscono con un messaggino in chat o un sms. Non si sente più la necessità di manifestare una sensazione o un’emozione perché basta digitare sulla tastiera un emoji e tutto è  risolto. Provi vergogna o imbarazzo? C’è la faccina che arrossisce. Devi inviare gli auguri di compleanno a qualcuno? Cerca bene e troverai una torta, virtuale, ma pur sempre una torta, tanto, tra tecnologie varie, a breve ci digitalizzeranno anche le papille gustative! Sei innamorato? Diglielo con un cuoricino, puoi scegliere anche il colore: se sei geloso, ad esempio, quello giallo è la soluzione adatta a te.
Spesso le corrispondenze si esauriscono nello spazio di un invio, a discapito di quelle che dovrebbero essere componenti fondamentali in un rapporto: il confronto personale, l’umanità, la pazienza, l’empatia. Ci siamo tutti un po’ snaturati, annichiliti da questa freddezza impostaci dal progresso. Il dialogo, che di presenza prevede esternazioni verbali e riformulazioni fulminee di pensieri – da stimolare anche i punti più reconditi delle aree cerebrali di Broca e Wernicke – per e-mail o sms perde di valore e di calore. Una volta si attendeva il portalettere con trepidazione dietro ad una finestra. Oggi la finestra è lo schermo del pc o dello smartphone. Per quanto ancora riusciremo ad accettare di vivere come robot?

Ora magari scrivo una lettera a “Caro John”, una rubrica d’un simpatico magazine online che si chiama Metis che chiarisce dubbi di svariata natura: gli chiedo che ne pensa e poi vi faccio sapere, magari spedendovi un’ e-mail collettiva!

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