DISNEY E GLI EROI: L’AVVENTURA TUTTA ITALIANA DI PK

Era il 1969. Mentre l’uomo poneva i primi passi sulla Luna, in Italia nasceva il Diabolico Vendicatore, Paperinik. Una figura atipica, che poneva il classico Paperino nelle vesti prima di terribile raddrizzatore di torti, e successivamente come eroe in difesa della città. Una evoluzione che negli anni ha di fatto cambiato molto del personaggio, lasciandone intatte le origini: il ritrovamento del diario del ladro gentiluomo Fantomius, in quello che era il rudere della celebre Villa Rosa.

Nel 1996 un gruppo di giovani autori per Disney Italia fa un ulteriore passo. A pensarci oggi, li vedremmo come dei folli. Ma in fondo la storia gli ha dato ragione. Questo gruppo, noto agli appassionati come PK Team, presentò, a cadenza bimestrale, tre numeri 0 di una nuova rivista, in un formato simile allo spillato americano, dove il classico Paperinik veniva messo a contatto con una nuova realtà. Tenendo ai margini i suoi classici affetti, e con dei nuovi compagni di avventure, si spalancavano di fronte al personaggio nuovi orizzonti: alieni succhia-emozioni, viaggi nel tempo, minacce robotiche, e molto molto altro. E un nuovo nome di battaglia, derivante dall’abbreviazione di Paperinik: PK, per la serie nota come Paperinik New Adventures, PKNA.

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Una avventura lunga più di cinquanta numeri, divenuti in breve a cadenza mensile, con un successo incredibile per una pubblicazione fatta esclusivamente di inediti. La fantascienza, l’estetica punk, un sapore del racconto tipicamente anni 90: un successo inossidabile, proseguito con una seconda serie, PK2, direttamente continuità della prima, ma che purtroppo non raccolse lo stesso successo: le nuove tematiche, più oscure, più graffianti, portarono, insieme ad altri fattori, alla prematura chiusura della testata. Dopo un frettoloso e deludente reboot, si dovranno aspettare più di dieci anni prima che PK venisse ripreso, per continuare le avventure delle prime due serie. Ma questa è un’altra storia.

Da cosa nacque il successo della serie? Forse seppero cogliere il fumetto giusto al momento giusto, intercettando un desiderio di novità nell’ambiente Disney. O forse semplicemente la qualità vinse sulla eventuale resistenza del pubblico. Di certo è che PK fu un incredibile salto nel vuoto, ma che ebbe la meglio sul mercato. Un mercato che in un certo senso contribuì a creare. Senza snaturare il mondo Disney, senza distruggere i tabù, ma prendendo il più amato dei personaggi, e rendendolo l’eroe che il pubblico desiderava. Così come tutti ci sentiamo Peter Parker, ancor più tutti ci riconosciamo in Paperino. Nei suoi problemi, nella sua fortuna, ma non solo. La verità è che tutti desideriamo avere la sua capacità di non mollare. E di farcela. Contro tutto e tutti.

Importante è che PK fece da apripista per una serie di testate che nei successivi dieci anni arrivarono sugli scaffali delle edicole e delle fumetterie, con alterni successi. Mickey Mouse Mistery Magazine, durata 11 numeri bimestrali, rappresentò per Topolino ciò che PK era per Paperinik: una serie più matura, trasportando il detective in un ambiente più reale, più cattivo, non con i soliti cattivi ormai divenuti più amici che nemici, come Gambadilegno.

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O WITCH, la vera perla di quel periodo d’oro, con uno straordinario successo di vendite anche fuori dall’Italia, arrivando ad avere addirittura una propria serie animata. Le ragazze che stanno leggendo sicuramente ricorderanno con affetto questo gruppo di eroine che le ha appassionate nei primi anni 2000.

Altro successo fu Monster Allergy, anch’esso in grado di arrivare ad ottenere una propria serie animata.

Cos’hanno in comune, queste testate, oltre alla pubblicazione per Disney?

Gli autori. Autori che erano lì, nel 1996, nel PK Team. E che negli anni hanno prestato la loro penna per tante altre serie, ravvivando una infanzia ricca di personaggi, di avventure, di risate, e anche di lacrime.

 

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