SOGNI E SPERANZE DI UNA DISOCCUPATA CRONICA

Avete presente quando vi siete iscritti all’università? Qual era il vostro stato d’animo?

Io, a dirla tutta, volevo “spaccare il mondo” come si dice in gergo giovanile. Volevo studiare duro, farmi un bagaglio culturale e avere il mio posto su questo strano pianeta azzurro. Non essendo un delfino, o un fenicottero rosa, l’unica possibilità di rendermi indipendente e avere finalmente questo ambito e personale open space vista lago, è appunto trovarmi un lavoro.

Badate, non che non abbia mai lavorato, anzi, potrei fare un elenco quasi infinito dei miei lavori, tanto che una mia amica un giorno, leggendo il mio cv mi ha caldamente invitata a togliere qualche esperienza lavorativa in modo da non risultare troppo qualificata per qualsiasi cosa. Si perché non sono una persona ambiziosa, vorrei solamente un posto da stagista anche temporaneo (allego CV con foto, passaporto delle lingue e lettera di presentazione).

Abbonatami a tutti i vari siti che vogliono trovarti un lavoro a ogni costo, ho iniziato così, nel lontano 2014, a inviare il mio bel CV in formato europeo. Qualche risposta non è tardata ad arrivare. Tanti i colloqui che ho fatto, motivazionali, immotivati, conoscitivi, disconoscitivi, ricreativi e alienanti, tante le porte in faccia ricevute per posti un po’ più di rilievo o che prevedevano un qualche tipo di retribuzione.

Ho pensato, allora, che qualcuno avesse inteso male la parola lavoro libero, o libero mercato, o qualunque cosa ti renda indipendente da uno stipendio che possa permetterti una vita decorosa. Oggi il lavoro è davvero libero. Nel senso che se tu hai voglia di lavorare puoi farlo, se hai voglia di impegnare tutte le tue energie per fare qualcosa di ricreativo, la società ti spinge a farlo. Ovviamente gratis. Mi chiedo, dove sono finite le speranze di un tempo, la voglia di conquistare il mondo e il mercato del lavoro?

Mi sono iscritta all’università nel 2006. A distanza di 11 anni il mondo è davvero cambiato e spesso penso che non ci sia posto per chi, come me, nutre speranze “diverse”, vuole migliorare la propria condizione ed elevarsi con un lavoro creativo. Ho spesso pensato di emigrare, di abbandonare il mio paese e i miei affetti per cercare la fortuna altrove. L’ho sempre pensato e non l’ho mai fatto, non perché io sia una persona codarda, ma forse sono troppo sentimentalista. Spero ancora in un’Italia bella e colorata, aperta all’arte e alla creatività, dove ogni persona possa esprimere la propria diversità guadagnandoci anche. Purtroppo mi ritrovo ogni giorno a dover fare i conti con un mondo fatto di venditori. Un mondo che cerca venditori per un’economia in totale declino. Venditori che svendono speranze, svendono bellezza, attirati dall’unica cosa che realmente conta, il denaro.

Voglio farvi una domanda. Voi siete disposti a svendere i vostri sogni e le vostre ambizioni? Io sinceramente no. Per questo motivo, ciò che state leggendo, si intitola “Sogni e speranze di una disoccupata cronica”. La disoccupazione è un morbo, ma io scelgo di non scendere a compromessi, scelgo la via più difficile, scelgo la diversità e la sfacciataggine di dire no a un lavoro che non mi rappresenta, a una mansione alienante, a ciò che la società mi impone. Io scelgo di sperare, e scelgo di continuare a cercare il mio posto nel mondo.

Annunci

Un pensiero riguardo “SOGNI E SPERANZE DI UNA DISOCCUPATA CRONICA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...