EDILIZIA E DINTORNI. INTERVISTA ALL’ ING. ANTONIO GIUSTINO: IL GIOVANE E TALENTUOSO NAPOLETANO, CON LA PASSIONE PER LE COSTRUZIONI

Partenopeo con la “P” maiuscola, caparbio, ambizioso e pieno di voglia di fare. Antonio Giustino, giovanotto elegante dagli occhi azzurri, laureato in Ingegneria Civile presso l’Università Federico II col massimo dei voti e nei tempi previsti, è costruttore edile da quattro generazioni. Oggi trentaquattrenne, è già da tre anni Presidente in carica del Gruppo Giovani ACEN (Associazione Costruttori Edili Napoli). A noi di Metis Magazine ha tracciato un quadro preciso delle evoluzioni del settore, in cui opera attivamente, e della sua materia, di cui è conoscitore esperto. 

Ingegner Giustino, ci parli un po’ di Lei: come mai ha scelto di seguire le orme dei Suoi familiari in campo lavorativo? 

Ricordo la prima volta che mio padre mi portò con lui in cantiere, avevo appena 10 anni. La società di famiglia (GIUSTINO COSTRUZIONI S.P.A.,nda) stava costruendo per conto dell’Alenia, un grande stabilimento industriale per microfusioni aerospaziali nell’area dell’Avellinese. Da subito rimasi affascinato da quel mondo: i grandi mezzi di cantiere che movimentavano migliaia di metri cubi di materiali, l’impegno dei responsabili di cantiere, della direzione lavori e di tutti gli operai per rispettare tempi, qualità e costi di realizzazione, le riunioni con i rappresentanti della committenza. Da quel giorno la mia voglia di diventare parte di quel mondo aumentò nel tempo, fino alle mie prime esperienze di lavoro circa otto anni fa, dopo la laurea specialistica con lode in Ingegneria Civile alla Federico II, in alcuni cantieri di importanti opere pubbliche di edilizia ospedaliera ed infrastrutturale che stavamo realizzando a Catanzaro.

A Roma c’è il Papa ma a Napoli c’è Dio. Ed è nella seconda, la Sua città, che ha preferito restare: per un giovane meridionale che vuole farsi largo nel mondo del lavoro, quali sono, secondo Lei, in fatto di opportunità, i vantaggi e gli svantaggi rispetto ad uno del Nord?

A Napoli, ed in generale nel Mezzogiorno, i percorsi lavorativi sono più complessi, sotto molti punti di vista: l’offerta di lavoro è bassa, la burocrazia è fortemente presente, la meritocrazia spesso non viene premiata, e ciò determina per i giovani, anche piu’ capaci, un inserimento nel mondo del lavoro limitato e spesso tardivo. Dall’altro lato, queste difficoltà, se affrontate con coraggio e determinazione, possono finire col rafforzarti, determinando spesso un vantaggio: moltissimi sono i manager, i professionisti e gli imprenditori di successo che provengono dal nostro territorio. Napoli allo stesso tempo ha delle potenzialità inespresse enormi, che dovranno necessariamente emergere nei prossimi anni, basti pensare alla valorizzazione dell’enorme patrimonio culturale ed ambientale, allo sviluppo del turismo, alla vena creativa della città (e ciò sarà determinante per i settori connessi all’innovazione tecnologica); tutti questi aspetti potranno far nascere importanti opportunità di lavoro per i giovani; si pensi solo al recente interesse della Apple a stabilire collaborazioni sul nostro territorio.  

Come riesce a coniugare il passato ed il futuro della Sua azienda?

Il settore edilizio, a differenza di quanto si possa pensare, nell’ultimo decennio ha vissuto un forte cambiamento e da un settore a basso contenuto tecnologico è divenuto un settore ad alto contenuto innovativo. Si pensi, ad esempio, all’introduzione del Bim “Bulding information modelling” nei cantieri, ai materiali innovativi per il rinforzo sismico FRP ed a quelli ecosostenibili, ai progressi della domotica; ancora, alla presenza sempre maggiore di componente impiantistica innovativa nell’edilizia residenziale ed ospedaliera e a quello che sarà il crescente utilizzo delle stampanti 3D nei cantieri. Capire dove sta andando il mercato per un imprenditore è molto importante, gli consente di provare ad indirizzare le strategie aziendali verso le opportunità future di lavoro, e ciò naturalmente non è semplice. La chiave vincente sta nel cogliere i tempi giusti per innovare nella tradizione. Si può e si deve guardare al futuro e alle innovazioni forti delle proprie tradizioni e del proprio know-how, investendo su un costante aggiornamento dei processi aziendali e sulla formazione del personale e degli stessi imprenditori.

Gli ultimi terremoti che hanno colpito il centro Italia dimostrano che il territorio e le costruzioni possono essere vulnerabili ad eventi sismici. È recente l’introduzione delle linee guida sul Sisma bonus, che consentirebbe detrazioni fiscali fino all 85% per interventi di messa in sicurezza sismica del patrimonio vulnerabile. Questi strumenti fiscali pensa possano rilanciare il mercato e ridurre davvero il rischio?

I recenti eventi sismici che hanno interessato il Centro Italia, mettono in evidenza l’alto rischio sismico a cui è esposto il nostro Paese e l’inadeguatezza di molte costruzioni a rispondere ad eventi sismici di una certa intensità. Stime Ance evidenziano come le aree ad elevato rischio sismico ricoprano circa il 44% della superficie nazionale e che in tali aree vivano 21,8 milioni di persone. In tali territori a maggior rischio sismico il patrimonio abitativo è vetusto: il 74% degli edifici residenziali è stato costruito prima dell’operatività della normativa antisismica per nuove costruzioni. La recente emanazione delle linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni è un passo importante verso la messa in sicurezza sismica del patrimonio edilizio Italiano. Tali linee attivano il “Sismabonus”, incentivi fiscali previsti dalla Legge di Bilancio 2017 che conferiscono – sino al 2021 – la possibilità di una detrazione Irpef/Ires di entità pari fino all’85% del costo dell’intervento sostenuto per l’adozione di misure antisismiche, con un periodo di ripartizione delle detrazioni pari a 5 anni. La percentuale della detrazione varia in funzione del miglioramento sismico ottenuto e lo strumento prevede, inoltre, la possibilità per i beneficiari di cedere il credito fiscale spettante alle imprese che hanno effettuato gli interventi o ad altri soggetti privati. Come evidenziato dall’ANCE, sono però necessarie alcune “revisioni” al “Sismabonus”, una delle quali riguarda l’introduzione della possibilità di cedere il credito di imposta, dalle imprese esecutrici al sistema degli istituti di credito, per rendere attuabile lo strumento per le imprese di costruzioni. Lo scenario, in ogni caso, lascia supporre che, al netto di alcune rettifiche necessarie, gli incentivi fiscali previsti dal “Sismabonus” potranno costituire uno stimolo importante per la ripartenza del mercato delle costruzioni e la messa in sicurezza del patrimonio edilizio e, allo stesso tempo, tali misure potrebbero favorire lo sviluppo di nuove competenze e spazi di mercato per le imprese edili come quelle connesse, ad esempio, alla progettazione e alla realizzazione di interventi di miglioramento sismico anche con materiali innovativi. 

Ad oggi si sente molto parlare di ecosostenibilità. Quali importanti innovazioni hanno subìto l’ingegneria e l’edilizia e come pensa si possano ulteriormente valorizzare?

Negli ultimi anni si sta diffondendo in Europa, ed anche in Italia, una maggiore sensibilità verso gli impatti del costruito sull’ambiente circostante e perciò si sente parlare sempre più spesso di ecosostenibilità. Del resto, in seno all’ Associazione dei Costruttori Edili napoletani vi è – non da oggi – la piena consapevolezza che l’impatto ambientale di ciò che si andrà a realizzare, così come l’impatto sociale degli interventi edilizi, sono rilevanti almeno quanto la sostenibilità economico-finanziaria delle realizzande opere. L’Acen da anni, insieme al Gruppo Giovani da me presieduto, sta sperimentando le potenzialità dello strumento di progettazione integrata Bim “Bulding information modeling”, che rivoluzionerà nei prossimi anni l’attività delle costruzioni. Stiamo approfondendo come tale strumento possa costituire importante supporto alle analisi di impatto ambientale Lca “life cycle assessment”. Tale tipologia di analisi di impatto risulta particolarmente complessa se riferita ad opere di Inegneria civile, che sono opere complesse, e le potenzialità del Bim, strumento parametrico che recepisce moltissime informazioni sull’opera da realizzare, diventano fondamentali per supportare le analisi Lca. Proprio in questo senso l’Acen ha presentato a marzo scorso tre studi realizzati con il Centro Sperimentale Edil-Lab, curate da esperti e tecnici, che prendono spunto dalle sperimentazioni effettuate in questi anni in sinergia con il dipartimento di strutture della Federico II ed altri importanti centri di ricerca come il Distretto tecnologico delle costruzioni Stress scarl.

In Svezia hanno studiato e creato un nuovo legno translucido, che nei prossimi anni potrebbe sostituire il vetro. Nel Kansas, hanno sperimentato un nuovo cemento ricavato da sottoprodotti del bioetanolo, che sarebbe non solo molto più ecologico ma addirittura più resistente. Ne avrà sicuramente sentito parlare. Quanto sono affidabili, nelle costruzioni, i nuovi materiali rispetto a quelli impiegati un tempo? Ed inoltre, pensa ce ne sia qualcuno che non potrà mai essere sostituito?

Il futuro ed il presente dell’edilizia passano certamente attraverso la progettazione e l’impiego di materiali innovativi nelle costruzioni. È chiaro che la progettazione e la sperimentazione degli stessi richiedono una forte sinergia fra gli attori della filiera edile ed il mondo della ricerca e dell’università, per comprenderne le caratteristiche in termini di efficacia, durabilità, ecosostenibilità. Poi c’è la fase di sperimentazione in cantiere, un “test” fondamentale che consente di capire realmente l’applicabilità di questi materiali e le prestazioni in opera, soprattutto nel medio lungo termine. Sono sempre stato affascinato dalle potenzialità di tali materiali, tant’è che ho sostenuto un percorso di studi in Ingegneria civile (specializzazione in strutture e geotecnica) che prevedeva vari approfondimenti che vertevano proprio sui materiali innovativi in edilizia per il rinforzo sismico (materiali con fibre di carbonio, vetro, etc.) e sul comportamento degli stessi, anche nel tempo. Ritengo di esser stato fortunato perché il Dipartimento di Strutture di Ingegneria della Federico II, condotto all’epoca egregiamente dall’attuale Rettore Gaetano Manfredi, costituiva già un esempio di avanguardia nazionale ed Europea sugli aspetti dell’edilizia sismicamente sicura e dei materiali innovativi; in piu’, presso l’azienda di famiglia aveva sede il Consorzio Tre (Tecnologie per il recupero edilizio), un importante consorzio di ricerca che pullulava di giovani ricercatori e menti illuminate che approfondivano le potenzialità di questi materiali in edilizia anche nell’ottica di una messa in sicurezza sismica del patrimonio. Pensare ad oggi a un materiale che non verrà mai sostituito è difficile, considerando soprattutto il rapido progresso della tecnologia; basti pensare al crescente impiego delle stampanti 3d in edilizia. Sono certo, allo stesso tempo, che non potremo mai sostituire la mente e l’esperienza degli Ingegneri e degli Imprenditori che hanno l’obbligo di “governare” nuovi e vecchi strumenti, fonderli con i materiali e le ricerche innovative, ottenendo un mix intelligente e sapiente, all’altezza delle aspettative del mercato e delle nuove generazioni.

Ultimamente è allarme crollo ponti. A cosa sono dovuti questi fenomeni, scarsa manutenzione, bassa qualità dei materiali impiegati o gravi errori di progettazione? 

I recenti fenomeni di crollo di alcuni cavalcavia autostradali e/o porzioni di viadotti invitano ad importanti riflessioni su temi connessi alla manutenzione delle infrastrutture viarie del nostro Paese. Premesso che saranno le indagini in corso ad approfondire le cause di collasso di tali strutture, appare comunque opportuno fare una riflessione sulla programmazione degli interventi di manutenzione e sulla prevenzione nel nostro Paese. L’ Italia spesso, anche per carenza di risorse finanziarie, ha mostrato un’ incapacità a programmare e mettere in atto un piano di interventi di manutenzione e messa in sicurezza sia delle infrastrutture viarie che del patrimonio edilizio in generale. Purtroppo, registriamo anche una scarsa propensione ad attuare, ad esempio, interventi di prevenzione del dissesto idrogeologico. Il nostro Paese sembra scontare un “gap” culturale che porta, evidentemente in maniera errata, a vedere gli interventi di manutenzione e prevenzione come un costo e non come un naturale investimento. Sottostimando che, spesso, intervenire a valle di accadimenti come crolli o esondazioni comporta un irreparabile danno in termini di vite e, a seguire, un danno economico e di immagine nettamente maggiore rispetto al costo legato a programmati interventi di manutenzione, prevenzione e messa in sicurezza del patrimonio edilizio e delle infrastrutture esistenti.

In generale, l’evoluzione dei materiali consente sì un impatto inferiore a livello ambientale, ma anche una maggiore incidenza dei costi per chi costruisce e per chi compra. La casa sarà sempre più un lusso?

Per rispondere a questa domanda ritengo opportuno fare una premessa: credo che gli operatori di mercato debbano comunicare meglio ai potenziali acquirenti le caratteristiche qualitative e prestazionali degli immobili che realizzano e, in linea generale, degli immobili progettati e costruiti secondo prassi moderne, innovative e di qualità. Il settore dell’edilizia, infatti, dovrebbe spingere maggiormente sulla comunicazione di prodotto: è necessario far comprendere ai cittadini che acquistare una casa in alta classe energetica induce un risparmio, nel tempo, dei costi di gestione ed un minore inquinamento ambientale; inoltre, un immobile costruito con criteri antisismici è un investimento in sicurezza per sé e per i propri cari. Per di più, un edificio costruito con materiali di qualità e poco impattanti resisterà meglio nel tempo e consentirà minori costi di manutenzione per riparazioni, garantendo un maggior comfort di vita. Quando ci si approccia al bene casa, che per gli italiani rappresenta un investimento importante, bisogna saper spiegare loro cosa stanno acquistando. Ciò premesso è evidente che acquistare un immobile nuovo, sicuro ed innovativo ha un costo iniziale maggiore che viene però ampiamente ricompensato dagli aspetti qualitativi e prestazionali indicati poc’anzi, anche alla luce della possibilità in questo periodo di usufruire di mutui con tassi molto bassi per l’acquisto della prima casa.

Considerati i tempi di crisi, da Presidente ACEN, avrà di certo contezza di tutte le problematiche che riguardano l’immobiliare. Diamo un consiglio ai lettori interessati: è un periodo utile per comprare o per vendere? 

La crisi economica che ha travolto negli ultimi 8 anni il nostro Paese ed anche il settore immobiliare ha generato praticamente in tutte le città Italiane un calo del valore degli immobili residenziali importante, mediamente stimato in – 20% in valore rispetto ai picchi del 2008 (con analisi che andrebbero differenziate di città in città). Da ciò consegue ovviamente che chi vende oggi sconta una riduzione dei ricavi a metro quadro rispetto al passato. Chi ha la possibilità di acquistare ne ottiene un risparmio se confrontiamo il prezzo di acquisto odierno con i valori degli anni passati. Se si considera, poi, che i tassi di interesse sui mutui alle famiglie sono ai minimi storici e che negli ultimi due anni si è registrata una riapertura importante del credito alle famiglie per l’acquisto di prima casa (dati Banca d’Italia confermano che nei primi 9 mesi del 2016 i mutui erogati per l’acquisto di un’abitazione registrano un ulteriore aumento tendenziale del 26,8%), potremmo dire che siamo in un discreto momento per comprare. Naturalmente prima di procedere con acquisti sono necessari approfondimenti attenti sulle caratteristiche dell’immobile quali: posizione ed esposizione, commerciabilità, qualità del prodotto e stato di manutenzione, costi di gestione, conformità urbanistica ed edilizia dello stesso immobile, possibilità di parcheggio, presenza dei mezzi di trasporto nelle vicinanze, percezione della sicurezza e così via. Concluderei citando alcuni dati che in parte confermano il ragionamento condotto, relativi al numero di abitazioni compravendute che ha registrato, secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, un ulteriore e significativo aumento nei primi nove mesi del 2016 attestandosi sul + 20,4% su base annua.

Con riferimento all’andamento del settore delle costruzioni ed al relativo assetto, in Campania ed a Napoli ci sono speranze di ripresa?

Il mercato delle costruzioni in Campania ha risentito della forte crisi degli ultimi anni, basti pensare, con riferimento all’occupazione di settore che in Campania dal 2008 al 2016 sono usciti dal mercato circa 47.000 addetti e che nonostante i due anni di lieve ripresa (2015 e 2016) dell’edilizia in Campania, al 2016 la capacità di spesa del mercato è stata del 30% inferiore rispetto a quella espressa nel 2007. In base alle ultime stime del sistema informativo CRESME, il valore della produzione del mercato delle costruzioni nel 2016 in Campania ammonta a 11 miliardi di euro, di cui 5,4 mld pari al 50% della produzione settoriale sono relativi al mercato napoletano, ruolo che si è rafforzato negli ultimi anni considerando che nel 2.000 era pari al 40%. Guardando alla composizione del mercato emerge che il 76% della produzione complessiva sono spesi per interventi sul patrimonio edilizio esistente e, facendo poi riferimento alla ripartizione degli investimenti tra segmenti di mercato, il primo mercato Regionale è quello dell’edilizia abitativa, pari al 48% del totale ed il secondo riguarda le opere pubbliche pari al 34%; il mercato più piccolo è invece quello dell’edilizia non residenziale privata pari al 17 % del mercato totale. Da questi primi dati è facile desumere, da un lato, che gli interventi di nuova edilizia residenziale in Campania hanno subito una forte contrazione e pertanto si tende ad intervenire riqualificando e rigenerando il patrimonio edilizio residenziale esistente e, dall’altro, che il mercato delle opere pubbliche in Campania rappresenta un segmento importante in termini percentuali superiore alla media nazionale (34% contro 27%). Le stime Ance relative alla produzione nazionale del settore delle costruzioni indicano che il 2017 potrebbe essere l’anno di ripresa. La previsione dell’Ance è di un aumento dello 0,8% in termini reali (+1,8% in termini nominali) degli investimenti in costruzioni. L’analisi considera l’impatto sulla produzione delle misure contenute nella Legge di Bilancio 2017 finalizzate al rilancio degli investimenti infrastrutturali ed al rafforzamento degli incentivi fiscali esistenti, con particolare attenzione agli interventi di messa in sicurezza sismica e di efficientamento energetico. Speriamo, dunque, che il 2017 possa essere l’anno della ripartenza del mercato delle costruzioni nel nostro Paese, in Campania e nella nostra amata città.

 
 

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