GUARDIANI DELLA GALASSIA VOL. 2 – ODE AI RAGAZZINI DEGLI ANNI OTTANTA

Nell’universo dei cine-comics una saga su tutte le altre è probabilmente destinato a diventare un cult, perché questa è la sua attitudine.

Stiamo parlando dei Guardiani della Galassia, di cui è uscito di recente il volume 2. La saga strizza l’occhio – o forse sarebbe meglio dire allunga le mani – in maniera abbastanza evidente sull’immaginario pop degli anni 80.

Il leader della squadra, Star-Lord, interpretato da Chirs Pratt (Jurassic World, Passengers, I Magnifici Sette) è un ragazzone dall’animo infantile che, per un qualche scherzo del destino, si ritrova nei panni di un avventuriero galattico, con una serie di improbabili compagni.

Gamora, l’attraente e letale aliena, Drax, il muscoloso e non troppo sveglio tank, Groot, l’amico che tutti vorremo avere, di poche parole ma di grande potere, e infine Rocket, il geniale e distruttivo procione-ingegnere.

Tutto nei Guardiani della Galassia può essere visto e compreso come l’immaginario di un bambino nato e cresciuto negli anni Ottanta. Tutto ciò che fa ed è Star Lord è la raccolta delle fantasie giovanili delle persone che oggi hanno 30-35 anni.

Il film potrebbe ridursi ad un’operazione nostalgia, puro e semplice fan-service allo zoccolo duro e nerd dei consumatori di questo tipo di prodotti d’entertainment.

In parte questo è vero. I riferimenti a David Hasselloff – ripreso dal simpaticissimo Kung Fury – e a Supercar, il walkman, le audiocassette, e lo stesso Kurt Russell.

Non dobbiamo però dimenticare lo Zeitgeist in cui questi anni sono immersi. Gli anni Ottanta sono stati una miniera ricchissima di riferimenti e film cult, di mode, un’età dell’oro per l’economia e l’intrattenimento.

Gli anni 2000 e 2010 non sembrano invece avere questo stesso pregio. Si potrebbe parlare degli effetti della globalizzazione ma, senza spingerci così in profondità, basterebbe affermare che l’immaginario dei giovanissimi oggi si lega più forse ai videogiochi da un lato. Dall’altro l’industria dell’entertainment legato ai fumetti o alla fantascienza è esploso in una misura così possente negli ultimi 10 anni che pochi personaggi o universi narrativi si conservano nel tempo per più di sei mesi.

Baby Groot

L’operazione nostalgia sta esplodendo su tutti i fronti, basti pensare alla massiccia presenza di Guerre Stellari sull’onda della terza trilogia. Forse il fenomeno dipende anche dal mercato: i bambini degli anni 80 ora hanno più possibilità economiche ed è ragionevole pensare che il mercato, cosciente di ciò, proponga un’offerta mirata a questo target.

Tornando ai Guardiani, lo stile scanzonato e i colori fluo, lo rendono probabilmente uno dei più bei film. Viene da pensare ai Goonies, a Corto Circuito, alle Tartarughe Ninja. L’epicità viene sostituita totalmente dall’ironia con cui i personaggi interagiscono.

Il tessuto di Guardiani della Galassia sono pertanto emozioni semplici – a volte anche troppo: il rapporto inespresso  tra Star Lord e Gamora ricorda la divisione tra maschietti e femminucce tipico delle elementari, Drax potrebbe essere il bullo che poi è diventato il nostro migliore amico, Rocket potrebbe essere il criceto che avevamo da bambini e che volevamo come compagno di avventure. Groot, da canto suo, è la ciliegina sulla torta.

Il film quindi non ha nulla di epico, ma anzi riesce ad essere addirittura tenero. Ogni cosa alla fine si risolve con battute, colori ed enormi esplosioni.

James Gunn nel presentare questo film ha quindi indovinato la formula. Formula che ha ripetuto nel sequel che forse, rispetto al primo film, è un po’ sempliciotto. Se avete continuamente nostalgia dell’infanzia, forse perché il futuro è molto meno “figo” di come molti di noi lo avevano immaginato, rivolgetevi ai Guardiani.

Forse più che della galassia, Star Lord è la sua variegata masnada sono i guardiani della vostra infanzia.

Vito Fabrizio Brugnola

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