ATTUALITÀ

L’EVOLUZIONE DELLA SPECIE. COLPO D’OCCHIO SUI PRIMI CENTO GIORNI DI DONALD TRUMP

“Quella a cui assistiamo oggi non è la vittoria di un partito ma la celebrazione della libertà, che simboleggia al tempo stesso una fine e un inizio, e che significa rinnovamento e cambiamento. Perché ho pronunciato davanti a voi e davanti a Dio Onnipotente lo stesso giuramento solenne prescritto dai nostri padri poco meno di due secoli fa. Oggi il mondo è molto diverso. L’uomo detiene nelle proprie mani mortali il potere di abolire tutte le forme di povertà umana ma anche quello di sopprimere tutte le forme di vita umana”.
Le parole del Presidente John Fitzgerald Kennedy, pronunciate all’atto del suo insediamento il 20 gennaio 1961, ed il messaggio sotteso a quelle parole suonano oggi così lontani!

All’epilogo dei suoi primi cento giorni da Presidente, Donald Trump ha già ottenuto il primato di Presidente meno popolare degli Stati Uniti d’America, il meno popolare dai tempi di “Ike”, ed ha ben poco da festeggiare, considerato che non è stato in grado di mantenere alcuna delle promesse rivolte ai suoi elettori.

E’ quanto emerge da un sondaggio del Washington Post/ABC.

Sebbene tra coloro che lo hanno appoggiato nella sua scalata alla Casa Bianca continui ad aleggiare un moto di grande approvazione, i dati oggettivi sono scoraggianti e negli Stati Uniti d’America i primi cento giorni del neoeletto Presidente Donald Trump portano con sé risultati, statistiche e numeri inesorabilmente negativi.

Ma la mancata realizzazione della progettualità di Trump può considerarsi davvero un male?

Una linea politica così bizzarra, portata avanti da una personalità così singolare e dal suo entourage degno di cotanto leader, non poteva che rivelarsi inadeguata al modello americano, reduce peraltro da un esempio di grande sobrietà quale quello sposato dal predecessore Obama, a prescindere dalla condivisibilità o meno delle due linee politiche.

Secondo i media americani l’inquilino particolare della Casa Bianca ha ben poco da allietarsi; il suo programma politico portato avanti in una excalation quasi bulimica a botta di decreti legge e decreti esecutivi – questi ultimi dal grande valore simbolico poiché fortemente esplicativi di quelle che sono le priorità e la linea del nuovo Presidente – è stato un flop a dir poco eclatante.

La riforma sanitaria che avrebbe dovuto spodestare l’Obamacare ha ricevuto uno zero spaccato e la conseguente bocciatura dalla Camera; così come, allo stesso modo, è stato cassato il divieto di ingresso negli States ai cittadini provenienti dai Paesi a maggioranza musulmana, considerati aprioristicamente come potenzialmente pericolosi perché provenienti da zone del mondo ad alta concentrazione terroristica; per non parlare dell’esilarante fallimento del progetto, che ha costituito uno dei cavalli di battaglia più sponsorizzati di tutta la campagna elettorale di Donald Trump, relativo alla realizzazione del muro al confine con il Messico, fortemente voluto dal Presidente degli Stati Uniti d’America per proteggere – a suo dire – le frontiere a stelle e strisce dall’immigrazione non regolamentata dei cittadini messicani e sudamericani.

Se il buongiorno si vede dal mattino, c’è da chiedersi se davvero Donald Trump abbia le carte in regola per rappresentare la voce ed il volto della grande America, soprattutto se si considera che il magnate newyorkése si è presentato alla corsa per la Casa Bianca proprio come colui che avrebbe consentito all’America di ri-tornare ad essere “Grande”.

Davvero l’evoluzione americana può misurarsi con promesse così irrealistiche e con una politica così fallimentare?! Crediamo non spetti a noi fornire la risposta a questa amletica domanda, ma di certo auguriamo a Trump di far meglio nei suoi prossimi cento giorni…e di rimeditare sulle sue idee e sul suo operato, per poter dare concretezza e realizzazione ad almeno uno dei suoi obiettivi.
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