VENEZUELA: SCONTRI VIOLENTI CONTRO MADURO, CONTINUA A SALIRE IL NUMERO DEI MORTI

Lo scenario venezuelano è sempre più allarmante, le manifestazioni di protesta contro il governo di Nicolas Maduro sfociano in una serie di scontri violenti tra manifestanti e forze di sicurezza, spalleggiati da gruppi armati filogovernativi.

Il Venezuela, da diversi anni, sta attraversando una gravissima crisi politica, economica e sociale, che viene imputata, dai partiti di opposizione, a Maduro; nel paese continuano a mancare cibo e medicinali, con milioni di famiglie in difficoltà, con i costi dei consumi e i prezzi dei beni di prima necessità sempre più alti, e l’inflazione ormai fuori controllo.

Nelle ultime settimane la situazione è drasticamente peggiorata: dalla sentenza emessa il 30 marzo che ha stabilito che “le competenze parlamentari saranno esercitate direttamente dalla Sala Costituzionale del tribunale o da qualsiasi organo che essa disponga”, conferendo di fatto tutti i poteri legislativi a Maduro, ad oggi, vi è stata un’escalation di violenza e scontri che rischiano di amplificare le tensioni interne e condurle a un livello superiore di allarme.

L’inizio delle proteste risale allo scorso 4 aprile, con la manifestazione convocata a Caracas  dall’apposizione, il cui obiettivo era accompagnare il presidente del Parlamento, Julio Borges, e altri leader dell’opposizione, tra cui il presidente dell’Assemblea Nazionale, fino alla sede del Parlamento, dove si sarebbe dovuto avviare il procedimento di rimozione dei magistrati che avevano sottoscritto la sentenza, poi ritirata, che attribuiva le funzioni costituzionali del Potere Legislativo all’alta corte.

In occasione dell’anniversario dell’indipendenza del Venezuela, invece, che ricade il 19 aprile, sono scesi nella piazza della capitale sia i sostenitori, che gli oppositori del presidente Maduro, questi ultimi hanno ribattezzato l’evento “la madre di tutte le manifestazioni”; anche in questo caso la repressione è violenta e la mobilitazione delle forze armate, da parte di Maduro, immediata. L’efferatezza degli scontri è tale da provocare due morti, numero destinato a salire e che oggi ne conta 32, che sommato con i più di 500 feriti e il numero degli arresti immotivati, presenta un bilancio tragico.

Il dialogo non sembra essere contemplato e l’opposizione venezuelana, con a capo Borges,  urla al colpo di stato, dopo la decisione di Maduro, annunciata pubblicamente il 1° maggio, di voler convocare un’assemblea costituente del popolo per riscrivere la costituzione del paese. L’assemblea sarà costituita da circa 500 membri, non eletti dal popolo, ma da “consigli comunali del popolo”, l’obiettivo del presidente è annullare l’Assemblea Nazionale che è in mano all’opposizione.

Gli esperti affermano che, a livello locale, Maduro perde consensi anche in quelle fasce di popolazione storicamente solidali con la rivoluzione socialista dell’ex presidente Hugo Chávez, predecessore dell’attuale governatore. Vacilla perfino il sostegno internazionale di  paesi storicamente fedeli come il Brasile e l’Argentina, che in quest’occasione hanno preferito stilare un documento in cui pongono le proprie condizioni in vista di un dialogo politico con il Venezuela; gli altri paesi firmatari dell’accordo sono Cile, Colombia, Costa Rica, Perù, Paraguay, Uruguay, che si associano, inoltre, all’accorato appello del Papa sull’impellente bisogno di ricercare delle soluzioni prima che la situazione degeneri ulteriormente.

 

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