INTERVISTA AD ANTONIO CUCCO FIORE: DALL’ALTA FINANZA LONDINESE AL PALLONE DI GRAVINA. 

Nato in Puglia, ma cittadino del mondo. Mediterraneo nei tratti e nello spirito. Antonio Cucco Fiore è la dimostrazione che nella vita per osare è sempre il momento giusto. È intuitivo, creativo e curioso, ma la stanzialità non è il suo forte: col pezzo di carta in mano, lascia la sua terra e parte per Londra. La sua ambizione ed il suo coraggio faranno il resto. Una storia avvincente, fatta di rinunce, sacrifici, rischi, ma anche di grandissimi successi.

Antonio, raccontaci un po’ di te. Come si è articolato il tuo percorso di studi e da cosa ebbe origine l’idea di partire per Londra?

Ho frequentato il Liceo Scientifico “G. Tarantino” di Gravina, la mia città d’origine. Dopodiché ho conseguito la laurea in Economia Aziendale presso l’Universita degli Studi di Bari. Durante il corso di laurea, sono partito per il progetto Erasmus, che mi ha dato l’opportunità di affacciarmi per la prima volta all’Europa ed al mondo. Faccio parte della generazione Millennials, siamo la prima generazione europea. 

“Questa generazione è caratterizzata da un maggiore utilizzo e una maggiore familiarità con la comunicazione, i media e le tecnologie digitali. In molte parti del mondo, l’infanzia della generazione Y è stata segnata da un approccio educativo tecnologico e neo-liberale, derivato dalle profonde trasformazioni degli anni sessanta”.

Con questa educazione, ho preso un volo per trascorrere le vacanze estive a Londra, pensando di restare solo un paio di settimane. Invece mi piacque molto: unico problema i risparmi erano terminati! Così cominciai a fare piccoli lavoretti: il cameriere, ma anche l’imbianchino. Intanto ero in possesso, oltre che della laurea in Economia Aziendale, anche del TOEFL (certificazione della conoscenza della lingua straniera). Un grande vantaggio che mi permise di poter far richiesta di iscrizione all’Università Britannica, dove poi conseguii anche il Master of Business Administration (MBA).

Confrontarsi con una grande realtà come quella inglese ha sicuramente i suoi vantaggi. Londra è una città cosmopolita, eclettica, multietnica, ma avrà anche delle carenze e dei limiti, con quali ti sei scontrato?

 Certamente la vita londinese ha grandi vantaggi: ti senti realmente al centro del mondo. Offre tantissimo dal punto di vista professionale e della proiezione lavorativa con taglio globale. Certo, tanto dà e tanto toglie. La qualità della vita delle latitudini dell’Italia mediterranea te la puoi scordare! Il nostro sano cibo italiano, ad esempio, a Londra, è considerato un lusso. Inoltre, la vita è frenetica e fortemente stressante. Io poi tra lavoro e studio ero davvero sotto torchio.

Nella City, svolgevi un ruolo molto importante. Come sostiene il buon Pino Aprile, nonostante fossi giovanissimo il tuo prossimo passo sarebbe stato diventare un dirigente a Wall Street. Cosa ti ha spinto a rinunciare a questa brillante carriera? 

 Nello stesso periodo ed attraverso le segnalazioni che l’università mi inviava circa le possibilità di impiego, ho anche trovato il mio primo lavoro “serio”, presso Kennedy Group: un’agenzia di reclutamento internazionale, che lavorava sotto mandato delle più grandi banche d’affari e fondi mondiali (Hedge, Standard & Poor’s, etc..). Ero giovane, con un ottimo stipendio ed una carriera spianata, ma sicuramente la qualità della vita e l’autenticità dei rapporti e del cibo mi mancavano. La sincera relazione umana spesso si perde nei posti come Londra. Mi è mancata la slow life tipica dell’Italia mediterranea, il grande rapporto con il vicinato. L’amore viscerale per la mia terra e per i suoi frutti. La vicinanza al mare, la genuinità della gente. In quel momento della mia vita ho considerato quelle le mie priorità. 

L’amore viscerale per la Puglia ti ha convinto a ritornare, eroicamente potremmo dire. Al tuo rientro, com’è stato ricominciare a rapportarsi alla dimensione meridionale e quali difficoltà hai incontrato nel raggiungimento degli obiettivi preposti? 

Certo, obiettivamente, tornare in Puglia, per me, non è stato semplice. Ho avuto subito un grande entusiasmo ed una grande voglia di fare. Ma mi rendo conto che in quel momento ero troppo “accelerato” rispetto alla realtà locale, che invece procedeva lenta e macchinosa. Questa è, poi in fondo, anche l’asimmetria della mia personalità: sono molto attivo e frenetico sotto il punto di vista lavorativo, ma preferisco essere lento nel godermi i piaceri della mia terra: cibo e simili. Nel resto delle cose mi muovo come una trottola: questa elettricità mi portava, soprattutto all’inizio, in grande contraddizione con i miei conterranei che non reggevano i ritmi a cui ormai Londra mi aveva abituato. 

Nonostante gli ostacoli, non ti sei perso d’animo e, da deciso sostenitore meridionale, hai fondato anche un’associazione, Murgiamadre. Di cosa vi occupate nello specifico?

A distanza di 7 anni ormai dal mio ritorno in Puglia posso dire di aver portato a termine molti progetti: ho costituito con Slow Food Italia, la locale Condotta delle Murge ed i produttori della filiera il Presidio SF Pallone di Gravina, un formaggio semiduro a pasta cruda filata, prodotto con latte bovino crudo, di cui ho rintracciato fonti storiche nell’Enciclopedia Agraria del Regno di Napoli, proprio mentre ero a Londra. È stato, peraltro, uno dei motivi principali che mi ha spinto a tornare!

Ho costituito con i miei amici/soci Daniele e Francesco Ruggieri, Pasquina Tedesco, l’associazione prima, e Società Cooperativa poi, Murgiamadre: ci occupiamo di cibo, turismo, cultura e territorio. Abbiamo un sito e-commerce attraverso il quale vendiamo cibo tipico online (http://www.murgiamadre.it). Organizziamo vari eventi collaterali e di grande spessore legati al food ed al territorio delle gravine, tra Matera e Gravina in Puglia, soprattutto. Abbiamo ideato e creato il Matera Balloon Festival, il Dies Natalis (presepe vivente nei Sassi di Matera), attività di animazione enogastronomica durante la centenaria fiera San Giorgio a Gravina in Puglia. Attività di Laboratori del Gusto, percorsi sensoriali. Il prossimo progetto ha come tema il pane, ma non vi posso dire altro…


Il Mezzogiorno intero dovrebbe essere più coeso. Elaborare un piano di sviluppo integrato potrebbe rappresentare la svolta per una concreta valorizzazione del suo patrimonio culturale, che inizia dal cibo, passa per il folklore e ricade sul territorio in generale. Secondo la tua consolidata esperienza, quali sinergie e strategie sarebbe opportuno creare ed attuare, per favorire il settore turistico? 

Il mezzogiorno d’Italia, o come lo chiamo io l’Italia Mediterranea, ha enormi potenzialità inespresse e non totalmente fruite. Purtroppo il gap di ritardo infrastrutturale ci fa incappare anche in difficoltà oggettive. L’arretratezza è anche e molto culturale. Credo che sia necessario fare sistema. Il Sud al suo interno non si conosce abbastanza e lo sforzo che dovrebbe compiere sarebbe soprattutto di tipo internazionale: ritengo che solo un salto globale potrà farlo rinascere. 


A tal proposito, Gravina in Puglia e l’intera zona dalla quale provieni, la Murgia “aspra e sassosa”, sono molto poco distanti da Matera, capitale della cultura 2019. Sono previste collaborazioni?

Abbiamo un legame diretto con la Città dei Sassi: Gravina e Matera sono identiche dal punto di vista geomorfologico. L’ abbiamo sostenuta e abbiamo gioito fortemente per la sua elezione a Capitale della Cultura 2019. Gravina è stato il primo comune ad appoggiarne la designazione fuori dai confini lucani. Intanto, è in corso la candidatura di Gravina a sito patrimonio dell’umanità UNESCO, estendendo il sito di Matera. È altresì in opera la costruzione di una pista ciclabile che unirà le due città. È stato, da poco, anche costituito il Cammino Materano, sulla scorta di quello di Santiago di Compostela. Unisce Bari a Matera, passando per Gravina. Siamo in continua sinergia. Il futuro ci vedrà protagonisti nel 2019. È dai tempi della Magna Grecia che il nostro territorio non è più stato centrale a livello sovranazionale. Potremo presentarci al mondo con tutta la nostra autenticità ed il nostro bagaglio storico-culturale.

Facendo tesoro del tuo vissuto, che consiglio daresti ai giovani d’oggi che rincorrono il successo fuori dai confini dello Stivale? 

Dico ai giovani di non abbattersi, di credere nei propri sogni e di non abbandonare la propria terra che, con impegno, dedizione e buona volontà, sa offrire molte buone occasioni. In alternativa, a chi decide di lasciarla, suggerisco di non recidere mai quel cordone ombelicale che ci unisce a lei. AVANTI SUD: nel mondo e nel Mediterraneo ritroverà la sua grandezza.

Info Copyright: @https://www.planeatfood.com/it/mangiare/formaggi-di-mucca/pallone-di-gravina-slowfood-350gr-ca-shop-on-line.html

@http://www.gravinaoggi.it/matera_e_gravina_citta_gemelle_come_ha_voluto_la.html

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